| Bouleversement
della scrittura
Christian Dotremont e il Lettrismo: il "grado zero" della scrittura
e l'alienazione del soggetto
di Vania Granata
Esiste una linea di continuità che dal Cobra
- passando per Lettrismo,
Internazionale Lettrista, Bauhaus
Imaginiste, Ultralettrismo e
Internazionale Situazionista - conduce
alle avanguardie propriamente dette "anti-artistiche"- peraltro
ormai storiche come Fluxus e Neoism
[1] - e oltre [2], sino a confondersi e dissolversi nell'arte vivente.
Stewart Home a questo riguardo, individua come "costante", tra le
avanguardie menzionate, la comune istanza "utopica": l'"utopismo
novecentesco" viene a qualificarsi per Home, non solo come integrazione
tra arte e vita, ma anche - in parallelo alle eresie religiose medievali,
con la differenza di sovrapporre all'antico contenuto religioso,
quello "artistico" della modernità - dal concorrere in questo
vasto concetto di tutte le attività umane [3].
Pur convenendo con questa analisi, riaggomitolando il filo di Arianna,
si deve anche riconoscere al Cobra quell'originario ruolo di "presenza
critica" che sarà poi programmaticamente espletato dai movimenti
a venire.
Il Cobra infatti, applicando un costante processo di contestazione
a molte delle avanguardie che lo avevano immediatamente preceduto,
dal Dada al Surrealismo all'arte Astratta, si era appropriato di
numerosi assunti di quegli stessi movimenti - ed esemplare è,
a questo riguardo, la riedizione dell'automatismo
[4] - che riproponeva in versione "modificata".
In questo processo di assimilazione, il movimento aveva accolto
il ruolo ed i connotati di una "presenza critica" all'interno della
veicolazione del sistema artistico del secondo dopoguerra. Come
si evince dai numerosi testi in calce alla rivista "Cobra", i suoi
artisti - e pensiamo soprattutto a Jorn, a Constant ed a Dotremont,
ma non solo [5] - si erano distinti per aver condotto una pungente
attività teorico/critica di contestazione di quei movimenti
da cui innegabilmente avevano derivato molteplici suggestioni; questa
sorta di "detournement ante-litteram",
che attuava un costante cross-over incrociato, è uno dei
tratti che maggiormente, dal Cobra in poi, condizionerà e
qualificherà i percorsi dei movimenti cui precedentemente
accennavamo. Inserendoci in questo fitto contesto di relazioni e
cercando di incontrare assonanze con le sperimentazioni di Christian
Dotremont, ci proponiamo di prendere qui in esame il movimento lettrista.
Il Lettrismo, creazione di Isidore Isou nata a Parigi tra il 1945
ed il 1947, si inserisce in quel clima del secondo dopoguerra che
anche Dotremont aveva profondamente condiviso. Esso, puntando sul
compito di liberare la lettre dal corpo della parole, rappresenta
quindi un concreto riferimento da indagare e collegare con le ricerche
del nostro autore. Nel 1947 esce pubblicato dalle edizioni Gallimard,
tramite l'intermezzo di Paulhan, il manifesto Introduction à
une nouvelle poésie et à une nouvelle musique
che costituisce a tutti gli effetti l'atto di nascita di questo
movimento. Il Lettrismo si connota come progetto totale, volto alla
liberazione dell'individuo, direttamente relazionato (in quanto
risposta e superamento) al surrealismo storico di Breton. D'altronde,
in percentuali più o meno rilevanti, il coevo Surréalisme-Rèvolutionnaire
[6 ]prima, ed il Cobra poi, fondati da Dotremont, perseguivano le
stesse finalità.
Veniamo ad un breve riepilogo delle tappe essenziali del movimento
lettrista che in questa sede indirizzeremo, per una questione di
attinenza e relazione con l'attività artistica di Dotremont,
al solo percorso che indaga la lettre.
Isou nell'Introduction à une nouvelle poésie et
à une nouvelle musique, fonda il suo sistema creativo:
la Crèatique, una sorta di arte classificatoria
volta a sovvertire il dominio del già acquisito ed a ridisporre
l'intero campo del sapere, prima tappa per la realizzazione di quella
finalità paradisiaca, che si incarna nella possibile liberazione
dell'uomo alienato grazie ad una prepotente forma di creatività
le cui leggi lo renderebbero simile a Dio.
