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N°9/2004
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REGIONES

Quando si può ridere dei dittatori
di Simonetta Lux

Il clima della liberazione dall'occupazione sovietica, la più penosa di quelle subite nel tempo dal popolo lettone (grazie anche agli accordi tra nazisti e Urss), ha determinato delle uscite curiose e in qualche misura barbare: ma anche ironiche.
Una di queste azioni è la trasformazione del nome del Museo della Rivoluzione Sovietica, un edificio neo costruttivista degli Anni Sessanta, in Museo dell'Occupazione, conservando tutto ciò in esso contenuto in origine.
Su un'esplanade vicino al fiume Drina, affaccia questo edificio su pilot di cemento armato e bugnato razionalizzato - tipo Palazzo dei Diamanti: è la sede del Comune della città con facciata in uno stile tra il neo greco e l'antico (ma non è così), il palazzo detto delle "Teste Nere".
Mentre il Museo dell'Occupazione Sovietica deriva da un atto di metamorfosi o metafora del bouleversement politico, il Palazzo delle Teste Nere è un atto supremo e del tutto inattuale - ma sembra efficace - di ripristino, inteso come costruzione dell'identità politica dal nulla/del nulla.
L'edificio, nel quale si è svolto l'incontro di stato tra i Presidenti delle due Repubbliche italiana e lettone, è un palazzo che fino al 1992 non esisteva più: dopo i bombardamenti subiti alla fine della seconda guerra mondiale, semidistrutto, i sovietici ne avevano minato persino le rovine su strada. I sotterranei archeologico-classici si riferiscono all'epoca in cui avvenne l'episodio del generale romano africano (donde il nome Teste Nere) mandato a decristianizzarli ed alleatosi con quel popolo in una incerta conversione religiosa.
L'edificio al di sopra è stato dunque poi ricostruito con citazioni decorative di teste negre e turbanti di maniera, ma soprattutto fissato nell'epoca dell'occupazione degli Zar, e in particolare della grande Caterina di Russia, che poteva parere il male minore tra tutti i mali politici vissuti da questo infelice popolo.
La ricostruzione è stata integrale con sforzo scientifico-critico da parte del coté più tradizionalista di membri dell'Accademia di Belle Arti, sia mettendo al lavoro i famosi e persistenti artigiani del legno e degli arredi, locali, sia andando a rintracciare, per riprodurli di nuovo, le copie dei quattro quadri rappresentanti imperatori ed imperatrici a cavallo.
Potremmo parlare di una forzatura tale della ricerca di identità, tra l'altro retroversa, da dubitare forse della sua efficacia per gli sviluppi culturali futuri del Paese. Molto più importante da questo punto di vista quanto potrà fare il Ministro della Cultura Demakova e gli artisti più avanzati.
Si attende però la realizzazione - da sempre rinviata dai sovietici - dell'oleodotto che deve giungere nel Mar Baltico sboccando proprio sul porto di Riga.

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