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LUOGHI
DELL'ARTE
Zona, non-profit art space.
Un esempio di spazio espositivo gestito da artisti nella Firenze
degli anni Settanta
di Daniela Voso
Zona è stato un collettivo di artisti attivo a Firenze
dalla metà degli anni Settanta alla metà degli
anni Ottanta.
Le intenzioni del collettivo furono quelle di sprovincializzare
la realtà artistica fiorentina, in particolar modo
quella legata ai linguaggi dell’arte concettuale e dell’arte
povera, attraverso la gestione autonoma e indipendente di
uno spazio espositivo, privo di una collezione propria, di
scopi commerciali e di finanziamenti strutturali provenienti
da enti pubblici o privati: Zona non.profit art space.
Il progetto di Zona nacque nel 1974 da un’idea di Mario
Mariotti, Paolo Masi e Maurizio Nannucci, di ritorno da una
mostra in Germania, e vi aderirono da subito Giuseppe Chiari,
Andrea Daninos, Bruno Gambone, Alberto Moretti e Massimo Nannucci.
Successivamente si aggiunsero Albert Mayr e Gianni Pettena.
Tutti artisti appartenenti all’area toscana, ed esponenti
di diverse discipline artistiche ed ambiti di ricerca.
Tale progetto conteneva in sé molti degli aspetti che
avevano caratterizzato il gruppo Fluxus e il movimento dell’Internazionale
Situazionista.
In primo luogo la volontà di appropriarsi delle fasi
di gestione del lavoro artistico, escludendo le figure professionali,
i luoghi e i canali di distribuzione tradizionalmente deputati
alla documentazione e divulgazione delle ricerche artistiche
sul territorio e di sostituirsi ad essi. Il collettivo si
occupava di contattare e invitare gli artisti, di ideare i
progetti, le manifestazioni, le rassegne, gli interventi,
di pubblicizzare le loro iniziative sul territorio e di documentarne
i risultati.
In secondo luogo la rivendicazione di autonomia e libertà
d’azione che confluiva nella scelta programmatica di
un’attività priva di scopi di lucro, per il conseguimento
di un’attività spontanea, perché fine
a sé stessa e non ad altri utili.
In terzo luogo l’approccio collettivo all’operazione
artistica, tipico dei situazionisti, che però a Zona
non confluì nell’anonimato, ma si tradusse nelle
intenzioni dei singoli elementi del collettivo di proporsi
come organizzatori e non come artisti, all’interno del
loro spazio.
Inoltre la presa di coscienza del valore estetico di azioni
o di interventi su oggetti d’uso quotidiano, tipica
del movimento fluxus.
Infine l’attenzione per le nuove tecnologie e le possibilità
di comunicazione, documentazione e gestione del lavoro che
queste offrivano, e che aprivano la strada per un affrancamento
dell’artista dalle figure professionali del sistema
dell’arte; la sensibilità per la cultura musicale,
per la multimedialità e per l’interazione linguistica
tra le diverse discipline.
Le intenzioni del progetto di Zona erano quelle di porsi come
referente spontaneo, perchè svincolato da fini economici,
della ricerca artistica contemporanea internazionale a Firenze,
e viceversa di quella fiorentina a livello internazionale.
Dunque di porsi come alternativa al sistema istituzionale,
nella promozione e nello sviluppo delle ricerche artistiche
attraverso un’operazione che promuovesse un confronto
diretto.
In particolare il collettivo si adoperò alla divulgazione
di quella ricerca d’avanguardia legata all’Arte
Povera e all’Arte Concettuale italiana e internazionale
attraverso un’attività eterogenea costituita
di rassegne, incontri, dibattiti, mostre, durante le quali
venivano esposte opere, eseguite performance, installazioni,
o presentate riviste e documenti che venivano lasciati alla
libera consultazione. L’attenzione del collettivo nei
confronti della ricerca artistica comprendeva qualsiasi canale
espressivo: a Zona venivano organizzate rassegne di film d’artista,
di stampa alternativa, di musica. Nel 1977 Zona inaugurò
una raccolta di lavori sonori legati alle ricerche sperimentali
della musica elettronica dagli anni Cinquanta e della poesia
sonora, la quale fu messa a disposizione per la libera consultazione.