Il primo ambito eletto ed investito dalla necessità di classificazione
è la letteratura, individuata come alternanza tra due precise
ed antitetiche fasi: la amplique - ampiamento, investigazione
e descrizione di ciò che è altro dalla poesia, - e
la cisélante - distruzione, ripiegamento ed indagine
della poesia su sé stessa.
In questa logica, mentre nella fase amplique la poesia si esplica
sotto il profilo narrativo e pittorico della descrizione, in quella
cisélante essa, divenendo sostanzialmente musicale,
tende alla progressiva distruzione di qualsiasi elemento si frapponga
alla sua pura essenza in un processo che si estingue progressivamente
nell'autoreferenzialità.
Nel comporre questo secondo stato della poesia, che si qualifica
come una "evoluzione spirituale", Isou individua in Baudelaire il
punto iniziale del processo di "purificazione"; Baudelaire presenta
infatti il testo poetico come unità a sé stante, scissa
da elementi narrativi ed aneddotici, attuando la "destruction de
l'anecdote pour la forme du POEME"[7].
Alla personalità di Verlaine viene dedicato il successivo
sbocco "cesellante" che realizza l'unità formale del verso,
la "annihilisation du poème pour la forme du VERSE" [8],
mentre al maudit per eccellenza, Rimbaud, viene riservato
il compito di attuare la definitiva dissoluzione del verso e di
avverarne la sostituzione con la parola, la "destruction du vers
pour le MOT" [9].
La fase cisélante sembra poi apparentemente bloccarsi
con Mallarmè, che, riorganizzando la parola e conducendola
verso un ideale di estrema perfezione, apre invece il varco verso
un successivo sbocco, una successiva amplique. Sarà
poi compito di Dada quello di distruggere la parola e di sostituirle
il nulla.
Sembrerebbe a questo punto che il processo di alternanza delle fasi
sia destinato ad interrompersi, che non sia più possibile
offrire uno spazio per una nuova amplique, ma è
proprio in questo tratto che si interpone Isou: prendendo questo
"nulla" che è la lettre - sorta di morfema, senza
possibilità di significazione altra che l'evidenza di sé
stessa - Isou ridefinisce la poesia come "poesia di lettere" e non
più di parole, da cui il termine Lettrisme.
E' da qui che procede il tentativo isouiano di creare una nuova
fase "amplica", in cui le lettrie, o opere lettriste, dovrebbero
portare sulla superficie del quadro, almeno nelle intenzioni, un
susseguirsi di lettere private di significato: un "grado zero" [10]
della scrittura.
Questa programmatica destituzione del significato va a tutto vantaggio
del significante che, nelle intenzioni di Isou, è l'immagine
sonora della lettera: la nuova "bellezza sonora" che Isou vuole
creare è infatti un susseguirsi di suoni privi di significato.
Arriviamo al punto che ci interessa sottolineare: queste operazioni
estetiche - lettere-oggetti che, stagliandosi sul supporto tradizionale
della tela non sono solamente sonore, ma visibili - biforcano, pur
non volendo, il significante, e lo ridispongono quindi su due versanti:
quello della sonorità e quello della visibilità. Ed
è questo passaggio che ci rimanda inesorabilmente all'ipotetico
parallelo con le ricerche sul linguaggio di Christian Dotremont.
Mario Costa ne il "lettrismo" di Isidore Isou [11], specifica inoltre
come le prime sperimentazioni lettriste - nonostante la veemente
battaglia isouiana sulla lettre fosse stata condotta a spostare
il centro dell'attenzione dall'ambito della significazione a quello
della sonorità e della visibilità - abbiano in realtà
ceduto uno spazio al senso convenzionale della parola, e quindi
al suo significato. Nel testo di Costa si legge infatti:
"buona parte della prima produzione lettrista è falsamente
lettrista: i componimenti sono preceduti da titoli discorsivi che
introducono col mezzo abituale delle parole, al significato dei
suoni; i suoni descrivono o evocano un aneddoto, un sentimento,
un'azione... svolgendo ancora la normale funzione delle parole"[12].
