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Pense-bête , 1964,
libri, carta , gesso, 30x84x43 cm.

Pot moeul coeur
,1966, vetro, gusci di cozze, legno, 85x88x65 cm.

Le corbeau et le
renard, 1968, stampa fotografica su tela, 112,40 x 82 x 41 cm.

Multipl(i)é inimitable
illimité - Poèmes industriels, 1968, lamina in plastica, 86 x 120
cm l'una

Peintures littèraires
1972 - 1973, cartoncino d'invito, galleria Rudolf Zwirner, Colonia,
1973

vetrina della galleria
MTL, Bruxelles, 1970
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records
L'opera d'arte
come atto del pensiero: Marcel
Broodthaers
di Patrizia Mania
"Peut-être la
seule possibilité pour moi d'être un artiste est-elle d'être un menteur,
parce qu'en fin de compte tous les produits économiques, le commerce,
la communication sont des mensonges. La plupart des artistes ajustent
leur production au marché, comme si c'étaient des marchandises industrielles".
In questa affermazione di Marcel Broodthaers, uno degli artisti più
significativi del decennio compreso tra gli anni Sessanta e i Settanta,
è espressa in maniera evidente e con estrema asciuttezza una posizione
radicale tesa all'analisi e allo smascheramento delle dinamiche del
sistema artistico. In quegli anni Broodtahers non è il solo a svolgere
una sistematica azione di critica e denuncia nei confronti di quelle
che lui stesso definisce le "mensonges" del mondo contemporaneo. Il
suo timbro personale consisterà nell'assoggettarle per farne strumenti
operativi aperti di continuo alla "messa in questione" e alla definizione
del lavoro artistico come atto del pensiero. Parole e cose entreranno
allo stesso titolo nel suo vocabolario che si mostrerà attento alle
più avanzate digressioni sul loro impiego. Dunque, proprio attorno
al paradosso dell'arte e della sua finzione ruota tutto il lavoro
dell'artista Marcel Broodthaers, un artista difficilmente inquadrabile
all'interno di definizioni classificatorie troppo rigide, protagonista
di un percorso artistico valorizzato nella sua complessità e nella
sua estensione solo di recente, grazie sopratutto alla grande retrospettiva
curata da Catherine David, svoltasi a cavallo del 1991 e del 1992
a Parigi alla Galleria dello Jeu de Paume, e all'attualità delle sue
sperimentazioni puntualmente riproposte e reinterpretate da quella
generazione fine anni Ottanta, primi Novanta che ha ricominciato a
discutere il sistema dell'arte in tutte le sue valenze. Proprio Catherine
David ha per prima tentato un'interpretazione critica inedita, che
in qualche modo riuscisse ad accantonare i luoghi comuni sorti su
Broodthaers. Ha innanzitutto sfrondato il terreno dalla necessità
di ritenere Broodthaers un artista misterioso ed enigmatico . Immagine
partorita dalla sua consanguineità a René Magritte e al Surrealismo;
dai quali però lo stesso Broodthaers aveva preso apertamente le distanze.
Il suo essere rapsodico contribuì non in misura irrilevante all'immagine
che di lui ci si fece, ma se è vero che il suo ingresso nell'arte
ha coinciso con un atto un pò spettacolare consistente nell'ingessare
alcuni volumi del suo poema Pense-Bête rimasti invenduti, il seguito
della sua avventura nell'arte ha contorni via via sempre più definiti
e complessi. Quasi si sia trattato di una progressiva messa a fuoco
critica e coerente che non ha molto da spartire con l'improvvisato.