Tra gli artisti di rilievo che esposero a Zona è opportuno
ricordare Bill Viola (1975), che in quel periodo lavorava
come tecnico per Art/Tapes/22 di Maria Gloria Bicocchi, sempre
a Firenze, e ancora non si era imposto come artista; James
Lee Byars (1975); il gruppo Ecart (1976) di Ginevra, un gruppo
di artisti dalla configurazione e dalle intenzioni simili
a quelle di Zona; i General Idea con la loro rivista File
(1978), Joseph Kosuth (1978), Sten Hanson (1979), Robert Lax
(1979), Ulises Carrion (1979), Michael Erlhoff e Uta Brandes
(1978, 1980, 1982, 1984), Bernard Hedesieck (1980), Henry
Chopin (1980), Logos Gent (Godfried Willem Raes e Moniek Darge,
1981), John Giorno (1983), Eldon Garnet (1983) James Coleman
(1984) e le Guerrilla Girls (1985). Tutte personalità
del panorama artistico internazionale appartenenti a diversi
ambiti, tra cui la Poesia Sonora, l’Arte Concettuale,
la musica sperimentale.
In un primo momento il collettivo si propose di documentare
sistematicamente e con cura scientifica la ricerca artistica
d’avanguardia legata all’impiego delle nuove tecnologie
attraverso la realizzazione sistematica di cataloghi, ma presto
il gruppo privilegiò l’aspetto operativo a quello
della documentazione.
Le iniziative di Zona avevano una configurazione eterogenea
e durante queste venivano spesso presentati materiali sonori,
documenti o video.
Ciascun artista che faceva parte del collettivo influiva sull’attività
di questo in relazione alle proprie competenze e alle proprie
intenzioni artistiche.
Tra tutti gli artisti la figura di Nannucci, risulta essere
la più determinante. Egli conduce da sempre una ricerca
legata alle forme della comunicazione intesa in senso estetico
ed in tutte le sue possibilità. In questo senso Zona
è un grande lavoro di comunicazione e di analisi delle
possibilità offerte dalla diffusione dei nuovi mezzi,
oltre che un momento compiuto di appropriazione delle fasi
di gestione del lavoro artistico.
Il contributo di Nannucci portò all’approfondimento
di tematiche specifiche della ricerca artistica, come la piccola
stampa(1975-6; 1984), il film d’artista (1976; 1980;
1984), la poesia sonora (1978-80), l’uso dei materiali
non tradizionali in arte come il timbro o la lettera (1977);
e all’approfondimento delle ricerche legate a territori
geografici tradizionalmente periferici rispetto al dibattito
internazionale, come l’Islanda (1979-80), L’Australia
(1983), il Brasile (1984); infine all’approfondimento
di tematiche specifiche come l’esposizione dei documenti
relativi all’Internazionale Situazionista (1977), al
gruppo fluxus (1976), e alla Patafisica (1981).
Nelle sue operazioni a Zona Maurizio Nannucci era spesso affiancato
dal fratello Massimo e da Paolo Masi.
Diversamente da quelle di Nannucci, le intenzioni di Mario
Mariotti erano più incentrate alla valorizzazione del
territorio e ad un analisi critica del sistema dell’arte.
Il suo intervento come organizzatore risulta sporadico rispetto
a quello di Nannnucci. Egli partecipò alla realizzazione
della mostra d’esordio del collettivo: Zona/Per Conoscenza
(1975), e curò la realizzazione di Zona/Monografie
(1977). La prima fu una rassegna che riepilogava la produzione
artistica toscana dell’epoca, mentre la seconda si presentò
come una traduzione estetica ed un’analisi compiuta
del sistema dell’arte nei suoi diversi aspetti, attraverso
una successione di interventi.