Cosa con la quale conveniamo; se guardiamo con attenzione un'opera
di Isou del 1947, Larmes de jeune filles -poème
clos-, notiamo come, oltre alla funzione descrittiva del titolo,
compaia in basso al componimento - consistente di un'agglomerazione
di lettere derivanti da vari alfabeti, compreso il greco, assemblati
a sviare la possibilità di essere letti - una legenda.
Questo richiamo (anzi, più precisamente, questa notazione
a piè di pagina con tanto di numerazione progressiva di riferimento!),
spiega il significato, o letteralmente traduce il suono, delle lettere.
Troveremo così che al simbolo (, t corrisponde in nota la
parola soupir, ad M, m, il gémissement,
e via dicendo.
Mario Costa sottolinea poi come Isou non avesse compreso "che la
nuova positività della lettera e dei suoni" fosse "decisamente
venuta meno" e che la "nuova positività della lettera andasse
effettivamente ricercata aldilà del significato e del descrittivo
e quindi aldilà dell'amplique" [13]. Cosa che puntualmente
si sarebbe avverata nel prosieguo del processo di frantumazione
della parola e del linguaggio che Isou e i suoi declineranno nei
gradi dell'ipergrafia, della metagrafologia, della meccanica estetica
integrale, del poliautomatismo etc.; nella pratica cioè di
quell'arte infinitesimale o "estetica del frammento", su cui non
è agevole inoltrarci in questa sede [14].
Torniamo alla nostra indagine e continuiamo a ravvicinare la poetica
lettrista e le ricerche di Dotremont.
Questa finalità viene perseguita partendo dal presupposto
che il Lettrismo si avvaleva, almeno nei suoi esordi[15], della
medesima disquisizione sul doppio valore del linguaggio - visibilità
(pittorica) della lettera e contemporanea messa in scena della significazione
della parole - che si svela essere il nodo centrale nella poetica
di Christian Dotremont.
Siamo ancora in ambito teorico. Proviamo a fare una comparazione
di superficie, ponendo cioè attenzione a come alcune opere
lettriste risultino formalizzate. Ai nostri occhi, è facile
intravedervi strabilianti somiglianze. E' il caso ad esempio, di
un'opera di Maurice Lemaitre del 1950, il cui unico soggetto, che
campeggia in bella grafia sulla superficie quadrata della tela,
è il nome dell'autore.
Un'operazione che rimanda, con il distinguo di essere stata condotta
da un solo artista, alla sperimentazione delle peintures-mots,
volte a dimostrare l'uguaglianza segnica tra forme scritte e forme
pittoriche.
E ancora, tornando alla didascalia - la notazione a piè di
pagina - del Poème Clos di Isou, cui precedentemente
accennavamo, dobbiamo sottolineare come essa ci riporti inequivocabilmente
a intravedere un parallelo con le legende dei logogrammes
del nostro autore. Anche queste infatti appaiono come traduzione
- o significazione leggibile - del testo visibile ed incomprensibile.
Isou aveva inoltre sottolineato "sin dal 1952 che in ogni arte bisognava
partire dagli elementi materiali" [16]. Un orientamento similare
assumeva il concetto di grafia nella poetica di Christian Dotremont:
la scrittura rappresentava quella sponda materiale del linguaggio,
che, trascurata, aveva condotto il nostro autore a rimproverare
la linguistica di non essersene mai interessata[17].
Lo stesso afferma Costa nei riguardi di Isou:
"l'attuale filosofia del linguaggio, finisce con l'annullare, a
tutto vantaggio della parola, la spontaneità e la creatività
del soggetto che parla. Isou ebbe prestissimo la consapevolezza
di questo stato del soggetto e della parola" [18].
Isou aveva infatti impersonato nel linguaggio quell'impedimento
all'espressione del soggetto che è anche alla base delle
scritture "logogrammate" di Dotremont; esse rappresentano infatti
il tentativo di un costante superamento del significato convenzionale
della lingua francese giudicata insufficiente all'espressione completa
del soggetto, alla creatività.