Quanto ai rimandi che il suo lavoro di continuo fa a Mallarmé, Goldmann,
Foucault, Lacan, e nel campo più specifico dell'arte ,Piero Manzoni,
George Segal, Nouveau Réalisme e arte concettuale, per quanto puntuali,
non esauriscono la gamma complessa delle sue analisi e non ne sminuiscono
l'originalità.L'essersi posto degli interrogativi fondanti sull'arte
e la sua funzione ha, nella genesi in cui ci appare, il pregio di
attribuirgli una vitalità di pensiero rara. E' ovvio, poi, che molte
delle questioni che Broodthaers dibatte siano contemporaneamente al
centro dell'interesse di altri artisti; ovvio in quanto si tratta
di problematiche strettamente legate al contesto sociale, politico
ed epocale che ha messo in crisi tutto un sistema di valori legato
all'arte. Nel momento in cui il valore dell'arte viene sottomesso
quasi integralmente alle leggi di mercato, svilendone i contenuti,
pochi senz'altro hanno saputo come Broodthaers arrischiarsi nel difficile
cammino di una critica-denuncia poco propensa al compromesso ed a
farsi contaminare da quegli stessi contesti così lucidamente individuati
e contestati. Non va dimenticato in ogni caso il fatto che il suo
pensiero si sviluppi e cresca nel decennio compreso tra gli anni Sessanta
e i Settanta, il più carico nella seconda metà del XX secolo di temperie
di rottura e dissenso. Trattando di Marcel Broodthaers è impossibile
per altro verso ignorare la sua appartenenza alla cultura belga. Una
cultura o meglio un'arte che come ha scritto molto acutamente Jan
Hoet "n'existe pas" . Dunque, riconoscerne l'appartenenza è affermarne
il paradosso, l'identità paradossale che se , da un lato ci spinge
ad inquadrarlo in quest'ambito; dall'altro, proprio per la fisionomia
di quest'ultimo, refrattario ad un livellante denominatore comune,
ci restituisce di lui una definizione lontana da qualsiasi semplicistica
categorizzazione. E proprio sulla falsariga di questa ambigua identificazione,
Broodthaers può essere ritenuto attraverso la sua personalità e la
sua opera, l'artista belga "per eccellenza" . Lui stesso ha affermato
"Mon talent est celui d'être belge". Di padre fiammingo e di madre
vallone, raccogliendo l'eredità surrealista di Magritte e facendosi
accompagnare da Mallarmé, Broodthaers ha saputo concepire un processo
di pensiero destabilizzante attorno alle parole e alle cose . E' nel
1963 che Broodthaers , dopo i suoi contatti con il Surrealismo e la
publicazione di alcuni poemi, rinuncia alla poesia e si rivolge all'arte
plastica. Nel 1965 è già prescelto come uno dei rappresentanti dell'arte
belga nell'esposizione "Pop Art, Nouveau Réalisme" al Palais des Beaux
Arts di Bruxelles. Ma solo tre anni dopo, nel 1968, è già altrove
con la fondazione del Musée d'Art Moderne , Département des Aigles,
Section XIX siècle, con casse d'imballaggio vuote e qualche riproduzione
di opere d'arte sui muri. Marcel Broodthaers nasce a Bruxelles il
28 gennaio 1924. A partire dai quattordici anni scrive poemi e verso
la fine della seconda guerra mondiale ha occasione di incontrare due
dei più importanti poeti belgi dell'epoca, Paul Nougé e Marcel Lecomte.
Nel 1945 , pubblica nella rivista surrealista, Le Ciel Bleu , il suo
primo poema, dal titolo e dall'ispirazione evidentemente simbolista.
La vita intellettuale e artistica del dopoguerra a Bruxelles è dominata
dal Surrealismo e dal marxismo e Broodthaers partecipa alle riunioni
del gruppo tendenti a conciliare queste due tendenze e al contempo
a voler nettamente demarcare la distanza dal surrealismo più ortodosso.