Infine Paolo Masi, pittore, accompagnò spesso Nannucci
nella realizzazione di iniziative tra cui Per Conoscenza (1975),
Artist film (1976), Zona Parola e Suono(1978), Guest Galleries(1981),
Zona Patafisica (1981), Zona radio (1981), small press scene
(1984),e singolarmente promosse Mater Materia (1977), una
mostra dedicata all’uso di materiali, come calcine e
gessi, in arte.
Albert Mayr condusse le operazioni legate alla diffusione
delle ricerche musicali d’avanguardia da solo (Zona
Music, 1977; Musica Zona, 1984) e con Maurizio Nannucci (Zona
Radio, 1981), ma soprattutto curando i singoli interventi
di artisti come Yves Bouliane (1978) gli Erlhoff (1978, 1980,
1982, 1984), Logos Gent (1981).
Gianni Pettena, architetto, organizzò alcune iniziative
come Architettura Corretta Londinese (1979), Transumanza (1983),
e Theatrum Artium (1984).
La gestione di uno spazio come Zona portò agli artisti
l’acquisizione di nuovi contatti e il consolidamento
di altri, e gli diede l’opportunità di farsi
conoscere in ambito internazionale e in particolare negli
ambienti legati ad una determinata ricerca, dandogli la possibilità
di esporre all’estero come nel Festival di Zona a Lund,
presso la Galleria St: Petri (1979) dove esposero tutti gli
esponenti del collettivo.
Il collettivo esordì con una rassegna dal titolo Per
Conoscenza, una rassegna che voleva fare il punto sulla situazione
artistica toscana d’avanguardia. La rassegna durò
tre mesi, durante i quali intervennero più di trenta
operatori culturali, tra cui artisti, fotografi, architetti,
musicisti e altre figure dell’ambito culturale, che
si misurarono con i linguaggi estetici. Oltre agli esponenti
del collettivo presero parte a Zona/Per Conoscenza Lanfranco
Baldi, Carlo Bertocci, Lapo Binazzi, Gianni Melotti, Ketty
La Rocca, Verìta Monselles, Giuseppe Chiari, Adolfo
Natalini, Andrea Granchi ed altri.
Questa manifestazione fu riproposta nel 1978 e ancora nel
1981. Le successive edizioni furono dei veri aggiornamenti
della prima poiché ogni volta furono presentati un
numero minore di artisti, i quali non avevano partecipato
alle edizioni precedenti della rassegna.
Un altro episodio significativo fu Zona/Monografie (1977):
una rassegna imponente, che voleva essere la traduzione estetica
del sistema dell’arte, analizzato e riprodotto in ogni
dettaglio, poiché con monografia si intendeva la descrizione
di ogni singolo aspetto del sistema artistico. Anche questa
rassegna durò circa tre mesi, durante i quali si susseguirono
gli interventi di artisti, editori, critici, accademici e
giovani artisti.
Questo fu uno degli episodi più interessanti realizzato
dal collettivo ed è stato accuratamente documentato,
per iniziativa di Mario Mariotti, in un grande foglio che
recupera le forme e le sembianze di un tatzebao cinese.
Questo documento è importante per definire la posizione
del collettivo nei confronti del sistema artistico costituito:
essi non volevano modificarlo poiché partivano dal
presupposto che una modifica avrebbe alterato il sistema e
lo avrebbe fatto diventare altro da sé, diversamente
volevano proporre una riflessione critica su tale sistema,
e sostituirsi ad esso: porsi come alternativa. Mario Mariotti
scrive: “…Ogni monografia è una descrizione
che, con il metodo della verifica interna al sistema dell’arte,
ne fornisce una immagine incompleta. L’insieme di queste
descrizioni è un’immagine elementare della loro
composizione a sistema.”; e ancora: “...Ogni sistema
contiene la sua qualità ed il suo difetto, ma non è
migliorabile. E’ possibile soltanto cambiare sistema…”;
sempre Mariotti: “L’istituzione artistica propone
storia dell’arte. Il sistema dell’arte sperimentale
si pone fuori della istituzione e propone sperimentazione.
