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rete reale virtuale dell'arte contemporanea
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la scoperta che io fa dell'altro Durante i primi tren'anni del XX secolo, il Messico è una meta particolarmente ambita tra gli intellettuali occidentali. Già dagli anni Dieci è la rivoluzione ad attrarre giornalisti e scrittori; il Messico di questi anni possiede un altro innegabile fascino, quello del paese in lotta per la propria emancipazione. "…The Mexican Revolution was the first in this century of revolutions; Mexicans the firs people in this era to break through, tear apart the old constricting structures, and literally pull themselves up by the roots, to make a more just, humane and rational society…", recita l'introduzione del saggio di Anita Brenner, Idols behind altars, che porta come sottotitolo: Storia dello spirito messicano. Il saggio, scritto
negli anni Venti dopo un lungo periodo di permanenza in Messico, è
stato pubblicato a New York nel 1929. Percorrendo le tappe storiche
della regione messicana, viene individuata l'esistenza di un'identità
culturale messicana (lo spirito messicano), latente, che attraversa
tutte le epoche manifestandosi nell'arte, nelle tradizioni popolari,
nelle espressioni culturali e tradizionali di tutti gli abitanti della
regione. L'autrice sottolinea come la rivoluzione del 1910 abbia avuto
un ruolo fondamentale nel disvelare questo spirito messicano, che
diverrà poi il nucleo centrale per la costruzione di un'identità nazionale. Il saggio, scritto
quasi contemporaneamente agli avvenimenti che cambiano il corso della
storia messicana, si basa su una visione interdisciplinare della storia
culturale messicana e per la prima volta nella storiografia sottolinea
il ruolo centrale della rivoluzione. Quest'assunto importante verrà
ripreso negli anni successivi da Octavio Paz che parlerà di Révolution
come Révelation: "...La Révolution du Mexique ne fut rien que la dècouverte
du Mexique par les mexicains...", rivelazione delle radici culturali
dello stato messicano, che affondano nella recente storia coloniale
e soprattutto nelle cultura precolombiana, che improvvisamente appaiono
in tutta la loro importanza agli occhi dei messicani. Della rivoluzione
messicana ci parla John Reed che tra il 1913 ed il 1914 è, come giovane
inviato del New York Post, in Messico al seguito degli insorgenti
di Pancho Villa che
accompagna in guerra. Gli articoli che scrive per il suo giornale
sono l'ossatura centrale su cui si basa il libro Insurgent Mexico,
pubblicato a New York nel 1922. Di tutt'altro genere la visione dello
scrittore David Herbert Lawrence, in Messico dal 1923 per lavorare
ad un romanzo sull'incontro tra la cultura europea- statunitense con
quella messicana (qui rappresentata con la sopravvivenza degli Aztechi
nel Messico moderno). Sguardo molto diverso da quello di Reed, nel
Serpente Piumato Lawrence ci immette in una realtà esotica e spirituale,
che pare non aver risentito della cultura occidentale. I documenti
esaminati in seguito appartengono ad un periodo particolare della
storia europea: gli anni del crollo della Repubblica di Weimar e dell'ascesa
del nazismo, della sanguinosa Guerra Civile Spagnola, dell'autoritarismo
stalinista in Unione Sovietica. Per gli intellettuali europei dissidenti,
il Messico incarna in questi anni l'idea dell'isola democratica in
cui rifugiarsi "…Nel periodo tra le due guerre il Messico esercita
una grande attrazione per gli intellettuali francesi. Durante i sette
anni della presidenza di Lázaro Cárdenas (1934- 1940) il Messico è
un'isola democratica in un mondo che va alla deriva. L'asilo politico
che Cárdenas concede a Trotskij è una piccola, ma importante, manifestazione
della liberalità e dell'indipendenza di un governo…". Dopo la rivoluzione
del 1910, infatti, il Messico è governato da un partito che si dice
successore della rivoluzione; a fasi alterne questo partito porta
avanti una serie di riforme finalizzate a rendere il paese uno stato
moderno e dotato di una propria identità culturale. Majakovskij è
in Messico nel 1924. La mia scoperta dell'America, è il diario del
viaggio che compie tra il 1924 ed il 1925 nel continente americano.
Messico è il titolo del capitolo dedicato all'unico stato dell'America
Latina che "scopre". Appassionato della storia recente del Messico
e dei suoi abitanti, il reportage del poeta russo apre anche una riflessione
sul rapporto tra l'avanguardia europea e la cultura messicana di quegli
anni: non era possibile la comprensione reciproca, rappresentando
entrambe troppo peculiarmente due tipi di società molto differenti.
In Messico la via del rinnovamento dell'arte e della rottura con le
regole passa inevitabilmente per il fatto politico (la rivoluzione);
non può che esserne espressione un'arte che cerchi di coinvolgere
la maggioranza delle persone (gli abitanti degli stati più poveri
e lontani dal centro, Città del Messico, esclusi fino a quel momento
dai circuiti culturali). La pittura sui muri degli edifici pubblici
assume, dopo la rivoluzione, una funzione comunicativa e didascalica,
funzione che negli anni avev precedenti aveva già assunto anche la
stampa popolare, diffusa in tutti gli strati della popolazione, di
cui José Guadalupe Posada è stato il personaggio più rappresentativo
insieme a José Clemente Orozco negli anni successivi. Nel 1927 Max
Ernst e la sua compagna visitano il Messico, decidendo di stabilirvisi
per un breve periodo. Tra il 1931 ed il 1932 anche Ejzenstejn percorre
il Messico da "nord a sud, da est a ovest" (come viene spiegato nell'introduzione
del film- documentario Que viva México!) guidato da Rivera, Siqueiros
ed Orozco, alla ricerca di materiale per il suo film americano che
non vedrà mai montato. |
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