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N°5/2004
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Il'ja Iosifovich Kabakov
di C. C.
L'installazione totale secondo Kabakov: concetto e contesto
di Caterina Cecchini

La recente pubblicazione del libro di Kabakov intitolato Tre installazioni (Mosca, 2002) illustra alcuni aspetti importanti del ruolo dell'installazione nel contesto della cultura russo-sovietica, mettendoli in stretto confronto con il ruolo della stessa forma d'arte in Occidente. La riflessione teorica viene esemplificata per l'appunto da tre casi particolari di installazione, che ci sembrano essere posti in modo estremamente raffinato in relazione con lo stesso libro, inteso intellettualmente come contenitore di idee e materialmente come simulacro vivente della coscienza storica e culturale dell'umanita'. A chi fosse a conoscenza della cultura russa del secondo Novecento, ed in particolare del periodo sovietico e degli stretti legami, quasi simbiotici, con i modelli culturali del regime comunista, non sfuggira' certamente la considerazione del fatto che il libro nella coscienza russa ha sempre voluto simboleggiare un'eroica sintesi delle arti, nell'ambito delle avanguardie storiche cosi' come in quello del postmodernismo (ci sono autori, ad esempio, che scrivono versi su particolari foglietti racchiusi in particolari schedari, che sono a loro volta anche opere d'arte plastica, elementi compositivi della performance che il loro autore mettera' in atto al momento della lettura).
La strettissima relazione tra l'opera e i modelli culturologici dominanti viene sottolineato anche dalla critica d'arte Ekaterina Degot', curatrice del volume di Kabakov, la quale mette in evidenza come per l'artista lo spazio nell'installazione rappresenti un testo. E cosi' i casi particolari delle tre installazioni sono il luogo in cui Kabakov non solo condensa le proprie intuizioni estetiche, ma soprattutto definisce il suo rapporto di uomo sovietico con la realta' materiale in cui e' vissuto fino anche a dopo il crollo del regime, e il peso che tale retaggio ha sulla coscienza dell'ex URSS. In questo modo Kabakov arriva alla definizione di installazione totale, scaturita proprio dal rapporto di totale sudditanza intellettuale che lo spettatore russo in un'installazione russa avra' nei confronti degli oggetti che la costituiscono, qui con valore neutro, in quanto omologati e rovinati al contrario dell'Occidente, dove invece essi primeggiano determinando cosi' un impulso soggettivo dell'osservatore. In parole povere in Russia e nelle installazioni totali kabakovianamente intese sarebbe l'atmosfera a dominare su tutto il resto.
Kabakov spiega dettagliatamente in che cosa consista poi questa atmosfera: nella scelta degli spazi psicologicamente evocativi e nelle luci, in un certo senso ponendo in risalto il fatto che in Occidente il libero commercio aiuta il soggetto a spersonalizzare gli oggetti e a far prevalere l'io dell'osservatore, mentre, al contrario, in URSS oggetti impersonali contribuivano a caricare di significato gli ambienti e a rimandare al contesto extratestuale, sovrastando l'uomo.
Non ci sembra casuale, dunque, il fatto che la prima delle tra descrizioni di installazione rappresenti la komunalka, ovvero l'appartamento dove piu' famiglie o persone coabitavano durante il periodo sovietico. L'installazione qui si intitola 10 personaggi (1988), corrispondenti ai dieci abitanti di ciascuna stanza dell'appartamento.
Troviamo dunque una dettagliata descrizione di tali personaggi, con le loro storie, e loro oggetti. Troviamo dunque" l'uomo che e' volato in un quadro", "l'uomo che ha raccolto le altrui opinioni ", quello "che e' volato nello spazio dalla sua camera", "l'artista senza ispirazione", "l'uomo basso", "il collezionista", "il compositore", "l'uomo che non ha mai buttato via niente", "l'uomo che descrive la propria vita attraverso personaggi" e "l'uomo che ha salvato Nikolaj Viktorovich".
Segue la discussione dell'installazione dal tautologico titolo La mosca con le ali(1991), con una struttura organizzata a piramide e quella intitolata Komunal'naja khuknja (1994), dedicata al cuore dell'appartamento condiviso in URSS, la cucina.
L'ambiente gigantesco e' organizzato intorno a un grande soffitto da cui pendono moltissime pentole, quasi parlanti, mentre alcuni tavoli senza personalita' stanno appoggiati sul pavimento. E' importante sottolineare che nelle cucine i mobili erano si' in comune, ma gli utensili no. Percio' dovremmo supporre che le pentole appese siano il simulacro dei proprietari. Non e' un caso che il testo si chiude con un breve brano, marcatamente concettualista in senso letterario, intitolato Olga Georgevna, la Sua acqua bolle!, dove sono raccolti sapientemente e ironicamente brandelli di banali e volgari conversazioni da cucina di komunalka.
Kabakov qui sintetizza litigi, minacce, gesti affettuosi e banali constatazioni che risultano variopintamente giustapposte in modo ironico alla complessita' della vita in URSS e in una casa in comune come ad esempio:
"..Avevamo un gatto cosi' grande e peloso, che amava correre da tutte le parti..
...Gente pazza, quanto dovranno ancora gridare dilla'?...
....dove fa la parrucchiera, lei?...
...Maria Nikolaevna, dove ha preso delle patate cosi' belle, e a quanto?...
....Inna, lo sai quanto abbiamo bevuto ieri?...Mamma, non ti arrabbiare con me...avevo due scatolette e due bottiglie di vino, Sergej aveva due bottiglie..." Dovremmo forse supporre che siano proprio le pentole della cucina a parlare per i loro proprietari? Certamente Kabakov, in altre parole, ci lascia una interessante testimonianza delle condizioni di vita fisiche e morali nell'ex Unione Sovietica parlando, come gia' aveva fatto Mikhail Bulgakov nel Maestro e Margherita, in forma indiretta ma molto direttamente.