Proprio riguardo alla nozione di "soggetto", Costa constata come
le varie concezioni della filosofia del linguaggio [19] e quelle
del lettrismo siano arrivate al medesimo esito; ovvero alla "soggezione
dell'uomo al linguaggio"[20], e al "riconoscimento che la parola
è in sé una potenza estranea e superiore al soggetto"
[21]. Applicando a questa riflessione il paradigma lacaniano di
"alienazione del soggetto" [22], scaturito dall'interpretazione
del linguaggio come espressione dell'inconscio, e non del soggetto
- in questo senso alienato, cioè scisso dall'inconscio -
egli può affermare che il titanico tentativo del lettrismo
volto ad attuare una rivitalizzazione dei significati e dei significanti,
e tutto focalizzato sulla centralità ed affermazione del
soggetto creante, sia pervenuto nei fatti, al suo esatto contrario.
In questo orizzonte, la nuova fase amplique teorizzata
da Isou approda, e teniamo a sottolineare che Costa afferma "quando
il lettrismo è veramente tale" [23], alla dispersione dell'io,
e alla creazione "di un universo senza centro, costituito di frammenti
di significanti" [24].
E' difficile pronunciare la stessa analisi riguardo alle azioni
creative del nostro autore Christian Dotremont. Il percorso della
scrittura duale dei logogrammes, è forse il più
inerente a riguardo. Essa ci sembra sostanzialmente visualizzare
il concetto saussurriano di parola come segno - nel senso di un'unità
logico-linguistica, una congiunzione tra significato e significante
- come avevamo precedentemente ammesso [25]. Non possiamo dimenticare
però che quello stesso concetto costituì il pilastro
della ulteriore dissertazione di Jacques Lacan il quale, scoperchiando
l'ellissi di de Saussure, poneva "l'accento non sulla funzione unificante
del segno, ma sulla barra (tra significante e significato n.d.a.)
come fattore di disgiunzione, di separazione" [26].
Questione di punti di vista se Christian Dotremont avesse voluto
dimostrarci che quella doppia scrittura, in bilico tra leggibilità
e visibilità - tra senso e significante - fosse un'unione,
o una divisione.
Ciò che ci appare chiaro, è che la motivazione a priori
del nostro autore era di creare con queste opere un unicum, realizzato
attraverso il processo uno della creazione; ma che di fatto lo spettatore
percepisce due differenti modalità espressive, e che Dotremont
avvera anch'egli - nella costituzione della sua poetica, dall'utilizzo
delle strutture rousselliane in poi - la continua implosione tra
significanti e significati.
Sotto questo punto di vista si può parafrasare l'analisi
di Costa e ipotizzare che anche Dotremont rientri nel vasto orizzonte
novecentesco di "fine dell'umanesimo" e nella tragica categoria
di "alienazione del soggetto" teorizzata in ambito filosofico, strutturalista
e psicanalitico. In tutto ciò, non si può però
eludere il valore del significato - motivo per il quale Costa applica
la sua analisi inoltrandola solo alle ulteriori progressioni del
movimento lettrista, indifferenti alla significazione - cui Dotremont
nel logogramme non rinuncia; la legenda serve infatti all'artista
per ribadire che i segni grafici apparentemente solo visibili, possono
essere compresi; appartengono anch'essi al vasto orizzonte del linguaggio.
In quest'ambiguità di fondo si racchiude, ai nostri occhi,
il potere e il valore dell'operazione dei logogrammes; ambiguià
che ci preoccupiamo di esporre, ma non di svelare.
Il Lettrismo prendeva piede nella Parigi del dopoguerra; il secondo
conflitto aveva ritardato la comprensione dei dibattiti e della
portata dei progetti interdisciplinari allora proposti dalle seconde
avanguardie; una rivalutazione di questi fermenti può, tutto
sommato, dirsi recente.
Torniamo proprio in quegli anni, nella Parigi del 1947, e precisamente
a quell'ultima seduta del Surréalisme Révolutionnaire,
che aveva sancito l'atto di morte della sezione francese e la nascita
del Cobra[27]. Dotremont, descrivendo l'atmosfera che si respirava
durante l'incontro, ci racconta che:
"La salle de Géographie (nella quale si teneva la seduta
n.d.a.) era spesso colma di gente. Questo funzionava, Breton aveva
delegato Hérold di insultarci, i lettristi suonavano il corno
da caccia (cosa alla quale noi rispondevamo mettendo su un'orchestra
di corni)" [28].