Le proposizioni considerate trasferibili alla istituzione
passano alla storia dell’arte”. Durante questa
manifestazione Maurizio Nannucci fece un intervento insieme
a Fulvio Salvadori dal titolo “Concorsi a premi”.
Si trattava di una presa di posizione rispetto ai concorsi
a premi per artisti, utile alla riflessione sul sistema dell’arte,
che venne descritto come un sistema gerarchico, piramidale
e controllato, basato su parametri cronologici e sociali.
Nannucci e Salvadori scrissero: “Per la definizione
del sistema artistico possono essere di aiuto alcune considerazioni
sulla struttura gerarchica della società borghese.
Distinguiamo, rispetto al potere d’acquisto, tra: chi
può comprare opere originali, chi deve limitare il
proprio consumo all’arte riprodotta, chi ha un contatto
con l’arte attraverso i mass media. […] classe
borghese, classe media, proletariato. […] le opere dell’avanguardia
possono essere conosciute ai diversi livelli e tornare alla
base solo attraverso il filtro dell’informazione volgarizzata.
Il fenomeno della volgarizzazione può essere paragonato
ad un apparato digestivo, che lascia passare solo ciò
che ritiene assimilabile dal corpo sociale e scarta tutto
ciò che può essere pericoloso…”.
Da queste riflessioni emerge una posizione di dissenso rispetto
ai meccanismi del sistema artistico e culturale, che viene
visto come un apparato funzionale al mantenimento della gestione
del potere economico e politico, da parte di un’élite,
e riflette l’annoso dibattito sulla necessità
di affrancamento da parte degli artisti rispetto a questo
sistema per la difesa di una cultura spontanea e non indotta.
In questo senso l’attività di Zona va letta come
una delle espressioni più compiute di questo dibattito,
che ha le sue origini negli anni Cinquanta con la teorizzazione
de “La società dello spettacolo” di Guy
Ernest Debord.
L’esperienza di Zona esprime la comprensione da parte
degli artisti che vi presero parte e l’applicazione
pratica delle teorie formulate dal Situazionsimo e dal movimento
Fluxus, in un momento in cui la ricerca artistica recupera
il linguaggio figurativo e torna ad essere, per molti, una
ricerca isolata ed intimista; un momento di transito tra le
utopie degli anni Sessanta e la disillusione della cultura
postmoderna. Zona si inserisce in un contesto artistico vivace,
come quello fiorentino, che negli anni Sessanta aveva dato
origine a espressioni artistiche come la Poesia Visiva e l’Architettura
Radicale; e in un clima sociale caratterizzato da uno scontro
politico aspro e generalizzato come quello dell’Italia
della seconda metà degli anni Settanta.
Il principale merito di Zona stato in definitiva proprio quello
di essersi posta come luogo di congiunzione tra le ricerche
artistiche internazionali e quelle locali.
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a cura di Angela Vettese, cat. mostra a Fattoria di Celle
Santomaso di Pistoia 3 giu–30 set 2002, Maschietto ed.
Pistoia 2002.
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Da sopra:
Visione della stanza superiore di Zona, foto Gianni Melotti.
Programma della rassegna Zona/Per Conoscenza, Firenze,
Zona non-profit art space, 1975.
Invito realizzato per la quarta settimana della rassegna Zona/Monografie,
retro.
Invito realizzato per l'intervento di Michael Brandes e Uta
Erlhoff a Zona il 2 marzo 1984, durante il quale proposero
un progetto di radio libera su cassetta.
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