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N°3/4 - 2003
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Il Pavellon Cuba - Intervista a Eugenio Valdes Figueroa

Il Centro Wilfredo Lam - Incontro con Dannys Monte de Oca
La Biennale dell'Avana
di Lucrezia Cippitelli


La Biennale internazionale d'Arte Contemporanea dell'Avana, quest'anno alla sua ottava edizione, è stata fondata nel 1984 con il proposito di contribuire alla ricerca e divulgazione delle produzioni artistiche dei Caraibi e dell'America Latina. A partire dalle edizioni successive, l'evento si è configurato come una ricerca sulle sperimentazioni artistiche contemporanee dei paesi del Sud del Mondo, "dove - scrivono gli organizzatori - esistono condizioni materiali e culturali differenti, che danno luogo a un tipo di espressione i cui codici e valori sono capaci di permettere una migliore comprensione della realtà di queste regioni". Un progetto che per anni ha fatto gola a moltissimi artisti e critici internazionali, attirati all'Avana soprattutto dalla novità e dalla portata culturale di un simile manifesto critico, che negli anni ha dato spazio ai mostri sacri dell'arte figurativa Latinoamericana (l'ecuadoregno Oswaldo Guyasamin, il messicano Francisco Toledo ed il cileno Sebastian Matta per citarne alcuni) e nello stesso tempo ha contribuito all'affermazione di giovani artisti, specialmente latinoamericani, che lavorano cimentandosi con estrema libertà di espressione e con ogni tipo di medium.
Nonostante la precaria situazione economica cubana, soprattutto durante la durissima crisi degli anni Novanta chiamata il "periodo especial", proprio l'interesse internazionale ha permesso alla Biennale dell'Avana di proseguire: oltre ai fondi internazionali stanziati fino all'edizione del 2000, artisti critici e curatori di tutto il mondo hanno partecipato e continuano a partecipare finanziando di tasca propria viaggio e permanenza, produzione, allestimento ed assicurazione del progetto che espongono o di cui si occupano.

