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N°12/2005
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Lampi sul messico

I Méssages messicani di Antonin Artaud

REGIONES

La scoperta che "io" fa dell' "altro"
di Lucrezia Cippitelli

Durante i primi tren'anni del XX secolo, il Messico è una meta particolarmente ambita tra gli intellettuali occidentali. Già dagli anni Dieci è la rivoluzione ad attrarre giornalisti e scrittori; il Messico di questi anni possiede un altro innegabile fascino, quello del paese in lotta per la propria emancipazione. "…The Mexican Revolution was the first in this century of revolutions; Mexicans the firs people in this era to break through, tear apart the old constricting structures, and literally pull themselves up by the roots, to make a more just, humane and rational society…", recita l'introduzione del saggio di Anita Brenner, Idols behind altars, che porta come sottotitolo: Storia dello spirito messicano.
Il saggio, scritto negli anni Venti dopo un lungo periodo di permanenza in Messico, è stato pubblicato a New York nel 1929. Percorrendo le tappe storiche della regione messicana, viene individuata l'esistenza di un'identità culturale messicana (lo spirito messicano), latente, che attraversa tutte le epoche manifestandosi nell'arte, nelle tradizioni popolari, nelle espressioni culturali e tradizionali di tutti gli abitanti della regione. L'autrice sottolinea come la rivoluzione del 1910 abbia avuto un ruolo fondamentale nel disvelare questo spirito messicano, che diverrà poi il nucleo centrale per la costruzione di un'identità nazionale.

Il saggio, scritto quasi contemporaneamente agli avvenimenti che cambiano il corso della storia messicana, si basa su una visione interdisciplinare della storia culturale messicana e per la prima volta nella storiografia sottolinea il ruolo centrale della rivoluzione. Quest'assunto importante verrà ripreso negli anni successivi da Octavio Paz che parlerà di Révolution come Révelation: "...La Révolution du Mexique ne fut rien que la dècouverte du Mexique par les mexicains...", rivelazione delle radici culturali dello stato messicano, che affondano nella recente storia coloniale e soprattutto nelle cultura precolombiana, che improvvisamente appaiono in tutta la loro importanza agli occhi dei messicani. Della rivoluzione messicana ci parla John Reed che tra il 1913 ed il 1914 è, come giovane inviato del New York Post, in Messico al seguito degli insorgenti di Pancho Villa che accompagna in guerra. Gli articoli che scrive per il suo giornale sono l'ossatura centrale su cui si basa il libro Insurgent Mexico, pubblicato a New York nel 1922. Di tutt'altro genere la visione dello scrittore David Herbert Lawrence, in Messico dal 1923 per lavorare ad un romanzo sull'incontro tra la cultura europea- statunitense con quella messicana (qui rappresentata con la sopravvivenza degli Aztechi nel Messico moderno). Sguardo molto diverso da quello di Reed, nel Serpente Piumato Lawrence ci immette in una realtà esotica e spirituale, che pare non aver risentito della cultura occidentale. I documenti esaminati in seguito appartengono ad un periodo particolare della storia europea: gli anni del crollo della Repubblica di Weimar e dell'ascesa del nazismo, della sanguinosa Guerra Civile Spagnola, dell'autoritarismo stalinista in Unione Sovietica. Per gli intellettuali europei dissidenti, il Messico incarna in questi anni l'idea dell'isola democratica in cui rifugiarsi "…Nel periodo tra le due guerre il Messico esercita una grande attrazione per gli intellettuali francesi. Durante i sette anni della presidenza di Lázaro Cárdenas (1934- 1940) il Messico è un'isola democratica in un mondo che va alla deriva. L'asilo politico che Cárdenas concede a Trotskij è una piccola, ma importante, manifestazione della liberalità e dell'indipendenza di un governo…". Dopo la rivoluzione del 1910, infatti, il Messico è governato da un partito che si dice successore della rivoluzione; a fasi alterne questo partito porta avanti una serie di riforme finalizzate a rendere il paese uno stato moderno e dotato di una propria identità culturale. Majakovskij è in Messico nel 1924. La mia scoperta dell'America, è il diario del viaggio che compie tra il 1924 ed il 1925 nel continente americano. Messico è il titolo del capitolo dedicato all'unico stato dell'America Latina che "scopre". Appassionato della storia recente del Messico e dei suoi abitanti, il reportage del poeta russo apre anche una riflessione sul rapporto tra l'avanguardia europea e la cultura messicana di quegli anni: non era possibile la comprensione reciproca, rappresentando entrambe troppo peculiarmente due tipi di società molto differenti. In Messico la via del rinnovamento dell'arte e della rottura con le regole passa inevitabilmente per il fatto politico (la rivoluzione); non può che esserne espressione un'arte che cerchi di coinvolgere la maggioranza delle persone (gli abitanti degli stati più poveri e lontani dal centro, Città del Messico, esclusi fino a quel momento dai circuiti culturali). La pittura sui muri degli edifici pubblici assume, dopo la rivoluzione, una funzione comunicativa e didascalica, funzione che negli anni avev precedenti aveva già assunto anche la stampa popolare, diffusa in tutti gli strati della popolazione, di cui José Guadalupe Posada è stato il personaggio più rappresentativo insieme a José Clemente Orozco negli anni successivi. Nel 1927 Max Ernst e la sua compagna visitano il Messico, decidendo di stabilirvisi per un breve periodo. Tra il 1931 ed il 1932 anche Ejzenstejn percorre il Messico da "nord a sud, da est a ovest" (come viene spiegato nell'introduzione del film- documentario Que viva México!) guidato da Rivera, Siqueiros ed Orozco, alla ricerca di materiale per il suo film americano che non vedrà mai montato.
Antonin Artaud, rotti ormai da dieci anni i legami con il gruppo surrealista, nel 1936 va nella zona desertica centro- settentrionale del Messico per studiare i riti legati all'assunzione del peyote tra la popolazione tarahumara e per cercare "...una nuova idea dell'uomo". Quando nel 1936 Diego Rivera chiede asilo politico per Leon Trotskij, il presidente Lazaro Cardenas, fautore di una politica di modernizzazione economica e leader del Parito Rivoluzionario Nazionale tornato al governo dopo gli anni della dittatura militare di Plutarco Calles, non esita a concederglielo. Il viaggio di Andrè Breton in Messico coincide con il periodo in cui Trotskij vi è ospite. L'incontro con "...l'uomo che fu la testa della rivoluzione del 1905, una delle due teste di quella del 1917...e le cui opere fanno più che istruire poiché spingono a drizzarsi...", la redazione del Manifesto per un'arte rivoluzionaria e indipendente e la fondazione del F.I.A.R.I. ("Federazione Internazionale dell'Arte Rivoluzionaria e Indipendente"), l'inaugurazione di un'Esposizione Internazionale del Surrealismo a Città del Messico nel 1940 sono i fatti salienti di questo viaggio. Tornato in Francia, Breton parla del Messico come "paese surrealista" in ogni suo angolo, ricorda e loda Frida Kahlo definendola pittrice surrealista.


Andé Breton, Diego Rivera e Leon Trotskij a Città del Messico nel 1937

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