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Lampi sul messico
I Méssages
messicani di Antonin Artaud
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REGIONES
La scoperta che "io" fa dell' "altro"
di Lucrezia Cippitelli
Durante i primi tren'anni del XX secolo, il Messico è
una meta particolarmente ambita tra gli intellettuali occidentali.
Già dagli anni Dieci è la rivoluzione ad attrarre
giornalisti e scrittori; il Messico di questi anni possiede
un altro innegabile fascino, quello del paese in lotta per
la propria emancipazione. "…The Mexican Revolution
was the first in this century of revolutions; Mexicans the
firs people in this era to break through, tear apart the old
constricting structures, and literally pull themselves up
by the roots, to make a more just, humane and rational society…",
recita l'introduzione del saggio di Anita Brenner, Idols behind
altars, che porta come sottotitolo: Storia dello spirito messicano.
Il saggio, scritto negli anni Venti dopo un lungo periodo
di permanenza in Messico, è stato pubblicato a New
York nel 1929. Percorrendo le tappe storiche della regione
messicana, viene individuata l'esistenza di un'identità
culturale messicana (lo spirito messicano), latente, che attraversa
tutte le epoche manifestandosi nell'arte, nelle tradizioni
popolari, nelle espressioni culturali e tradizionali di tutti
gli abitanti della regione. L'autrice sottolinea come la rivoluzione
del 1910 abbia avuto un ruolo fondamentale nel disvelare questo
spirito messicano, che diverrà poi il nucleo centrale
per la costruzione di un'identità nazionale.
Il saggio, scritto quasi contemporaneamente agli avvenimenti
che cambiano il corso della storia messicana, si basa su una
visione interdisciplinare della storia culturale messicana
e per la prima volta nella storiografia sottolinea il ruolo
centrale della rivoluzione. Quest'assunto importante verrà
ripreso negli anni successivi da Octavio Paz che parlerà
di Révolution come Révelation: "...La Révolution
du Mexique ne fut rien que la dècouverte du Mexique
par les mexicains...", rivelazione delle radici culturali
dello stato messicano, che affondano nella recente storia
coloniale e soprattutto nelle cultura precolombiana, che improvvisamente
appaiono in tutta la loro importanza agli occhi dei messicani.
Della rivoluzione messicana ci parla John Reed che tra il
1913 ed il 1914 è, come giovane inviato del New York
Post, in Messico al seguito degli insorgenti di Pancho Villa
che accompagna in guerra. Gli articoli che scrive per il suo
giornale sono l'ossatura centrale su cui si basa il libro
Insurgent Mexico, pubblicato a New York nel 1922. Di tutt'altro
genere la visione dello scrittore David Herbert Lawrence,
in Messico dal 1923 per lavorare ad un romanzo sull'incontro
tra la cultura europea- statunitense con quella messicana
(qui rappresentata con la sopravvivenza degli Aztechi nel
Messico moderno). Sguardo molto diverso da quello di Reed,
nel Serpente Piumato Lawrence ci immette in una realtà
esotica e spirituale, che pare non aver risentito della cultura
occidentale. I documenti esaminati in seguito appartengono
ad un periodo particolare della storia europea: gli anni del
crollo della Repubblica di Weimar e dell'ascesa del nazismo,
della sanguinosa Guerra Civile Spagnola, dell'autoritarismo
stalinista in Unione Sovietica. Per gli intellettuali europei
dissidenti, il Messico incarna in questi anni l'idea dell'isola
democratica in cui rifugiarsi "…Nel periodo tra
le due guerre il Messico esercita una grande attrazione per
gli intellettuali francesi. Durante i sette anni della presidenza
di Lázaro Cárdenas (1934- 1940) il Messico è
un'isola democratica in un mondo che va alla deriva. L'asilo
politico che Cárdenas concede a Trotskij è una
piccola, ma importante, manifestazione della liberalità
e dell'indipendenza di un governo…". Dopo la rivoluzione
del 1910, infatti, il Messico è governato da un partito
che si dice successore della rivoluzione; a fasi alterne questo
partito porta avanti una serie di riforme finalizzate a rendere
il paese uno stato moderno e dotato di una propria identità
culturale. Majakovskij è in Messico nel 1924. La mia
scoperta dell'America, è il diario del viaggio che
compie tra il 1924 ed il 1925 nel continente americano. Messico
è il titolo del capitolo dedicato all'unico stato dell'America
Latina che "scopre". Appassionato della storia recente
del Messico e dei suoi abitanti, il reportage del poeta russo
apre anche una riflessione sul rapporto tra l'avanguardia
europea e la cultura messicana di quegli anni: non era possibile
la comprensione reciproca, rappresentando entrambe troppo
peculiarmente due tipi di società molto differenti.
In Messico la via del rinnovamento dell'arte e della rottura
con le regole passa inevitabilmente per il fatto politico
(la rivoluzione); non può che esserne espressione un'arte
che cerchi di coinvolgere la maggioranza delle persone (gli
abitanti degli stati più poveri e lontani dal centro,
Città del Messico, esclusi fino a quel momento dai
circuiti culturali). La pittura sui muri degli edifici pubblici
assume, dopo la rivoluzione, una funzione comunicativa e didascalica,
funzione che negli anni avev precedenti aveva già assunto
anche la stampa popolare, diffusa in tutti gli strati della
popolazione, di cui José Guadalupe Posada è
stato il personaggio più rappresentativo insieme a
José Clemente Orozco negli anni successivi. Nel 1927
Max Ernst e la sua compagna visitano il Messico, decidendo
di stabilirvisi per un breve periodo. Tra il 1931 ed il 1932
anche Ejzenstejn percorre il Messico da "nord a sud,
da est a ovest" (come viene spiegato nell'introduzione
del film- documentario Que viva México!) guidato da
Rivera, Siqueiros ed Orozco, alla ricerca di materiale per
il suo film americano che non vedrà mai montato.
Antonin Artaud, rotti ormai da dieci anni i legami con il
gruppo surrealista, nel 1936 va nella zona desertica centro-
settentrionale del Messico per studiare i riti legati all'assunzione
del peyote tra la popolazione tarahumara e per cercare "...una
nuova idea dell'uomo". Quando nel 1936 Diego Rivera chiede
asilo politico per Leon Trotskij, il presidente Lazaro Cardenas,
fautore di una politica di modernizzazione economica e leader
del Parito Rivoluzionario Nazionale tornato al governo dopo
gli anni della dittatura militare di Plutarco Calles, non
esita a concederglielo. Il viaggio di Andrè Breton
in Messico coincide con il periodo in cui Trotskij vi è
ospite. L'incontro con "...l'uomo che fu la testa della
rivoluzione del 1905, una delle due teste di quella del 1917...e
le cui opere fanno più che istruire poiché spingono
a drizzarsi...", la redazione del Manifesto per un'arte
rivoluzionaria e indipendente e la fondazione del F.I.A.R.I.
("Federazione Internazionale dell'Arte Rivoluzionaria
e Indipendente"), l'inaugurazione di un'Esposizione Internazionale
del Surrealismo a Città del Messico nel 1940 sono i
fatti salienti di questo viaggio. Tornato in Francia, Breton
parla del Messico come "paese surrealista" in ogni
suo angolo, ricorda e loda Frida Kahlo definendola pittrice
surrealista.
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Andé Breton, Diego Rivera e Leon Trotskij a Città
del Messico nel 1937
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