Il fuoco ed
il giardino
di Manuela Feliziani
Sono state la fama degli Etruschi e la bellezza del paesaggio di questo
angolo remoto del centro Italia che hanno indotto Paul
Wiedmer e Jacqueline Dolder a stabilirsi presso la Serpara.
Siamo a pochi chilometri da Civitella d'Agliano, un piccolo centro
agricolo del versante viterbese della valle del Tevere a forte vocazione
vitivinicola, situato nel cuore dell'Etruria. Qui le rosse rupi tufacee
si ergono su forre profonde e appaiono come isole sul biancore lunare
della Valle dei Calanchi. Ci troviamo a met strada fra la citt di
Orvieto e Bomarzo, il piccolo borgo dove Vicino Orsini cre con la
grigia lava dei massi erratici il Sacro Bosco, un suggestivo quanto
insolito giardino di sculture che ancora oggi affascina gli artisti
di tutto il mondo e che stata la fonte a cui molti giardini d'artista
si sono ispirati.
La Serpara, luogo dal toponimo certamente intrigante che evoca in
noi l'idea di una vita brulicante in un ambiente sicuramente caldo
ed umido come si conviene alla vita dei rettili, un vero e proprio
angolo di paradiso: una valle verdeggiante ricca di acque sorgive,
incisa nel tufo dal millenario scorrere del Rio Chiaro. Esposta in
direzione est-ovest, e quindi coperta ai gelidi venti invernali che
in questa zona spirano frequentemente, essa possiede un microclima
che vi rende la natura assai rigogliosa in ogni stagione dell'anno.
Piccole strutture rurali, appartenute ad un piccola comunit contadina
che ancora vi viveva quando i Wiedmer vi si trasferirono, si susseguono
lungo la stradina che sale longitudinalmente alla valle e costituiscono
i vari ambienti dove l'artista vive e lavora.
In questo luogo la presenza umana, pur evidente, rimane in sordina
rispetto alla dominante naturale, nello stesso modo le sculture che
la abitano vi si inseriscono con discrezione, la stessa discrezione
con la quale Wiedmer, soltanto dopo un percorso di vita vissuta, fatta
di conoscenza reciproca e di integrazione fra l'uomo, l'artista e
l'ambiente, ha maturato l'idea di costruirvi un giardino. Ponendo
in esso dei segni, egli non cercava un nuovo sfondo per le sue sculture,
desiderava creare relazioni fra esse e l'ambiente naturale, sperimentare
nuovi stimoli, nuove sinergie.
Emerge una ricerca che mira ad annullare la staticit dell'opera d'arte
scolpita ponendola in un contesto vivo e mutevole, ma anche di rendere
partecipe lo spettatore fronte ad essa. Lo constatiamo nel momento
in cui, iniziando il percorso, percepiamo la nostra posizione duplice
di attori e fruitori, completamente e consapevolmente immersi in questa
opera globale e tuttavia segmento necessario per renderla viva ed
attiva.
A mano a mano che ci addentriamo nel giardino, le sculture, spesso
celate volutamente dalla vegetazione, ci sorprendono animandosi al
nostro passaggio. Una fiamma rossastra guizza dalle superficie rugginose,
accendendosi grazie ad una cellula fotoelettrica, e ci coglie di sorpresa
procurandoci un attimo di emozione.
Queste opere tradiscono cos la loro apparente staticit rendendo
esplicita parte della vita che le ha create: permane in esse una doppia
energia, quella creativa, scaturita dalla mano dell'artista, prolungamento
ideale della sua mente, che genera la loro forma, e l'energia naturale
che viene dal fuoco, come elemento creatore per eccellenza, al quale
vuole rendere omaggio questo parco. Fu il fuoco dei vulcani che plasm
queste terre parecchi milioni di anni fa, e vi lasci i segni del
suo passaggio nel rosso del tufo. Il fuoco fu principio di vita per
l'uomo che lo scopr e seppe sfruttarne l'energia, come ha fatto l'artista
per lavorare il ferro che la materia da lui prediletta. Da sempre
infatti Wiedmer si misura con questo materiale, sia utilizzando materiali
di recupero, sia fondendolo lui stesso. Un materiale difficile, pesante,
al quale la mano esperta dell'artista ha saputo dare vita in modo
inconsueto, ed i cui ossidi di superficie si inseriscono con grande
naturalezza nell'ambiente, del quale riprende i caldi toni rossastri.
La stessa cosa avvenuta nel 1995, quando egli ha sperimentato per
la prima volta questa relazione ambientale in un contesto eccezionale,
quello di Civita di Bagnoregio. Nel paese che muore, nato da un eruzione
vulcanica in mezzo al mare che bagnava milioni di anni fa i calanchi
di oggi, Wiedmer ha riacceso con le sue opere fiammeggianti la memoria
della nascita, creando con le sue sculture una installazione che interessava
gli spazi dell'intero paese.
La vena nordica dell'artista, talvolta forte e provocatoria in certe
