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ARCHIVIO ZENIT A cura di Emilia Jacobacci

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Studio d'arte Campaiola: la qualità dell'arte.
di Emilia Jacobacci

Lo scorso 23 ottobre, in via Nicolò Porpora, ha aperto i battenti lo Studio d'Arte Campaiola, ponendosi da subito all'attenzione nell'ambiente romano tanto per la vastità dello spazio espositivo che per il prestigio delle opere in collezione.
Ampi gli spazi - circa ottocento metri quadrati- e ampie le prospettive per la neonata galleria : due ariose sale distribuite su due livelli ospitano infatti attualmente, oltre alle imponenti tele di Mattia Moreni, di cui lo Studio dal 28/2 al 12/4 presenta una retrospettiva, un cospicuo numero di lavori di maestri del novecento come Campigli, Matta, Morandi, Turcato, Balla che fanno parte della collezione in mostra.
Si tratta di un'eredità culturale e storica che la galleria raccoglie da un passato più che ventennale: l'attività di Giuseppe Campaiola risale infatti al 1966, anno in cui il gallerista apre un proprio spazio espositivo in via del Vantaggio. Qui, nel corso degli anni, fino al 1992, Campaiola promuove artisti di fama internazionale, da Guttuso a De Chirico, da Manzù a Festa, per fare solo alcuni esempi, e si fa punto di convergenza per la cultura e per l'arte.
E' sulla base di questa esperienza che nel 2001, dopo una pausa di un decennio, la galleria si trasferisce nell'attuale sede dei Parioli e, rinnovata nella proposta e nello stile, rinasce come Studio d'arte contemporanea: paragonabile ad un museo per l'importanza degli artisti e l'ampiezza delle mostre retrospettive finora organizzate ed in programma (dopo l'antologica inaugurale dedicata a Carlo Carrà e la successiva a Mattia Moreni, la galleria presenterà prossimamente un'ampia personale di Giorgio de Chirico) nella sua veste attuale lo Studio d'arte Campaiola rappresenta nel contesto romano una proposta espositiva difficilmente assimilabile ad altre.
Nella congiuntura contemporanea, di fronte al generale ripensamento del ruolo e della funzione della galleria in relazione alle tendenze di un mercato onnivoro e massificante, alle politiche dei grandi musei e dei pacchetti-mostre "mordi e fuggi", la scelta non banale dello studio d'arte Campaiola è di sicuro una scelta coraggiosa:si tratta di ripensare la galleria come un luogo essenzialmente per la cultura e per l'arte, guardando da una parte a tutto il novecento, con l'intenzione di soffermarsi ed approfondirne criticamente gli autori più significativi con rassegne e mostre antologiche di calibro non sottovalutabile, e nello stesso tempo, d'altra parte, di dare voce agli artisti ancora non istituzionalizzati e all'arte ancora in fieri, proponendo esposizioni collettive e mostre tematiche. La galleria così concepita non si limiterebbe a fare da "griffe" ad autori ormai consolidati ma offrirebbe un terreno di lancio anche agli artisti non ancora affermati, favorendo l'emergere di nuove proposte ma sempre all'interno di una relazione critica e in una prospettiva di confronto.
Se è vero che la modernità ha condotto l'arte e il suo pubblico a privarsi dello spirito intimo ed elitario d'atelier cedendo alla lusinga di comunicare con un pubblico più vasto e, posta l'ineludibilità di rapportarsi alle esigenze di un sistema di un'economia globalizzata, è anche vero che la soluzione alla crisi di identità che la galleria sta attraversando non può risolversi in una forzata virata della cultura e della galleria nel mercato imprenditoriale e nella politica di marketing: la galleria resta il luogo deputato all'esposizione, insinuato nel tessuto urbano e territoriale, raccordo e convergenza immediata tra artista e pubblico, spazio di un dialogo e di una qualità del consumo dell'arte ignorato dalle grandi kermesse del "veloce e leggero" a tutti i costi. In questo senso lo Studio Campaiola si fa portavoce di un discorso liminare, difficile, capace di coniugare arte e professionalità, cultura e mercato. L'aspetto imprenditoriale e commerciale si riannoda, allora, a quello autenticamente culturale, promuove un dibattito critico e intellettuale non di superficie, non patinato, dà precedenza ad un rapporto con l'arte non viziato da politiche espositive formato standard né dalla promozione di un consumo indiscriminato dell'opera: se dunque ci sembra questa attenzione alla qualità fare da filo rosso tra le rassegne finora presentate per le indiscusse figure di artisti come Carrà e Moreni, questo attendiamo di tornare a vedere nello studio Campaiola anche nelle mostre che saranno più audaci sul versante della proposta e della novità.
Studio d'arte Camapaiola
Via Nicolò Porpora, 12 - 00198 Roma
h.11-19,30 sab11-13