"Kill the idiots" è il benvenuto riservato a chi arriva dal Malecon al Pavellon Cuba, uno degli spazi istituzionali che la città ha aperto alla Biennale. Il Pavellon è uno storico edificio modernista costruito negli anni immediatamente successivi alla rivoluzione nel quartiere residenziale del Vedado: storicamente è stata la sede di importanti mostre di arte contemporanea internazionale, il simbolo dell'apertura culturale della capitale della rivoluzione nei confronti dell'avanguardia mondiale. Per la biennale, i due padiglioni aperti che uniscono le centralissime strade 21 e 23 e che costituiscono il Pavellon sono diventati il contorno di un'azzardata impalcatura che è di fatto il corpo espositivo centrale di questo spazio: intricati corridoi di tubi innocenti, scale e balconcini hanno ospitato per 3 settimane performance, concerti, installazioni e proiezioni. Un progetto espositivo assolutamente in tono con la natura delle opere d'arte ospitate: effimere, contraddistinte da un'assoluta libertà formale e contenutistica, destinate all'interazione con il pubblico e con il tessuto urbano circostante.
Lo stesso tema della Biennale, "L'arte nella vita", è stato il punto di partenza di un fitto calendario di attivitˆ e performances organizzate in diversi quartieri della città. Come spiega Ibis Hernandez Abascal, una degli organizzatori e curatore generale della Biennale, l'attitudine volutamente espressa quest'anno è stata il coinvolgimento diretto dell'Avana e dei suoi abitanti alle proposte della Biennale. Alle esposizioni nei quattro spazi istituzionali principali, il Pavellon Cuba, il Centro Wilfredo Lam, la seicentesca Fortezza San Carlos de La Caba–a ed il museo di arte cubana del Palacio de Bellas Artes, la Biennale ha affiancato una serie di eventi che hanno coinvolto spazi pubblici, il lungo mare, quartieri di periferia, strade del centro frequentate da turisti, istituti scolastici.
Le attività organizzate nel quartiere Alamar sono l'esempio di un fermento che agisce e si muove all'interno ed all'ombra della cultura istituzionale. In questo quartiere popolare dell'Avana dell'est, lontano dal centro ed apparentemente vissuto come una periferia abbandonata dallo Stato, una tenda del circo ha ospitato per tre pomeriggi azioni e performance organizzate nell'ambito della Biennale. Tutt'altro che destinato a un pubblico colto e specializzato, il circo ha coinvolto a prezzi popolari le famiglie ed i bambini del quartiere, che si sono ritrovati ad applaudire ed a ridere con artisti e performer di tutto il mondo, proprio come se stessero ammirando il domatore di leoni o un equilibrista ai trapezi. L'idea fa parte di un più ampio progetto di interventi nel quartiere, che ristretti al solo ambito della Biennale si sono svolti tramite l'azione diretta di numerosi artisti cubani e stranieri nelle case e nelle strade di Alamar. Ai murales del governo che riportano slogan della rivoluzione, "Per la nostra rivoluzione di idee disposti a continuare", girando per il quartiere ci si imbatte in installazioni che ricordano la tratta degli schiavi, murales e graffiti che incitano alla partecipazione comunitaria, azioni ed installazioni. Tutto, come ricorda Jorge Pérez Gonzalez, uno dei fondatori del progetto collettivo Omni che opera proprio all'Alamar e che ha come sede operativa la Casa della cultura del quartiere, "avviene con il beneplacito delle istituzioni". Il ministero della Cultura, che ha il controllo di ogni produzione intellettuale del Paese, ha istituito negli ultimi anni un "Dipartimento della cultura comunitaria" che si occupa proprio di tutte quelle attività artistiche e culturali che coinvolgono gli spazi pubblici. "E' un' impresa riuscire a muoversi ed a progettare eventi che vedano la partecipazione di tutto il quartiere", dice Jorje, "però noi siamo qui da sei anni e finora siamo riusciti ad agire esattamente come vogliamo".
La stessa impressione che all'ombra delle istituzioni si muova qualcosa che riesce a mantenere un'autodeterminazione intellettuale si ha visitando la Isa, l'istituto superiore di arte. Vero gioiello dell'effervescente cultura rivoluzionaria, la scuola è stata costruita nel 1961 nazionalizzando l'enorme parco di un campo da golf per turisti statunitensi. Qui ora gli studenti imparano che le "ultime tendenze del fare artistico contemporaneo, in linea con le nuove ricerche antropologiche e sociologiche, si ispirano all'osservazione partecipata" spiega Ramon Cabrera Salort, decano del prestigioso istituto d'arte. Tendenza del tutto innovativa, lontana anni luce dall'idea che l'arte cubana sia una clonazione del realismo socialista. Lo dimostrano anche le azioni del D.I.P., acronimo di "Dipartimento di interventi pubblici", che sotto un nome volutamente pomposo e formale nasconde l'identità di un collettivo di artisti e attivisti, tutti studenti o ricercatori della Isa, il cui lavoro consiste nello smascheramento delle regole del controllo attraverso l'azione negli spazi pubblici.
L'esistenza di un fermento culturale simile permette di rimodellare l'assunto "regime castrista = controllo = mancanza di libertà di espressione". All'interno ed all'ombra della cultura istituzionale, ora all'Avana operano quasi indisturbati i maggiori artisti della città, la cui ricerca di nuove modalità espressive si nutre e prende forza dalla decisa volontà di comunicare e di agire aggirando le regole del controllo, ed operando nelle pieghe nascoste di queste. Una simile attitudine ha permesso all'arte di uscire dai musei per diventare un elemento costruttivo e decisivo per la vita sociale e politica di un Paese ancora profondamente scosso dall'uccisione sommaria dei tre dirottatori di un battello avvenuta lo scorso aprile. L'avvenimento, costato caro alla stessa Biennale che si è vista rifiutare da un giorno all'altro l'appoggio finanziario di alcune fondazioni europee per un valore di 90 mila dollari, è vissuto ancora oggi come un momento di frattura e di scissione da tutti i cubani. Tra questi, dagli artisti in particolare, che come spiega ancora Jorge Pérez Gonzalez, si sono sentiti direttamente coinvolti dall'avvenimento, e sono convinti che "agli errori del potere potrà porre rimedio l'azione di una generazione di intellettuali che costituiscono l'avanguardia politica del Paese, in grado di guidarne il passaggio verso una democratizzazione delle istituzioni che mantenga però intatta l'identità politica e culturale dell'isola".

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