opere costituite da assemblaggi ferrosi, a contatto dell'ambiente
naturale si era, gi allora, stemperata e classicizzata accogliendo
in s l'intrinseca sacralit della natura. Aveva quindi realizzato
templi e palazzi a pi colonne che poi pose nella valle. Durante il
giorno la luce solare che li attraversa disegna geometrie sul terreno,
di notte la luce rossa della fiamma ne svela fugacemente le forme,
nelle notti di luna piena una luce argentea filtra dai fori del soffitto
che diviene cielo stellato.
Questo moderno Efeso venuto dal Nord non somiglia affatto a quella
divinit mediterranea, troppo azzurro lo sguardo e possente il fisico.
Ma di quell'antico dio, tanto ombroso di carattere quanto invece
cordiale l'artista, egli ha ereditato la perizia nel lavorare i metalli,
riconosciuta da altri artisti con i quali egli ha collaborato in passato.
Lo sottoline Daniel Spoerri che in uno dei nostri incontri nel suo
giardino di Seggiano mi disse "nessuno sa lavorare il ferro meglio
di Paul Wiedmer". Spoerri possiede nel suo giardino, che segue di
poco l'apertura della Serpara, una scultura dell'artista, un enorme
drago coperto dal verde di un rampicante che sputa fuoco al passaggio
dei visitatori, come qui alla Serpara, un gigantesco rospo, ben ambientato
in questa valle umida, sembra colpirci con la sua lingua vischiosa
al nostro avanzare. E' l'omaggio che l'artista ha voluto esplicitamente
rendere al Sacro Bosco di Bomarzo che, fra gli esempi del passato,
sembra essere la fonte pi feconda.
Anche Wiedmer possiede una scultura di Spoerri nel giardino, una testimonianza
dell'antica amicizia che li lega fin da quando nel 1977 realizz con
lui, Tinguely, Niki de Saint Phalle e Bernhard Luginbuhl, presso il
Forum del Centro Pompidou a Parigi, il Krokrodrome par Zig et Puce,
un enorme drago abitabile dove gli artisti, come in un museo, esponevano
in modo provocatorio le proprie opere.
Altre sculture di artisti invitati da Wiedmer occupano la valle, creando
un percorso pieno di stimoli per il visitatore, perfettamente in tono
con lo spirito del giardino dove prevale questo senso di sorpresa
e di ironia.
Inoltre la valle della Serpara anche spazio botanico dove ogni essenza,
sia locale che importata, trova un suo spazio ed una sua importanza
pari alle opere d'arte : il percorso botanico si incrocia e si svolge
sotto i nostri occhi accanto alle opere dell'artista, in un armonico
alternarsi di artificio e natura come nei giardini antichi.
Sul nostro sentiero troviamo indicazioni didascaliche sulle piante
locali ma anche sulle innumerevoli piante di bamb provenienti da
tutte le parti del mondo, di cui il giardino ricco: diverse tonalit
di verde e tipologie di portamento si accostano alle piante locali,
a volte discreto, oppure tanto elevato da essere ombroso ed intricato
come una foresta.
L'amore dell'artista per questa pianta nasce dal soggiorno cinese
del 1991. Egli la utilizza a scopo pratico nel giardino in diverse
occasioni, e vi ha persino realizzato una scultura luminosa, in occasione
dell'esposizione degli alberi di natale, a Ginevra nel 2002. E' la
versatilit della pianta che affascina Wiedmer, la sua forza contrapposta
a flessibilit e duttilit che in un certo senso lo rendono complementare
al metallo. Inoltre i germogli di bamb costituiscono un autentica
specialit culinaria servita agli ospiti quando, ogni anno, la notte
di Pentecoste, la valle diviene lo scenario di una bellissima festa
all'aperto. Nell'oscurit le fiamme si accendono regalando visuali
inconsuete agli ospiti che, degustando i suoi prodotti, sperimentano
ogni sfumatura sensoriale di questo luogo. Si compie cos quel percorso
ideale di cui il giardino diviene metafora, come luogo dove i contrasti
eterogenei raggiungono quel raro equilibrio, che lo rendono crocevia
in cui la storia si incontra con il mito, l'arte con la natura, la
sorpresa con l'ironia.
Espongono a La Serpara:
Thomas Baumgartel, Bruno Ceccobelli, Res Ingold, Wilhelm Koch, Daniel
Kufner, Attilio Pierelli, Reini Ruhlin, Pavel Schmidt, Daniel Spoerri,
Ursula Stalder, Paul Wiedmer.
Bibliografia
E. Weddigen,"Museo del Fuoco", Galerie am Marktplatz, Buren 1993.
H. Baumann, "Paul Wiedmer. Civita.1995", P. Wiedmer, Burgdorf, 1995.
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Paul Wiedmer, Albero di fuoco , ferro,
1980i

Paul Wiedmer, Tempio a ventuno colonne
ferro, 1987

Paul Wiedmer, Palazzo, ferro, 1984

Paul Wiedmer, Colonne di fuoco, ferro,
1981 
Paul Wiedmer, Scultura di fuoco , ferro,
1975 |