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REGIONES
Cina. Pechino (Beijing). Factory 798
di Antonella Flammini
Il complesso di edifici e spazi aperti che costituisce questa
fabbrica riflette in sé molte delle scelte che sono
state compiute in Cina negli anni ’50 e che hanno determinato
il suo divenire: interamente finanziata dallo Stato, essa
è il risultato di una stretta collaborazione con la
Germania dell’Est e con l’Unione Sovietica; il
complesso industriale occupa circa un chilometro quadrato,
comprendendo la sua sezione produttiva e gli spazi destinati
alle abitazioni dei dipendenti e dei servizi.
Un’apertura al confronto con le altre culture che prefigura
il più recente passato degli ultimi dieci anni, quando
un gruppo di artisti si è trasferito in quest’area
ormai in parte dismessa, caricandola di un nuovo significato:
in essa ora si propongono attività culturali ed artistiche,
in uno spazio precedentemente utilizzato per la produzione
di componenti elettroniche destinate ai mezzi di comunicazione
a distanza ed alla difesa. E’ stato un evento generato
dal contesto sociale e culturale creatosi già negli
anni ’80 in Cina, quando si è assistito ad una
maggiore apertura nei confronti delle arti e si sono poste
le condizioni per avviare un dibattito sulle nuove frontiere
dell’arte: proprio a Pechino un gruppo di artisti aveva
già scelto i dintorni dello Yuanmingyuang(Giardino
della Perfezione e dello Splendore), ad est del Palazzo d’Estate
ed in corrispondenza con l’esposizione d’arte
contemporanea del 1989 alla Galleria d’Arte Moderna
molti altri si erano uniti a loro, creando un centro di sperimentazione
d’avanguardia che è stato però forzatamente
chiuso agli inizi degli anni ’90. E’stato allora
che i bassi prezzi degli affitti degli spazi disponibili nella
Factory li hanno resi interessanti per alcuni degli artisti
suddetti, accanto alla favorevole posizione nella periferia
nord-est della capitale, prossima alla nuova sede dell’Accademia
di Belle Arti, al quartiere delle ambasciate,alle sedi di
molte aziende internazionali ed all’arteria di congiunzione
con l’aeroporto.
Dal 1997, agli studi ed alle abitazioni d’artista si
è unita una casa editrice con relativo sito informatico
e libreria, si sono unite gallerie, bar e ristoranti con annesse
librerie e ambienti destinati a mostre ed anche gli spazi
aperti sono sede di creazione ed esposizione di opere. La
Factory 797 è ormai un punto di riferimento per artisti,
galleristi e tutti coloro che sono interessati alle varie
attività che vi hanno luogo ed è inoltre disponibile
per ulteriori interventi, quali eventi teatrali, musicali
o più spiccatamente legati all’imprenditoria.
Anche lo Stato ha seguito fin dall’inizio il divenire
di questa nuova realtà: già nel 1995 vi si è
insediato un laboratorio di scultura dell’Accademia
di Belle Arti, mentre si affittavano i primi spazi agli artisti,
consentendo loro di effettuare la propria esperienza creativa
in uno spazio pubblico; va inoltre ricordato che la maggior
parte degli artisti si forma in Cina nelle Accademie, per
acquisire la conoscenza delle tecniche, manifestazione tangibile
di una ricerca millenaria e continua: anche il direttore dell’Istituto
di Scultura dell’Accademia, Sui Jianguo, ha aperto il
proprio studio nella Factory nel 2000.
Ed è negli spazi di questa fabbrica che si sono avute
le proposte artistiche più interessanti a Pechino:
l’inaugurazione della mostra “Beijing afloat”
nel 2002 è stata il segnale dell’esistenza della
Factory quale spazio di interscambio tra arte, cultura,tecnologia
ed impresa ed una spinta all’apertura di altri spazi
al suo interno; alla mostra ha partecipato con una sua “performance”
Huang Rui, attivo a Tokyo per una decina d’anni prima
di tornare a Pechino ed essere tra i principali promotori
dell’attuale esperienza, attraverso varie attività
volte per un verso alla diffusione della sua conoscenza tramite
varie pubblicazioni e per l’ altro all’intervento
diretto attraverso la progettazione di molti degli interventi
di ristrutturazione degli spazi destinati a divenire studi,
in un rapporto di continuità con la precedente destinazione.
Nel 2003 si è svolta la prima Biennale d’Arte
di Pechino ed il luogo più rappresentativo della ricerca
contemporanea è ancora stato la Factory 798, che ha
fornito legittimazione ai nuovi talenti, li ha collegati al
mercato internazionale ed ha presentato nuove ipotesi di interazione
tra spazio espositivo (e la sua storicità), curatore,
artisti e pubblico.
Un esempio particolarmente significativo è costituito
dalla mostra “Tui- Trasfiguration”, in cui il
curatore Wu Hung ha esposto dodici serie di fotografie scattate
da Rong Rong ed Inri negli ultimi dieci anni: egli ha inteso
realizzare “un’esposizione sperimentale, che poneva
domande riguardo al linguaggio, il sito, i fruitori e la funzione
stessa dell’esporre. Questi due propositi non sono separati.
Infatti lo scopo finale di questo progetto è di creare
una simbiosi tra il contenitore della mostra e la mostra stessa.
Le foto narrano l’interazione dei due artisti con l’ambiente
naturale ed urbano,il sito espositivo –un negozio abbandonato
della fabbrica- racconta una storia su Pechino e la Cina.
Riunire queste due storie in una coerente esibizione rafforza
i loro messaggi e crea uno spazio artistico col quale i fruitori
possono interagire”(1). Ed ancora altre proposte vengono
presentate tuttora.
E’ nata quindi una nuova idea di luogo ove “fare
arte “ come forma di partecipazione sociale: un’ipotesi
da seguire nei suoi futuri sviluppi con grande attenzione,
all’interno di un contesto quale quello cinese, ove
il rapporto tra il singolo e la collettività è
fin dalle origini vissuto come vincolo indissolubile.
NOTE:
(1)Wu Hung, Exhibiting Experimental Art in China (Chicago:
Smart Museum of Art,
2001), pp.148-50.
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