Progetto per 10personaggi

Uomo volato nello spazio

Kabakov mentre allestisce un'installazione

La Cucina della Komunalka

Progetto per la Cucina della Komunalka

Progetto per la Cucina della Komunalka
 



Finalmente Mosca rende onore a Kabakov
di C. C.

Per tutto lo scorso ottobre a Mosca, presso la Casa della Fotografia (Dom fotografij, ulitsa Ostozhenka 18, metropolitana Kropotkinskaja), si e' tenuta una retrospettiva fotografica in occasione del settantesimo compleanno di Il'ja Kabakov.
La mostra, articolata in piu' ambienti, ripercorreva l'esperienza dell'artista a partire dai primi anni Cinquanta, (quando Kabakov, appena diplomato dall'Istituto d'Arte di Stato Surikov, si manteneva svolgendo l'attivita' di grafico e illustratore di libri per l'infanzia), mettendo in evidenza tappe piu' significative di uno sviluppo artistico e intellettuale che l'avrebbero portato ad emigrare in Europa occidentale e a confrontarsi piu' direttamente con l'arte del resto del mondo.
Al centro dell'ambiente principale dell'esposizione, su un grande schermo veniva proiettata poi un'intervista a Boris Groys, eminente studioso di estetica nato in Unione Sovietica ed emigrato in Germania, dove attualmente insegna all'universita' , amico di Kabakov e autore insieme a quest'ultimo di diverse pubblicazioni.
La retrospettiva dunque era costituita da fotografie che ritraevano non gia' le opere dell'artista, ma l'artista e le sue opere, quasi a voler dunque indicare la grande deferenza e il grande riguardo con cui ci si rivolge oggi a Kabakov in patria.
Sono significative a tale riguardo le recensioni della mostra apparse sulle riviste di largo consumo destinate ad informare i moscoviti degli eventi culturali e d'intrattenimento nella Terza Roma. Ad esempio, il popolarissimo time out di Mosca, la rivista "Dosug" (sett. dal 6 all'12 ottobre 2003), non casualmente ha intitolato la recensione della mostra ochistka sovesti (lett. "per sgravio di coscienza"), sentenziando per altro che "la mostra presso la Casa della fotografia costituisce un progetto abbastanza ardito" poiche' "all'uomo russo e' necessario di tanto in tanto andare in quei luoghi di cui successivamente non dovra' vergognarsi. E i moscoviti sanno che non bisogna vergognarsi di andare alla Casa della fotografia. Persino per Kabakov. Persino a pagamento". I lettori italiani potranno restare lievemente contrariati da queste affermazioni, ma in Russia per anni gli artisti d'avanguardia e nonconformisti sono stati boicottati pesantemente dal regime.
 

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