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REGIONES
Quando si può ridere
dei dittatori
di Simonetta Lux
Il clima della liberazione dall'occupazione sovietica, la
più penosa di quelle subite nel tempo dal popolo lettone
(grazie anche agli accordi tra nazisti e Urss), ha determinato
delle uscite curiose e in qualche misura barbare: ma anche
ironiche.
Una di queste azioni è la trasformazione del nome del
Museo della Rivoluzione Sovietica, un edificio neo costruttivista
degli Anni Sessanta, in Museo dell'Occupazione, conservando
tutto ciò in esso contenuto in origine.
Su un'esplanade vicino al fiume Drina, affaccia questo edificio
su pilot di cemento armato e bugnato razionalizzato - tipo
Palazzo dei Diamanti: è la sede del Comune della città
con facciata in uno stile tra il neo greco e l'antico (ma
non è così), il palazzo detto delle "Teste
Nere".
Mentre il Museo dell'Occupazione Sovietica deriva da un atto
di metamorfosi o metafora del bouleversement politico, il
Palazzo delle Teste Nere è un atto supremo e del tutto
inattuale - ma sembra efficace - di ripristino, inteso come
costruzione dell'identità politica dal nulla/del nulla.
L'edificio, nel quale si è svolto l'incontro di stato
tra i Presidenti delle due Repubbliche italiana e lettone,
è un palazzo che fino al 1992 non esisteva più:
dopo i bombardamenti subiti alla fine della seconda guerra
mondiale, semidistrutto, i sovietici ne avevano minato persino
le rovine su strada. I sotterranei archeologico-classici si
riferiscono all'epoca in cui avvenne l'episodio del generale
romano africano (donde il nome Teste Nere) mandato a decristianizzarli
ed alleatosi con quel popolo in una incerta conversione religiosa.
L'edificio al di sopra è stato dunque poi ricostruito
con citazioni decorative di teste negre e turbanti di maniera,
ma soprattutto fissato nell'epoca dell'occupazione degli Zar,
e in particolare della grande Caterina di Russia, che poteva
parere il male minore tra tutti i mali politici vissuti da
questo infelice popolo.
La ricostruzione è stata integrale con sforzo scientifico-critico
da parte del coté più tradizionalista di membri
dell'Accademia di Belle Arti, sia mettendo al lavoro i famosi
e persistenti artigiani del legno e degli arredi, locali,
sia andando a rintracciare, per riprodurli di nuovo, le copie
dei quattro quadri rappresentanti imperatori ed imperatrici
a cavallo.
Potremmo parlare di una forzatura tale della ricerca di identità,
tra l'altro retroversa, da dubitare forse della sua efficacia
per gli sviluppi culturali futuri del Paese. Molto più
importante da questo punto di vista quanto potrà fare
il Ministro della Cultura Demakova e gli artisti più
avanzati.
Si attende però la realizzazione - da sempre rinviata
dai sovietici - dell'oleodotto che deve giungere nel Mar Baltico
sboccando proprio sul porto di Riga.
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