E', infatti, tra i firmatari del manifesto Pas de quartiers dans la
révolution del 1947 in cui viene messa in discussione la figura di
André Breton . Tra i firmatari c'è anche René Magritte, l'artista
che per primo cercherà di dissolvere le relazioni convenzionali tra
parole e cose, e che sarà un punto di riferimento essenziale nella
storia artistica di Broodthaers. Quest'ultimo lo rincontrerà nel 1944
e riceverà da lui in omaggio una copia del poema di Mallarmé Un coup
de dés jamais n'abolira le hasard, poema che diventerà ,insieme all'opera
di Magritte un punto di riferimento costante in tutta l'evoluzione
del lavoro di Broodthaers. Nel 1946 Broodthaers apre una piccola libreria
a Bruxelles. Nel 1957 comincia ad utilizzare l'apparecchio fotografico
e diviene fotoreporter. E' anche l'anno del suo primo film, La clef
de l'horloge. Un poème cinématographique en l'honneur de Kurt Schwitters
, che si ispira ad alcune opere di questo artista conservate al Palais
des Beaux -Arts. Nello stesso anno pubblica la sua prima opera Mon
livre d'Ogre che raccoglie una serie di corti poemi in prosa dove
appare il tema dell'aquila in seguito costantemente reiterato. Nel
1960 esce il suo secondo volume di poemi, Minuit, poi, nel 1961, il
terzo , La Bête Noire. Una raccolta quest'ultima che si compone di
una specie di bestiario nella tradizione delle favole di La Fontaine
ed è questa, indubbiamente, una tradizione poco di tendenza nell'epoca
della Beat generation e di Dylan Thomas. Occasionalmente, in questo
periodo Broodthaers tiene delle conferenze al Palais des Beaux Arts
e scrive delle recensioni sul relativo giornale. E proprio al Palais
des Beaux Arts avrà modo di visitare l'esposizione di Piero Manzoni
che lo suggestionerà fortemente anche in forza di una reciprocità
visto che Manzoni firmerà una pubblicazione di Broodthaers e vi emetterà
un certificato di autenticità , dichiarando il poeta "opera d'arte".
Nel 1963, in occasione di una delle prime esposizione della Pop Art
a Parigi pubblica un articolo Gare au défi in cui interpreta il fenomeno
della pop americana come il prodotto di un contesto di mondi votati
all'attualità pubblicitaria, alla superproduzione e agli oroscopi.
Non è il solo articolo che dedica alla Pop Art ,ne scriverà un altro
rimasto però inedito Pop Art made in USA. Nel frattempo, tra il 1962
ed il 1963 , Broodthaers lavora alla sua quarta raccolta di poemiPense-Bête.
Si tratta di un altro bestiario concepito in una forma criptica. Il
momento successivo sarà decisivo Ho ingessato a metà un pacco di cinquanta
esemplari d'una raccolta , le Pense -Bête, appunto. E' il suo primo
esplicito atto d'artista. L'oggetto così realizzato sarà presentato
alla Galleria Saint-Laurent ed in seguito sarà presentato nel corso
di un dibattito-conferenza di scritttori al quale parteciperanno anche
Pierre Klossowski e Roland Barthes. Broodthaers stesso rimarrà sorpreso
dalle reazioni "Tiens des livres dans du plâtre! Aucun n'eut la curiosité
du texte. Ignorant s'il s'agissait de l'enterrement d'une prose, d'une
poésie, de tristesse et de plaisir. Aucun ne s'est ému de l'intérêt(..).On
ne peut ici lire le livre sans détruire l'aspect plastique... Mais
à ma surprise, la réaction du spectateur fut tout autre que celle
que j'imaginais...il perçut l'objet comme une expression artistique
