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Galleria Alice
& Altri lavori in corso.
di Emilia Jacobacci
Ed è
così che nacque lentamente
questa storia di Alice e il suo sognato
paese. Poi via via, pazientemente,
ogni episodio ad altri fu legato.
Ora la barca sul finir del giorno
col suo equipaggio a casa fa ritorno.
Da Alice nel
paese delle meraviglie.
Nel panorama delle
gallerie romane di recente apertura si è inaugurata, con una
personale di Pino Modica, nel novembre 2000, Alice & Altri lavori
in corso, lo spazio espositivo di Domenico Nardone e Marco Rossi Lecce.
Come testimoniato dal nome, che nasce dall'eredità e dalla
fusione dei nomi delle precedenti gallerie di Nardone e Lecce, la
proposta di Alice & Altri lavori in corso è frutto delle
esperienze condotte dai galleristi nel corso degli anni e si distingue
nella vetrina romana per una scelta artistica che, seppure continuamente
aperta e in fieri, in luogo d'offrirsi come accattivante quanto mediocre
vetrina per la novità di tendenza, si pone come risultato di
una visione dell'arte lucida e consapevole, maturata in anni di continua
attività.
L'esperienza di
gallerista di Domenico Nardone, inscindibile da quella di teorico
dell'arte e militante, risale infatti al 1983, quando, con Daniela
De Dominicis e Antonio Lombardi, veniva aperta a Roma, negli spazi
sconsacrati di una chiesa del complesso della Scala Santa, la galleria
Lascala. E' in questo periodo che Nardone, con l'avanguardia del Gruppo
di Piombino, viene elaborando la tesi di un'arte sperimentale, profondamente
legata al vissuto quotidiano e in grado di agire sul nostro modo di
percepire la realtà (tesi che Nardone aveva iniziato a teorizzare
già nell'ambito degli studi del Centro Jakartor di Sergio Lombardo
ma che poi avrebbe portato avanti in maniera autonoma) e qui vengono
presentati per la prima volta al pubblico romano, con la mostra "Sosta
Quindici Minuti" i lavori di Salvatore Falci, Stefano Fontana
e Pino Modica a cui più tardi si aggiungerà Cesare Pietroiusti.
Sono di questi anni i "Contenitori Ideologici" di Stefano
Fontana (aprile 1985) , i "Rilevamenti estetici" di Pino
Modica (novembre 1985), i graffiti involontari di "Itaj-Doshin"
di Salvatore Falci ( dicembre 1985).
L'attività
di Domenico Nardone, dagli anni de Lascala (1983-1985) alle successive
esperienze de Lascala c/o (1985-1986) , fino al periodo milanese in
collaborazione con Sergio Casoli (1987), resterà sempre ben
definita e coerente con questa proposta estetica per un'arte non ludicamente
evasiva ma concretamente attiva nella realtà. E' sulla base
di queste premesse che va vista l'esperienza di Alice (1988-1992),
la galleria romana di via Monserrato, che deve il suo nome, significativamente,
ad "Alice nel paese della realtà", titolo del testo
in catalogo con cui Domenico Nardone aveva presentato il gruppo di
Piombino a Milano.
Alice dunque come spazio e come dichiarazione d'intenti: per un'arte
che non sia rifugio in un mondo immaginario e fiabesco ma possa aprire
e aprirci gli occhi in presa diretta su ciò che ordinariamente
ci circonda e che rischiamo di non vedere più.
Dal 1988, per quattro anni, Alice diventa il territorio di questa
azione consapevole: la volontà di dare spazio ad un'arte non
utopisticamente rivoluzionaria o nichilisticamente autoreferenziale,
ma in relazione con il vissuto che abitualmente finisce per costruire,
senza rendercene coscienti, l'orizzonte della nostra esistenza.
A questi anni,
tra la fine degli anni ottanta e i primi novanta, risale la conoscenza
e l'amicizia tra Nardone e Marco Rossi Lecce: a metà degli
anni ottanta Marco Rossi Lecce aveva aperto nei pressi del Pantheon
un suo spazio espositivo, la galleria Il campo, e fin da subito aveva
iniziato a collaborare con Domenico Nardone presentando spesso i lavori
del Gruppo di Piombino.
