Obraz i slovo
La Sots - art
di Caterina Cecchini
La Sots - art (o anche Soc) nacque in Russia a cavallo tra gli anni
Sessanta e Settanta, nel cosiddetto periodo della stagnazione.
Il termine pare sia stato coniato dallo storico dell'arte Vladimir
Papernyj nel 1972 per indicare un nuovo movimento di artisti che si
muovevano al di fuori dell'arte ufficiale, nell'ambito di quei gruppi
che si erano espressi negli anni Sessanta attraverso l'Apt - art (apt
da appartamento, luogo di esposizione non ufficiale) pur distinguendosene
progressivamente.
Se dunque nella definizione di Sots - art il suffisso Art era collegato
al carattere "clandestino" dell'Apt-art, il termine sots /soc era
invece legato al concetto sovietico di "realismo socialista" ovvero
di socjalisticeskij realizm o soc (sots) realizm. Questa nozione aveva
sintetizzato dal lontano 1934 tutta la dottrina dell'estetica sovietica
di qualsiasi ambito artistico, che fosse letterario, pittorico, architettonico,
teatrale, cinematografico e persino musicale. In tal senso dunque
la definizione del movimento degli anni Settanta fondeva due concetti
in opposizione: la clandestinità e l'ufficialità in
URSS.
Il termine stesso art era assolutamente ambiguo nelle sue reminescenze
estetico-borghesi ed individualistico-controrivoluzionarie. D'altra
parte il concetto di sots (soc) esprimeva una visione del mondo costruita
a sua volta intorno ad un'unica idea: quella del "Noi" rivoluzionario
e dell'utopia socialista che attraverso artisti apologeti aveva saputo
indicare il "radioso avvenire" dei popoli dell'Unione delle Repubbliche
Socialiste Sovietiche.
Ciò nonostante la denominazione aveva una valenza in parte
anche ironica, posta a sottolineare da una parte che la nuova arte
restava indissolubilmente legata al repertorio di immagini ed alla
simbologia del socialismo reale, e dall'altra che tuttavia rielaborava
questa eredità, spinta da nuove necessità. Ed infatti
dal punto di vista dinamico - strutturale venivano ripresi in versione
sovietica alcuni dei presupposti caratteristici della Pop art d'oltre
cortina.
Così, ciò che in Occidente era pop, nel senso del termine
di "banale, quotidiano, a buon mercato", in Unione Sovietica era sots.
E dove in Occidente la cultura del supermercato idolatrava le zuppe
precotte o i capelli biondo platino di attrici - mito (limitandoci
a dare una definizione certamente non esauriente), dall'altra parte
in Unione Sovietica, dove l'iconografia di regime era in primo luogo
coscienza collettiva, il riferimento erano le retoriche immagini delle
"guide", i roboanti slogans di propaganda e gli oggetti-feticcio del
sistema.
Si veda ad esempio il famoso quadro di Erik Bulatov dal titolo Orizzonte
(1972). Qui l'autore, ha raffigurato, secondo le modalitˆ canoniche
della scuola realista sovietica, un gruppo di persone di spalle, davanti
ad un orizzonte marino. Il concetto di orizzonte, da sempre caro alla
propaganda sovietica ed accoppiato a quello di avvenire, nell'opera
viene però "marcato" in modo estremamente forte da un accorgimento
dell'artista, tanto da spostare di campo semantico il senso dell'opera
stessa. Infatti Bulatov ha posto sulla linea dell'orizzonte un nastrino
dell'ordine di Lenin, annullando completamente il senso di "infinito"
espresso dal concetto di orizzonte marino e chiudendo dunque l'opera
in un mondo di riferimenti contingenti e senza vie d'uscita, raffigurato
attraverso un procedimento che a questo punto sembra più vicino
all'iperrealismo. Qui dunque la prospettiva ideologica del realismo
socialista, che doveva rappresentare la realtà vera, esprimendo
comunque un afflato romantico verso il futuro, è stata capovolta
utilizzando la stessa base di riferimenti ideologico - iconografici
che le erano propri.
Gli stessi temi furono rielaborati in chiave dissacratoria ed al limite
del parodismo nell'opera di due artisti considerati i caposcuola del
movimento: Vitalij Komar ed Aleksandr Melamid. Riguardo costoro Boris
Groys, in Lo stalinismo, ovvero l'opera d'arte totale, ha osservato
"...Essi non solo smascherano il mito staliniano, non solo lo de-mistificano,
ma al contrario lo ri-mistificano, esaltando Stalin in elemento di
un sogno surrealista realizzato accademicamente. I loro quadri sono
l'equivalente di una seduta di psicoanalisi sociale che riporta in
luce la mitologia nascosta nell'inconscio dell'uomo sovietico, che
egli stesso non può riconoscere. [...] La psicoanalisi di Komar
e Melamid [...] lascia che i segni di diversi sistemi semiotici si
commutino, si combinino, si ordinino liberamente, per rivelare, per
quanto è possibile tutta la rete di associazioni in tutte le
direzioni e a tutti i livelli". Così le loro opere rappresentano
Stalin in varie fogge ed atteggiamenti "classici" in contesti però
assolutamente parodistici o assurdi, come per esempio nel Doppio autoritratto
come giovani pionieri (1982-83) in cui i due artisti si raffigurano
mentre suonano la tromba al busto della Guida col volto virile ma
vestiti da pionieri, il corrispettivo del balilla italiano in ambito
sovietico.
Ma sbaglieremmo a fare della Sots - art una forma di espressione impegnata
politicamente. Il primo impulso del movimento era piuttosto di amplificare
la percezione di un'atmosfera particolare, vissuta da tutti gli intellettuali
sovietici a diversi livelli ed in modalità differenti, attraverso
un gioco di riferimenti ed interrelazioni che avrebbero in alcuni
casi sconfinato nel concettualismo (per esempio nel caso di Prigov).
Ciò esprimeva per una parte di quegli intelligenty emarginati
dal sistema il raggiungimento di una nuova forma di autocoscienza
e di un nuovo livello di analisi del sistema culturale russo-sovietico,
che fu allora incarnata anche dalla c.d. scuola strutturale sovietica
capeggiata da Jurij Lotman. Costui, allora esiliato dalle grandi accademie,
dall'università di Tartu scriveva che "l'opera d'arte è
un testo". E come il testo letterario poteva essere inquadrato attraverso
una serie di riferimenti intertestuali ed extratestuali, a maggior
ragione potevano esserlo le opere degli artisti appartenenti alla
Sots - art.
Così i lavori di questi autori servirono a compiere nel momento
della crisi dell'URSS, della dissidenza, di ciò che dal punto
di vista delle relazioni internazionali portò alla fallimentare
invasione dell'Afghanistan, una sorta di anamnesi collettiva.
Ed ancora una volta quel binarismo identificato da Jurij Lotman e
Boris Uspenskij alla base del sistema culturale russo si poté
manifestare nell'opera di una corrente artistica che proprio intendeva
riflettere sul rapporto tra utopia-realtà, muovendo consapevolmente
passi di valzer tra kitsch, propaganda e vita quotidiana. In parole
povere la Sots - art smascherava l'utopia sovietica utilizzando i
suoi stessi miti, per rappresentarla come una realtà senza
avvenire. |
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Autoritratto come giovani pionieri, 1982-83 di
Komar e Melamid

Orizzonte, di Erik Bulatov |