ou comme une curiosité" . Questa modalità lo condurrà , da lì a breve,
a realizzare una serie di opere con lo stesso procedimento, e le sottoporrà
alla giuria del prix della Jeune Scupture Belge che gli accorderà
una segnalazione. Tra il 1963 ed il 1967, in piena esplosione del
fenomeno della Pop Art con la sua enfatizzazione dei prodotti industriali
a distribuzione commerciale , Broodthaers sceglie di occuparsi di
soggetti attinenti una quotidianità più tradizionale , più "naturale",
come le "moules", letteralmente le "cozze"; patatine fritte sui piatti,
uova. Appare spontaneo un riferimento al Nouveau Réalisme anche se
diverso è il pensiero cha accompagna questo genere di associazioni:
"Il me faut quatre formes essentielles, moules, oeufs, pot que je
me sens déjà capable de remplir. Et le coeur... ce qui me tient encore
au coeur, c'est le respect pour certaines valeurs, Rimbaud. Particulièrement
Arthur Rimbaud, le modèle de révolte" . Nel 1966, all'esposizione
personale che si tiene alla Wide White Space Gallery ad Anversa presenta
una grande casseruola di cozze accompagnata da un poema: Moi je dis
Moi je dis je Le Roi des Moules moi Tu dis Tu Je tautologue Je conserve
Je sociologue Je manifeste manifestement. Au niveau de mer des moules,
j'ai perdu le temps perdu. Je dis, je, le Roi des Moules, la parole
des Moules. E' all'incirca in questo periodo che Broodthaers scopre
e comincia ad utilizzare il procedimento dell'emulsione fotografica
su tela , cosa che gli consente di raffrontare l'oggetto reale con
l'oggetto fotografico. Nel 1967 si tiene al Palais des Beaux Arts
la sua prima retrospettiva, intitolata Court Circuit. . Tra le opere
esposte c'è le Système D poème en trois cartons sur le thème, la reproduction
de la reproduction d'une réalité reproduite" , e la Lecture, consistente
in un vaso di vetro posto davanti ad un testo stampato che comincia
con LE CORBEAU ET LE RENARD. Sono tutti materiali che reimpiegherà
per la preparazione di un film concepito "comme une tentative pour
renier, autant que possible, la signification du mot aussi bien que
celle de l'image" .Lo stesso film, insieme a due schermi furono poi
imballati in una scatola e pubblicati come un libro, furono l'oggetto
della sua esposizione Le Corbeau et le Renard nel 1968. Il 1968 vede
anche l'introduzione nel suo lavoro di un nuovo materiale che trova
per strada: si tratta di lamine in plastica termoformate. Gli occorrerà
la collaborazione di artigiani della plastica per realizzarne in forme
corrispondenti ai suoi desideri e li esporrà come Poèms industriels.
Broodthaers deciderà infine di limitarne l'edizione a soli sette esemplari
per forma, all'incirca tutti si sviluppano su una superficie di 85
x 120 cm. ed hanno uno spessore di poco meno di mezzo centimetro.Ciascuna
lamina è realizzata in due versioni di colori come fossero l'una il
negativo dell'altra. Un lavoro che viene presentato in occasione dell'esposizione
Multipl (i)é inimitable et illimités. Exposition de tirages limités
et illimités de poèmes industriels, M.U.SE.E.. D'.A.RT. CAB.INE.T
D. ES.E.STA.MP.E.S. Département des Aigles, alla Librairie Saint-Germaine
des-Prés a Parigi dal 29 ottobre al 19 novembre 1968. Il nome Département
des Aigles "est né d'un poème que j'avais écrit et retrouvé ' O Tristesse
envol de canards sauvages, O mélancolie aigre château des aigles'.