Il campo, rivisitando
la consueta formula della galleria come luogo protetto da un'aura
inviolabile, era concepito come un ambiente da vivere e, anticipando
la larga diffusione della formula dell'Art café, si proponeva
come luogo espositivo che fosse anche punto d'incontro .
Fin dagli anni settanta del resto Marco Rossi Lecce aveva iniziato
ad abbattere le barriere tra versanti di cultura "alta"
e "popolare" portando avanti una serie di progetti trasversali
nelle arti visive in grado di creare legami tra diversi ambiti: erano
nati così esperimenti espositivi di grande successo come, per
fare un esempio, la celebre mostra realizzata a Palazzo delle Esposizioni
in occasione del cinquantenario del paperino disneyano che, coinvolgendo
più di cinquanta artisti, aveva unito il mondo dell'arte a
quello ludico e scanzonato del fumetto e della grafica.
Anche per Rossi Lecce dunque a ben guardare il mondo dell'arte non
è disgiunto dal contesto del vissuto comune ma, distrutte le
torri d'avorio, si situa in continua relazione con esso.
Non stupisce in questa chiave che la mostra collettiva con cui Rossi
Lecce inaugura l'apertura della galleria Il campo nel 1989 si intitolasse
"Altri lavori in corso" - nome che inseguito sarebbe stato
adottato dalla galleria stessa - facendo ironicamente riferimento
ai lavori "realmente" in cantiere nella città in
occasione dei mondiali di calcio: così come tra la galleria
e lo spazio urbano che la circonda, tra la vita e l'arte non c'è
cesura ma un parallelo gioco di scambi e interferenze.
L'affinità di vedute e le assidue collaborazioni di questo
periodo portano nel 1991 i due galleristi a concepire un progetto
comune: nasce così "Storie", collettiva in cui venivano
esposti i lavori dei piombinesi accanto a quelli di artisti internazionali
(Henry Bond, Sophie Calle, Willie Doerthy, Christian Marclay, Sam
Samore) mostra presentata prima a Roma, poi a Milano e a Torino.
Priva di impostazioni ideologiche o di un punto di vista assoluto,
Storie è uno sguardo sulla realtà molteplice e sfaccettato
che non offre una verità alternativa né punti d'appoggio
o Grandi Risposte, ma ci riconduce ad una fenomenologia del quotidiano
con un approccio nuovo aprendoci, attraverso i dettagli del nostro
vivere, ad una nuova consapevolezza. L'impronta di una mano lasciata
su qualsiasi oggetto in un bar (Pino Modica, Bar Giuliani, 1991),
le conversazioni spiate dietro una porta (C.Marclay, 80 East 11th
street, 1991), i dettagli del corpo ingigantiti di Sam Samore diventano
allora frammenti attraverso cui ricostruire una realtà quotidiana
sfuggente fatta di comportamenti, differenze e identità spesso
offuscate dalla massificazione omologante.
Storie può
forse considerarsi l'ultimo importante progetto che Domenico Nardone
e Marco Rossi Lecce conducono insieme come titolari di spazi distinti.
Conclusasi infatti quasi contemporaneamente, a metà degli anni
novanta, l'attività delle due gallerie, nel 2000 Domenico Nardone
e Marco Rossi Lecce decidono di aprire un nuovo spazio, stavolta insieme,
unendo le diverse ma affini esperienze degli anni delle rispettive
gallerie Alice e Altri lavori in corso.
A testimoniare l'impostazione di questo nuovo spazio Alice & Altri
lavori in corso, basata sulla continuità con il passato, oltre
al nome, è la scelta di inaugurare per la mostra d'apertura,
il 26 ottobre 2000, con un artista dell'ormai sciolto Gruppo di Piombino:
Pino Modica.