Mattia Moreni: "La regressione della specie" 1980-1992
Maria Francesca Zeuli

Dal 28 Febbraio al 12 Aprile lo Studio d'Arte Campaiola ospita un'ampia mostra personale di Mattia Moreni, artista nato a Pavia nel 1920 e scomparso recentemente, nel 1999, a Ravenna; formatosi a Torino, passa da un'esperienza di sintassi postcubista, negli ultimi anni'40, a una breve fase astratto-concreta insieme al "Gruppo degli Otto", coordinato criticamente da Lionello Venturi, giunge, quindi, ad una felice stagione informale gestuale e materica ed infine, dagli anni Ottanta in poi, realizza un discorso pittorico segnato da un espressionismo straripante e magmatico in cui la violenza dell'esplosione cromatica fa da protagonista delle sue opere.
"La mia scelta l'ho fatta e morirò con essa. Ripeto, forse in solitudíne, ma certo con l'angoscia di un urlo compresso, la ribellione, il desiderio di aria pura, anche se in spazi siderali, non può morire. L'arte è sacrificio, buon lavoro...". Mattia Moreni (Lettera a Renato Birolli, 24 ottobre 1952).
La sensazione tangibile che si sperimenta nel trovarsi "circondati" dalle opere monumentali, per dimensioni ed impatto, di Mattia Moreni è sconvolgente: ci si trova ad essere investiti da una deflagrazione di colori e materia…e, un istante dopo, di pensiero sconcertante nel suo essere consapevolmente farsesco, sarcastico, trasgressivo… "regressivo consapevole", per usare una terminologia con cui l'artista si auto-definisce nel periodo che va dagli anni Ottanta ai Novanta.
Croma, materia pittorica che si condensa in grumi e che fuoriesce direttamente dai tubetti (senza la mediazione del pennello o della spatola) o si distende in sfondi omogenei o si espande esuberante in pennellate decise, visibili e gestuali e, ancora, parole, neologismi, frasi e indicazioni sconnesse, sgrammaticate, immaginifiche o solo poetiche, infantili, profondamente psicologiche si intrecciano, impastandosi fra loro, nei dipinti di Mattia Moreni.
Un appassionato vitalismo dirompe violentemente dall'opera di questo artista, in chiave grottesca, infantile, tragico-ironica, delirante (ricorrono spesso i termini come asili patologici, regressione).
Molti gli autoritratti in macro-immagini che lo descrivono in forme di dubbia natura, umanoide, mutante, grottesca, fumettata: sembianze degradate che rendono manifesto il concetto di "regressivo consapevole" e di "regressione della specie umana e delle belle arti", in cui egli esprime la convinta e feroce previsione di un degrado progressivo del genere umano ad una macchina, fatta di congegni elettronici e di reazioni e relazioni chimiche, totalmente alienata a tutti i livelli, sociale, politico, organico.
Titoli e tratti pittorici si miscelano, partecipando alla stessa esigenza comunicativa nella confusione dei ruoli: il titolo indica una chiave di lettura dell'opera o il dipinto visualizza il titolo, spesso articolato e complesso?
Subliminale o esplicita, al di sopra o sottesa a tutta l'opera di Moreni aleggia insistente e tragica la domanda "Perché?".
Perché tutto questo? Perché queste regressioni elettronico-chimiche, infantili-patologiche, queste contaminazioni e di queste follie tecnologiche? Perché il mondo sperimenta tutto ciò?

La mostra è visitabile allo Studio d'Arte Campaiola, in via Nicolò Porpora n°12, dal lunedì al venerdì ore 11-19.30 ed il sabato ore 11-13.

Nelle foto, da sinistra, opere di Mattia Moreni:

1. Autoritratto n. 16. "Moreni a 69 anni di sua età intubato pure lui, per una breve apparizione fra un tubo e l'altro…". 1990
2. Autoritratto n. 21. "Moreni a 70 anni di sua età regressito quasi bestiale…" Troppo terribilistico forse. Il grottesco al terminal è in avanzata. R. C.: asili nido, asili patologici. PERCHE'?. 1990.
3."Il lombrico del capitale è sempre cominciato apre piano piano la pattumiera russa rossa. PERCHE'? R. C.: asili nido e patologici. 1990
4.Il trapezio della politica internazionale anni 80. Il trapezio in bilico contrappesato è indeciso su quale triangolo appoggiarsi con la schiuma del dubbio in testa, o dell'errore con difetto difettoso". Regressivo consapevole; esempio di regressione della specie 'belle arti': asili nido, asili patologici o del talento dei senza mezzi. 1986
5."L'Ultima tavola di legno..." Emblema R.C.-R.D.