J'ai écrit cela il y a 15 ou 20 ans. J'ai alors fait une plaque et
transformé 'aigre château des aigles' en 'vinagre des aigles' et c'est
ainsi devenu Département des Aigles. C'est un souvenir littéraire"
Nel corso dell'inaugurazione presenta anche il film Le Corbeau et
le Renard (1967). Nel frattempo Broodthaers prende parte all'occupazione
del Palais des Beaux Arts e partecipa della temperia politica dell'epoca;
in una lettera aperta del 7 settembre 1968 intestata "Cabinet des
Ministres de la Culture" Broodthaers annuncia l'inaugurazione del
"Musée d'Art Moderne" "Département des Aigles". L'apertura ufficiale
de Le Musée d'Art Moderne. Département des Aigles, Section dix-neuvième
siècle avverrà il 27 novembre dello stesso anno e la sede sarà al
piano terra della sua abitazione in rue Pépinière. Broodthaers si
nomina direttore del museo che concretamente contiene delle casse
da imballaggio e delle cartoline postali ingrandite riproducenti opere
d'arte. Sulle pareti delle finestre sono dipinte le parole Musée Museum
e sulla parete di fondo del cortile c'é la scritta Département des
Aigles. All'esterno è parcheggiato un camion per il trasporto di opere
d'arte. Broodtharers definirà più volte il suo un museo "fittizio"
"Una parodia politica delle manifestazioni artistiche ed al contempo
una parodia artistica delle manifestazioni politiche.". In Broodthaers
c'è la netta convinzione che questa esperienza del Museo sia strettamente
legata agli avvenimenti politici del 68.Non c'è dubbio che il dibattito
intorno al ruolo dell'artista nella società, e che cosa debba intendersi
in essa per arte, siano tutte questioni sorte dalle vicende politiche
di quegli anni. Nel corso di un'intervista rilasciata a Jürgen Harten
e Katharina Schmidt, nel maggio 1972, dichiarò di aver in un primo
momento pensato al museo ed ai suoi dispositivi come "ad un luogo
di discussione, di scambio di idee; ma l'impresa ha molto rapidamente
preso piede con sviluppi impensati che si sono staccati dal contesto
immediato (...) Essi si sono distaccati per vivere una vita autonoma.
In breve si è dato corso al fenomeno tipico dell'arte. Si inventa
qualcosa che si crede strettamente legata ad un avvenimento reale
che si produce nella società ed a quel punto la cosa comincia a vivere
di vita propria , a evolversi e a produrre le sue proprie cellule",
e più avanti , " Secondo me, l'artista controlla questo fenomeno solo
per un lasso di tempo molto breve ed in maniera molto generica. In
seguito il fenomeno gli sfugge. Le idee cominciano a svilupparsi autonomamente
come fossero delle cellule viventi. L'aspetto scienza-finzione, cioé
fittizio, si è in tal senso ben manifestato proprio nell'impresa che
portava il nome di "Musée d'Art Moderne. Département des Aigles".
L'aspetto irreale ed il dispositifo, che all'inizio non era che un
semplice decoro, si sono a poco a poco istituzionalizzati per me e
i miei prossimi. Nella cerchia delle mie conoscenze questo museo è
divenuto realtà- e lo è divenuto anche per le persone che venivano
da fuori e che avendone sentito parlare volevano visitarlo.Nonostante
il suo carattere effimero, tutto un nuovo sistema di relazioni cominciò
a germinare intorno a questo nuovo museo. Il dispositivo perse la
sua funzione meramente decorativa, e divenne il simbolo del museo
fittizio, cioé quello stesso assunto dalle cartoline postali, cioé
valore di simbolo. (...) C'è un fatto io parlo di finzione a proposito
delle aquile che io espongo sotto la stessa etichetta "Musée d'Art
Moderne".Cosa significa? Il fatto è che anche l'Aquila è in fin dei
conti dalla sua origine una finzione i cui contenuti sociologici e
politici sono tanto più complessi da capire tanto più si procede a
ritroso nella loro storia. Come spiegarsi interamente la nascita dell'Aquila
come simbolo e mito senza tutte le conoscenze archeologiche di cui
disponiamo sulla questione? Credo che l'esposizione mostri evidentemente
che sia l'Aquila che la sua rappresentazione sono essi stessi finzione.