Certamente il virulento gruppo lettrista era allora noto per aver
movimentato numerosi eventi. Nel 1946, alla rappresentazione de
"La Fuite" di Tristan Tzara, mentre Michel Leiris si avviava a pronunciare
un breve intervento sul Dadaismo, un gruppo di lettristi aveva reclamato
la parola ed Isou in persona aveva improvvisato un discorso sui
fondamenti del Lettrismo e letto alcuni poemi composti di consonanti
e di vocali pure.
Tentando di immaginare quello che doveva essere lo sfondo, nella
Parigi del secondo dopoguerra, tra vari gruppi - surrealisti ortodossi,
ex main-à-plume, surrealisti rivoluzionari e cani
sciolti in cerca di novità - risulta piuttosto chiaro, oltre
ad averne avuto conferma dal nostro Dotremont, che i "contatti"
con i lettristi dovevano esser stati numerosi. E che sicuramente
non si era trattato solo di scontri, ma anche di scambi e vicendevoli
suggestioni.
NOTE
1 Cfr. Stewart Home, Neoismo e altri scritti. Idee critiche sull'avanguardia
contemporanea (a cura di Simonetta Fadda), Costa & Nolan, Milano,
1997; titolo originale: Neoism, Plagiarism & Praxis, AK Press, Edimburgh
and S. Francisco, 1995.
2 Non è possibile in questa sede accennare ad un panorama
dei movimenti anti-artistici. Cfr. Echaurren Pablo, Corpi Estranei.
Neosituazionisti, Antiartisti, Anarcoalieni, Nomi collettivi, Stampa
Alternativa, Roma, 2001.
3 Cfr. Stewart Home: Assalto alla cultura. Correnti utopistiche
dal Lettrismo a Class War (traduzione di Luther Blisset), AAA edizioni,
Bertiolo, 1996; titolo originale: The Assault on Culture utopian
currents from Lettrisme to Class War, Aporia Press & Unpopolar Books,
London 1988
4 All'ortodosso automatismo psichico bretoniano, il Cobra avrebbe
infatti affiancato l'automatismo "fisico" che, incentrato su una
concezione materialista e "fisica" dell'atto espressivo, concepiva
il pensiero come un'emanazione della materia ("réflexion
de la matière"), sottraendolo, di fatto, a quella dimensione
astratta e "meta-fisica" in cui Breton lo aveva relegato. Cfr. Asger
Jorn, Discours aux pingouins, in "Cobra" Bulletin pour la coordination
des investions artistiques. Lien souple des groupes experimentaux
danois (Host), belge (surréaliste-révolutionnaire),
hollandais (Reflex ), n. 1, Copenhagen, 1948, p.8.
5 Per brevità abbiamo accennato ai più importanti
teorici, o almeno ai più conosciuti teorici del Cobra. Non
dimentichiamo però di citare in nota P. Bury, M. Havrenne,
K. Appel e J. Noiret, e di sottolineare come la rivista "Cobra",
sia un'inesauribile fonte di apporti critici di illustri e improvvisati
commentatori.
6 Il Surréalisme Révolutionnaire fu fondato a Parigi
nel 1947 da Christian Dotremont. Il movimento sorgeva in reazione
alla definitiva virata esoterica del movimento surrealista "ortodosso"
connotandosi come la riedizione, a un ventennio di distanza, di
quel difficile accordo tra Surrealismo e Comunismo già consumato
da Breton
7 Isidore Isou, Introduction à une nouvelle poésie
et à une nouvelle musique, Gallimard, Paris, 1947.
8 Ibidem.
9 Ibidem.
10 L'utilizzo di questa definizione non è casuale; pone infatti
in correlazione l'avventura lettrista con le tesi del famoso saggio
di Roland Barthes Il grado zero della scrittura. Quel movimento
che Barthes ravvisava dal 1850 in poi - un processo di costruzione
della Letteratura come oggetto e di progressiva distruzione del
linguaggio che con Mallarmé aveva raggiunto il suo acme -
sarebbe secondo l'autore, alla base delle attuali trasformazioni
della scrittura volte a celebrare questa sorta di "assenza". A nostro
avviso, in queste ultime possono rientrare a pieno merito le sperimentazioni
lettriste. Cfr. Roland Barthes, Le degré zéro de l'écriture
suivi de nouveaux essais critiques, éditions du Seuil, 1953 e 1972;
Trad. it. di Giuseppe Bartolucci, Renzo Guidieri, Leonella Prato
Caruso, Rosetta Loy Provera, Il grado zero della scrittura seguito
da Nuovi saggi critici, Piccola Biblioteca Einaudi, Torino, 1982.