Non si tratta, né in questo caso né nelle successive
mostre che in seguito verranno dedicate agli artisti di Piombino (Stefano
Fontana "Unione Depauperati Consapevoli", 26 Gennaio 2001,
Salvatore Falci " Dai Parliamone" , aprile 2002 , Cesare
Pietroiusti "The Other's Gaze - Lo sguardo dell'altro",
novembre 2002) di un nostalgico amarcord o di un ostentato recupero
di un'esperienza storicamente conclusa ma di presentare i diversi
punti di arrivo a cui, partendo da un discorso comune, sono approdati
oggi individualmente Modica, Fontana, Falci e Pietroiusti.
Se infatti, come esperienza di gruppo, quella degli artisti Piombino
può dirsi conclusa, ciò che resta attuale è la
teoria a fondamento delle loro operazioni e la volontà di dare
spazio ad una proposta artistica il cui margine di senso sia nella
capacità di agire e intervenire sulla consapevolezza di noi
stessi e della realtà.
Questa la ragione ultima dei lavori degli artisti di Piombino, ma
anche a ben guardare, la ragione ultima di ogni opera d'arte che sia
veramente tale e che - attraverso diverse modalità estetiche
- resta il punto di partenza di ogni lavoro presentato alla galleria
Alice & Altri lavori in corso.
1. Nel 1985 Nardone
sente l'esigenza di porre fine all'esperienza della Lascala e di abbandonare
la galleria come spazio conchiuso e stabile seguendo l'idea di creare
una galleria itinerante, senza fissa dimora, ma che di volta in volta
trasformasse un luogo diverso in spazio espositivo. Prendeva vita così,
in linea con la teoria di un'arte che si insinua e interviene nel contesto
culturale ordinario, Lascala c/o, una galleria mobile e duttile, la
cui sede doveva essere sempre variabile e definita solo dal comunicato
stampa. Tuttavia, in seguito al grande successo delle prime mostre realizzate
al bar-ristorante "Il desiderio preso per la coda" La scala
c/o vi rimase stabile e l'idea originaria non fu mai realizzata pienamente.
2. La galleria
Il campo, occupava uno spazio su due piani ospitando al piano terra
un vero e proprio locale. Con diversi nomi - da Il Campo a Marco Rossi
Lecce Contemporanea fino ad Altri lavori in corso - la galleria porta
avanti a cavallo tra gli anni ottanta e novanta una variegata attività
espositiva, caratterizzata, anche qui, da una concezione dell'arte
dinamica e innovativa. Ricordiamo in questo senso, l'importante ciclo
di mostre dal titolo "Teoremi" che Rossi Lecce realizza
dal 1991 al 1992 e in cui venivano presentati di volta in volta quattro
artisti da due critici diversi.
(Teorema della Trasgressione, a cura di Lucilla Meloni, artisti: Dynis,
Battisti, Ruggiano. Teorema della realtà a cura di Domenico
Scudero, artisti: Piero Mottola e Cristiano Bortone. Teorema delle
Nature Differenti a cura di Patrizia Mania, artisti: Alberto Vannetti
e Luigi Cartelloni. Teorema della Negazione a cura di Anna d'Andrea,
artisti: Bentivoglio, Cignini e Luigi Billi. Quinto Teorema a cura
di Marco Colapietro, artisti: Jan Grazia de Vries, Vincenzo Cabiati,
Kozaris e Giovanna Trento. Teorema della Violenza a cura di Maria
D'Alesio, artisti: Campus, Villalta Marzi e Pierre Martin. Teorema
della Materia, a cura di Natalia Gozzano, artisti: Giovanni Albanese,
Eclario Barone, H.H. Lim.Teorema della Tabulazione, a cura di Valentina
Valentini, artisti :Riccardo Caporossi, Mariangela Gualtieri
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Le scatole di
Alice
di Matilde Martinetti
In virtù
di un legame consolidato e di lunga data tra i galleristi e la famiglia
Cascella, la Galleria Alice &altri lavori in corso ospita le opere-contemitore
di Tommaso Cascella e dei suoi figli Matteo Basilé e David Sebastian
con una mostra che, giocando sulla stessa scelta formale, sottolinea
un'unione in primo luogo affettiva e mette a confronto linguaggi diversi
in ragione dell'appartenenza a diverse generazioni.