Due finzioni dunque di incontrano. Bisogna che sia provocante. La
mostra trae la sua realtà da una più forte presa di coscienza della
realtà - intendo per realtà la realtà di un'idea- proprio grazie all'incontro
di queste finzioni" . Alla fine del 1969, Broodthaers si trasferisce
a Düsseldorf e intraprende il progetto di creare una sezione distaccata
Section cinéma du Musée des Aigles che sarà inaugurata all'inizio
del 1971 in un stanza nel sottosuolo. All'interno un grande schermo
dipinto con sopra le scritte : "Fig.1; fig.2; ecc..sulle quali sono
proiettati diversi film: Charlie Chaplin, un documentario sul museo,
un film su Bruxelles. In una piccola sala adiacente, Broodthaers installa
un'opera consistente in un piano, una scatola contenente degli oggetti,
uno specchio, una pipa, una maschera, un orologio e a fianco una moviola
della quale si serve per i suoi film. Dal 1968 l'interesse per il
cinema può ritenersi parallelo a quello per l'arte visiva. Nel 1970,
in occasione di una mostra alla galleria MTL a Bruxelles scrive in
un foglio manoscritto che distribuirà nel corso dell'inaugurazione
: Mallarmé est la source de l'art contemporain.. Il invente inconsciemment
l'espace moderne(...) Un coup de dés. Ce serait un traité de l'art.
Le dernier en date, celui de Léonard de Vinci, a perdu de son importance,
car il accordait aux arts plastiques une place trop grande et on le
devine aujourd'hui, à ses maîtres (les Médecis). A Mallarmé Broodthaers
aveva già alla fine del 1969 dedicato un'esposizione :"Exposition
littéraire autour de Mallarmé. Marcel Broodthaers à la Deblioudebliou/S"
alla Wide White Space Gallery di Anversa tenutasi dal 2 al 20 dicembre
1969. Per questa mostra Broodthaers aveva progettato un'edizione ispirata
al poema di Sthéphane Mallarmé "Un coup de dés jamais n'abolira le
hasard", consistente in tre versioni differenti: su lamina di alluminio
anodizzata, su carta meccanografica trasparente e su carta uso mano.
Il progetto differì o meglio fu realizzato solo in parte: furono realizzate
12 lamine in alluminio anodizzato di 32 x 50 cm. che riproducevano
le pagine dell'edizione originale del poema , pubblicata da Gallimard
nel 1914, ad eccezione di una lamina mantenuta vergine. Il poema veniva
riprodotto sotto forma di linee, il cui spessore, la lunghezza e l'altezza
corrispondevano a quelle della tipografia d'origine. Parallelamente
Broodthaers editò un libro la cui copertina era una copia dell'edizione
originale fatta eccezione per la sostituzione del proprio nome a quello
di Mallarmé, del sottotitolo Image al posto di Poëme e del nome delle
due gallerie editrici d'Anversa e di Colonia al posto della sigla
NRF. Curioso è il cartoncino d'invito stampato per l'occasione: da
un lato il ritratto fotografico di Mallarmé e sulla sua destra il
nome del destinatario dell'invito, sulla sinistra del ritratto,invece,
il nome di Marcel Broodthaers accompagnato dalla parola "Deblioudebliou/S".
A molti questa iscrizione parve criptica ; ma in realtà essa non è
che la trascrizione in francese delle iniziali della galleria W.W.S.Ed
è probabile che Broodthaers si affidò a questa parola , un pò per
ironizzare sull'abitudine inglese di ridurre tutto alle iniziali ,
così come aveva fatto James Lee Byars che aveva esposto nella primavera
dello stesso anno in quella galleria e che così l'aveva chiamata.
Byars era divenuto grande amico di Broodthaers e lo aveva soprannominato
"Baby Baudelaire". In mostra erano presenti altri lavori tra cui:
un completo da uomo scuro appeso ad una gruccia di legno con su scritto
"d'Igitur"; un dado in legno . Nel 1970 in occasione della mostra
personale alla galleria MTL, a Bruxelles, svoltasi dal 13 marzo al
10 aprile 1970, troviamo nel catalogo un testo che sintetizza senza
ambiguità il suo pensiero sull'arte: Le but de l'art est commercial.
