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Il Pavellon Cuba - Intervista
a Eugenio Valdes Figueroa
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La Biennale dell'Avana
> Il Centro Wilfredo Lam - Incontro con Dannys Monte de Oca
di Lucrezia Cippitelli
Il Centro di arte contemporanea Wilfredo Lam è il centro propulsore
della Biennale dell’Avana. Sede centrale dell’ultima edizione
della kermesse, luogo di produzione e di discussione dei critici e
curatori che l’hanno ideata e sostenuta, il centro ha ospitato
una settimana di dibattiti sul tema dell’identità culturale
nel mondo globalizzato, e sulla possibilità di autorappresentazione
delle realtà locali.
In una sala dedicata alla telenovela latinoamericana, interpretata
come sintomo di un’identità culturale del sub continente
ed anche valorizzata come momento estetico dall’artista messicano
Pablo Helguera , incontro la curatrice del Centro Wilfredo Lam, che
introduce storicamente la biennale dell’Avana.
Dannys Monte de Oca: La Biennale dell'Avana e' nata nel 1984:
la sua prima edizione era dedicata agli stati del’America Latina
e dei Caraibi. Dalla seconda edizione abbiamo coinvolto I paesi del
così detto Terzo mondo: l’Africa e l’Asia. Nel
mondo esistevano biennali internazionali dedicate esclusivamente all’arte
dei paesi occidentali, caratterizzate da una visione eurocentrica
dei fenomeni artistici contemporanei anche nello sguardo sul resto
del mondo. La Biennale dell’Avana si è inserita in uno
spazio ancora non valorizzato, dando visibilità ad artisti
dell’America Latina in primo luogo ed anche ad artisti provenienti
dai paesi extra occidentali.
Ci siamo occupati principalmente nell’analisi delle peculiarità
locali contemporanee locali, dando loro un valore indipendente dallo
sguardo di impronta occidentale troppo spesso legata a elementi etnologici,
naïf, “primitivi”, come se questi paesi non possedessero
un’identità culturale anche dal punto di vista dell’espressione
contemporanea.
L.C.Ho visto che quest’anno Nicolas Bourriaud, curatore del Palais
de Tokyo di Parigi, e Kevin Powell, direttore del Museo di Arte Contemporanea
reina Sofia di Madrid, hanno partecipato alle giornate di discussione.
D.M.d.O. Negli ultimi anni infatti la Biennale ha operato un’apertura
verso I paesi più propriamente occidentali. Abbiamo ritenuto
indispensabile un confronto con critici, teorici, promotori, ricercatori
e curatori europei e nord americani quindi, con cui vogliamo discutere
proprio I temi dell’identità, del regionalismo, del valore
delle grandi esposizioni internazionali, dei nuovi modelli curatoriali
e del valore dell’opera d’arte all’interno del sistema
economico dell’arte contemporanea.
I dibattiti sono stati molto interessanti, perché hanno concretizzato
una visione commune che è quella di superare la visione esotica,
e quindi poco scientifica, delle espressioni contemporanee locali,
che superassoro le aspettative occidentali sull’arte di quelle
che sono considerate periferie.
L.C. Ho trovato molto interessante in particolare l’evento di Bourriaud,
che ha parlato di “turismo artistico” in cui contesta
proprio I concetti di centro e periferia, di localismo e globalismo,
obiettando che le culture contemporanee sono ibride per vocazione,
essendo queste determinate da flussi continui di migrazioni.
D.M.d.O.Sono d’accordo, ma credo anche che sia fondamentale riuscire
a mettersi almeno d’accordo su alcuni concetti base: ad esempio
avere la coscienza che il concetto dell’esotismo, prodotto strettamente
occidentale e legato a una visione eurocentrica e colonialista delle
culture altre, è una chiave di lettura parziale e non corretta,
che dipende sempre, lo ripeto, dale aspettative occidentali sulle
realtà contemporanee ma non ha nulla a che fare con queste
realtà, che hanno modalità espressive, linguaggi e soprattutto
contenuti diversi.
L.C.Che ruolo hanno avuto gli artisti nel contesto dell’evento teorico?
Molti artisti cubani hanno participato soprattutto ai dibattiti sulla
curatorial dell’oggetto artistico contemporaneo, portando la
loro esperienza: tra questi il D.I.P., Departamiento de intervenciones
Publicas, un gruppo di giovani artisti orientati quasi esclusivamente
sull’intervento negli spazi urbani, sulle azioni e sulla produzione
audiovisiva.
Da segnalare poi l’intervento del gruppo R.A.I.N., un gruppo
multidisciplinare molto interessante composto da artisti, curatori
e architetti provenienti da diversi paesi del mondo. La loro operazione
si è svolta in un’altro spazio molto importante della
Biennale, il Pavellon Cuba. Lì hanno costruito una struttura
che attraversa il padiglione ed in questa struttura di tubi innocenti
hanno invitato ad intervenire artisti da tutto ilm mondo. Un’operazione
interessante, che ha recuperato uno spazio classico per la cultura
moderna cubana, restituendolo alla città in chiave contemporanea
e nello stesso tempo evidenzia il ruolo centrale svolto dagli artisti
all’interno dell’organizzazione della Biennale. |