11 Mario Costa, Il "lettrismo" di Isidore Isou, creatività
e soggetto nell'avanguardia artistica posteriore al 1945, Carucci
Editore, Roma, 1980.
12 Ibidem, p. 25.
13 Ibidem. p. 25.
14 Ibidem.
15 Come ben specifica Mario Costa: "lo sviluppo ulteriore del lettrismo
...sempre più si è andato definendo come ricerca della
positività di un materiale che opera la distruzione progressiva
e radicale del significante". Ibidem, p 25- 26.
16 Citazione riportata da Mario Costa in Il "lettrismo" di Isidore
Isou..., op. cit., p. 27. 17 Cfr. Christian Dotremont, Linguistique
réelle, Editions, 1977.
18 Ibidem, p. 41.
19 Secondo Costa la filosofia del linguaggio si muove tra due concezioni
fondamentali delle quali "una attribuisce ogni priorità ed
ogni capacità fondante al soggetto, l'altra all'Essere".
In questa sede non è possibile delineare tutto lo svolgersi
di questa analisi. Cfr. Mario Costa, Isou e il linguaggio, in Il
"lettrismo" di Isidore Isou..., op. cit. pp. 39 - 43.
20 Ibidem, p. 40.
21 Ibidem.
22 Cfr. Antonio Di Ciaccia, Massimo Recalcati, L'inconscio strutturato
come un linguaggio e l'alienazione significante, in Jacques Lacan.
Un insegnamento sul sapere dell'inconscio, Bruno Mondadori, Milano,
2000, pp. 37 - 73.
23 Mario Costa, Il "lettrismo" di Isidore Isou..., op. cit. p. 43.
24 Ibidem.
25 Cfr. Vania Granata, Tra
parola e immagine: il Logogramme di Christian Dotremont, in
"Luxflux", la rivista della rete reale virtuale dell'arte contemporanea
n. 1, maggio 2003, www.luxflux.net .
26 Cfr. Di Ciaccia, Recalcati, Jacques Lacan..., op. cit., p. 51.
27 L'ultima seduta del Surréalisme Rvolutionnaire francese
fu abbandonata da Christian Dotremont, Joseph Noiret, Karel Appel,
Corneille ed Asger Jorn per fondare il Cobra. Lo stesso giorno,
8 novembre 1948, nel retrosala del Notre Dame Café a Parigi
fu stilato da Dotremont e firmato dai sei artisti, il volantino
La cause était entendue, che rappresenta l'atto di fondazione
del Cobra.
28 "La salle de Géographie du Boulevard Saint Germainest
souvent comble. ‚a marche, Breton délégue Hérold
pour nous insulter, les lettristes jouent du cor de chasse (ˆ quoi
nous répondrons en engageant un orchestre de cors de chasse)"
(corsivo nostro). Christian Dotremont La porte va enfin s'ouvrir
tout à fait: du surréalisme ˆ Cobra (1940-1948), (manuscritto
inedito di Christian Dotremont pubblicato da Joseph Noiret), in
"L'estaminet" n. 7, 1996.
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Christian Dotremont, Du tout le cirque de rectangle
aux coins blessants?, logogramme da Logogrammes II, 1965, pastello
nero su carta di giornale

Christian Dotremont, Bribes tracées brosées
brasées tressées tissées tassées, logogramme,
inchiostro di china su carta

Christian Dotremont, Lecture peinte, logogramme,
inchiostro di china su carta

Isidore Isou, Larmes de jeune fille - Poème
Clos -, 1947

Isidore Isou, pagina di Introduction à
une nouvelle poésie et à une nouvelle musique, Gallimard,
Paris, 1947
Isidore Isou, Dessin lettriste, 1947, inchiostro
su carta

Maurice Lemaitre, Ritratto di un nome, 1950

Christian Dotremont, Et le printemps?, logogramme
da Loogbook, 1974, inchiostro di china su carta
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