In scatola è il titolo e la chiave di lettura dell'esposizione,
oggetto tangibile che accomuna per forma e dimensioni le opere senza
tuttavia ingabbiarle in rigide schematizzazioni mentali. Le poetiche
dei tre artisti si distinguono infatti con evidenza sulla base di una
diversa sensibilità che dalla scatola emana, con una forza che
sottolinea il ruolo di un contenitore il cui contenuto non si rivela
completamente. Piuttosto prevale l'idea che di quelle scatole ci sia
ancora molto da scoprire, perché ciò che si vede non è
che una piccola parte del tutto.
La parete che fronteggia
la porta di ingresso alla galleria presenta tre scatole in sequenza,
una per artista: nello stesso tempo essa introduce, sintetizza e conclude
la mostra attribuendole così un percorso circolare. Alle pareti
laterali si fronteggiano innanzitutto le generazioni più giovani,
i figli: Basilè a sinistra e Sebastian a destra.
Le sei scatole luminose
di Matteo Basilè rimangono fedeli al ritratto, tema da sempre
centrale nel lavoro dell'artista, ma i volti assumono ora connotati
disumani in ragione di una perfetta ed innaturale simmetria che non
trova riscontro nelle leggi della natura: la specularità inequivocabile
di qualsiasi elemento o difetto - una ruga, un neo
- provoca nello
spettatore una vaga distorsione percettiva, non immediata, perché
condizionata dalla ieraticità dei volti che infliggono, esigono
e chiedono distacco.
Ai volti artificiali
di Basilé fanno da contrappunto, sulla parete opposta, le alchimie
di David Sebastian, le cui scatole si schiudono ad elementi naturali
accostati al vetro di strumenti scientifici cui si sovrappongono inserti
di colore. Gli alambicchi di Sebastian richiamano l'innaturalità
delle creature di Basilè e sembrano voler testimoniare il processo
sperimentale che le precede. Le opere dei due fratelli riconducono così
ad un discorso più ampio che si interroga sulle potenzialità
ed i limiti della scienza, e l'elemento naturale interagisce con quello
scientifico alla ricerca di un nuovo senso, positivo o meno. Così
come per gli altri due familiari, neanche le scatole di Sebastian ci
danno a vedere tutto quello che contengono perché l'oggetto -
soggetto ha una sua concretezza fisica interprete allo stesso tempo
di uno spazio mentale non riducibile alla dimensione limitata del contenitore
in cui è confinato.
Infine Tommaso Cascella,
il padre. Cascella che fronteggia sé stesso.
Cascella e le sue piccole e delicate costruzioni teatrali e scenografiche
fatte di una inquietudine minore. Fatte di sagome antropomorfe che si
ritagliano sulla carta, di colori forti e tuttavia delicati, di fantasia,
di gioco, di poesia. Piccoli atti di un teatro muto in cui la recita
ha luogo nell'immaginario di chi guarda. I piccoli spazi di Tommaso
Cascella sono i piccoli spazi in cui si concretizzano e si animano timide
e silenziose pulsioni interiori, attraverso l'uso di colori e forme
che ricordano Mirò.
La maggiore rigidità di Basilè e Sebastian si stempera
qui per divenire irrealtà e libertà di immaginare: le
creature di Cascella inscenano allora gli atti della nostra fantasia
con toni ludici ed introspettivi e, con le scatole "entomologiche"
sottostanti alle opere di sapore più scenografico,
l'artista sembra voler legittimare l'esistenza di creature immaginarie
che quasi strizzano l'occhio all'universo contaminato dalla rigida classificazione
scientifica dei figli e sembrano suggerire nel gioco un antitodo e una
via di fuga ad una visione più amara.
Le scatole diventano
allora luoghi dove ricostruire possibili derive di senso, frammenti
di un immaginario ora confortevole e ludico - ora inquietante e spiazzante,
minuscolo spazio fisico che sconfina in incontenibile spazio mentale.
Scatola essa stessa, Alice ospita dunque una famiglia che a sua volta
ci offre in dono piccoli contenitori che racchiudono grandi spazi.
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