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N°3/4 - 2003
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Il Pavellon Cuba - Intervista a Eugenio Valdes Figueroa
La Biennale dell'Avana
> Il Centro Wilfredo Lam - Incontro con Dannys Monte de Oca

di Lucrezia Cippitelli


Il Centro di arte contemporanea Wilfredo Lam è il centro propulsore della Biennale dell’Avana. Sede centrale dell’ultima edizione della kermesse, luogo di produzione e di discussione dei critici e curatori che l’hanno ideata e sostenuta, il centro ha ospitato una settimana di dibattiti sul tema dell’identità culturale nel mondo globalizzato, e sulla possibilità di autorappresentazione delle realtà locali.
In una sala dedicata alla telenovela latinoamericana, interpretata come sintomo di un’identità culturale del sub continente ed anche valorizzata come momento estetico dall’artista messicano Pablo Helguera , incontro la curatrice del Centro Wilfredo Lam, che introduce storicamente la biennale dell’Avana.


Dannys Monte de Oca: La Biennale dell'Avana e' nata nel 1984: la sua prima edizione era dedicata agli stati del’America Latina e dei Caraibi. Dalla seconda edizione abbiamo coinvolto I paesi del così detto Terzo mondo: l’Africa e l’Asia. Nel mondo esistevano biennali internazionali dedicate esclusivamente all’arte dei paesi occidentali, caratterizzate da una visione eurocentrica dei fenomeni artistici contemporanei anche nello sguardo sul resto del mondo. La Biennale dell’Avana si è inserita in uno spazio ancora non valorizzato, dando visibilità ad artisti dell’America Latina in primo luogo ed anche ad artisti provenienti dai paesi extra occidentali.
Ci siamo occupati principalmente nell’analisi delle peculiarità locali contemporanee locali, dando loro un valore indipendente dallo sguardo di impronta occidentale troppo spesso legata a elementi etnologici, naïf, “primitivi”, come se questi paesi non possedessero un’identità culturale anche dal punto di vista dell’espressione contemporanea.
L.C.Ho visto che quest’anno Nicolas Bourriaud, curatore del Palais de Tokyo di Parigi, e Kevin Powell, direttore del Museo di Arte Contemporanea reina Sofia di Madrid, hanno partecipato alle giornate di discussione.
D.M.d.O. Negli ultimi anni infatti la Biennale ha operato un’apertura verso I paesi più propriamente occidentali. Abbiamo ritenuto indispensabile un confronto con critici, teorici, promotori, ricercatori e curatori europei e nord americani quindi, con cui vogliamo discutere proprio I temi dell’identità, del regionalismo, del valore delle grandi esposizioni internazionali, dei nuovi modelli curatoriali e del valore dell’opera d’arte all’interno del sistema economico dell’arte contemporanea.
I dibattiti sono stati molto interessanti, perché hanno concretizzato una visione commune che è quella di superare la visione esotica, e quindi poco scientifica, delle espressioni contemporanee locali, che superassoro le aspettative occidentali sull’arte di quelle che sono considerate periferie.
L.C. Ho trovato molto interessante in particolare l’evento di Bourriaud, che ha parlato di “turismo artistico” in cui contesta proprio I concetti di centro e periferia, di localismo e globalismo, obiettando che le culture contemporanee sono ibride per vocazione, essendo queste determinate da flussi continui di migrazioni.
D.M.d.O.Sono d’accordo, ma credo anche che sia fondamentale riuscire a mettersi almeno d’accordo su alcuni concetti base: ad esempio avere la coscienza che il concetto dell’esotismo, prodotto strettamente occidentale e legato a una visione eurocentrica e colonialista delle culture altre, è una chiave di lettura parziale e non corretta, che dipende sempre, lo ripeto, dale aspettative occidentali sulle realtà contemporanee ma non ha nulla a che fare con queste realtà, che hanno modalità espressive, linguaggi e soprattutto contenuti diversi.
L.C.Che ruolo hanno avuto gli artisti nel contesto dell’evento teorico?
Molti artisti cubani hanno participato soprattutto ai dibattiti sulla curatorial dell’oggetto artistico contemporaneo, portando la loro esperienza: tra questi il D.I.P., Departamiento de intervenciones Publicas, un gruppo di giovani artisti orientati quasi esclusivamente sull’intervento negli spazi urbani, sulle azioni e sulla produzione audiovisiva.
Da segnalare poi l’intervento del gruppo R.A.I.N., un gruppo multidisciplinare molto interessante composto da artisti, curatori e architetti provenienti da diversi paesi del mondo. La loro operazione si è svolta in un’altro spazio molto importante della Biennale, il Pavellon Cuba. Lì hanno costruito una struttura che attraversa il padiglione ed in questa struttura di tubi innocenti hanno invitato ad intervenire artisti da tutto ilm mondo. Un’operazione interessante, che ha recuperato uno spazio classico per la cultura moderna cubana, restituendolo alla città in chiave contemporanea e nello stesso tempo evidenzia il ruolo centrale svolto dagli artisti all’interno dell’organizzazione della Biennale.

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