Mon but est également commercial. Le but (la fin) de la critique est
tout aussi commercial. Gardien de moi-même et des autres, je ne sais
vraiment où donner du pied. Je n'arrive plus à servir tous ces intérêts
en même temps... d'autant plus que les pressions inattendues modifient
en ce moment le marché (qui a déjà tant souffert). Testo che riproporrà
lo stesso anno nella mostra Art Actuel in occasione della quale acquista
un lingotto d'oro e gli fa iscrivere sopra l'insegna dell'aquila,
e stipula un contratto in base al quale un certo numero di lingotti
saranno venduti al prezzo del doppio del costo dell'oro quel giorno.
Tornando alla personale alla galleria MTL, la mostra costituisce un
insieme concepito da Broodthaers e così composto: - 67 fogli (dattiloscritti,
manoscritti disegnati ecc); - un film MTL -DTH, 16 mm;, realizzato
durante l'esposizione e avente per soggetto le lettere dell'iscrizione
sulla vetrina - il catalogo MTL 13/3/70 -10/4/70, descrittivo sull'esposizione;
- un'iscrizione sulla vetrina della galleria che potesse essere leggibile
sia dall'interno che dall'esterno e che recitava il testo del cartoncino
d'invito alla mostra; - Un certificato medico del dottor Jean Vermeylen,
fatto a Bruxelles, il 2 marzo1970, in cui si dichiara che lo stato
di salute di Broodthaers è tale da "le met dans l'incapacité d'avoir
une activité professionnelle normale du 2/3/70 au 4/4/70". -Le décor
de Magritte...Si vous collez.., 1966-67, 2 cartelline di cartone con
dei testi manoscritti. "Il film più corto del mondo", con questo slogan
la galleria Folker Skulima di Berlino presenta nel 1970 il film di
Broodthaers La signature (Une seconde d'éternité), in seguito venne
aggiunto: Une Seconde d'Eternité de Marcel Broodthaers d'après une
idée de Charles Baudelaire. Il film, girato in 35 mm. mostra in un
secondo la formazione della firma di Broodthaers ed è proiettato in
una mostra il cui fine è quello di porre a confronto l'immagine statica
con l'immagine in movimento. La mostra comprende :la pellicola del
film e la riproduzione in plastica della 24° immagine. Nel 1971, Marcel
Broodthaers è testimonial della campagna pubblicitaria delle camicie
van Laack, lo vediamo ritratto a pagina 166 della rivista di Amburgo
Der Spiegel con la seguente iscrizione manoscritta di Broodthaers:"Que
faut-il penser des rapports qui lient l'art, la publicité et le commerce?
M.B. (le directeur). Nel 1972 in occasione della mostra, che parzialmente
parafrasa nel titolo Wittgenstein, "Tractatus logico-catalogicus ou
l'art de vendre", sempre alla galleria MTL (Bruxelles, 18 maggio-17
giugno 1972) presenta due fotografie della vetrina della mostra del
'70 e la riedizione del catalogo. Sempre nel 1972, Broodthaers espone
alla Kunsthalle dei Düsseldorf la Section des Figures (Der Aller vom
Oligozän bis heute). Si tratta di un gruppo di opere concepite sull'iconografia
dell' aquila legata al tema del museo , indagandone molteplici contenuti
e significati. Ed ecco in un breve testo esplicitato il senso di questo
progetto: 1. Mettre en défaut toute idéologie qui peut se former autour
d'un symbole (c'est faux). 2.Etudier objectivement ces symboles (les
aigles) et particulièrement leur usage dans la représentation artistique
(les aigles sont utiles). 3. Utiliser les découvertes du conceptual
art pour éclairer objets et tableaux des temps anciens. Cok kki nclusion:
l'aigle est un oiseau. Tutti gli oggetti di questa esposizione sono
accompagnati da un'etichetta con su scritto, in francese, in tedesco
o in inglese : Ceci n'est pas une oeuvre d'art. Un modo per combinare
la citazione dell'opera di Magritte La trahison de l'image (ceci n'est
pas une pipe) e l'Urinoire di Duchamp. La chiusura dell'esperienza
del Museo avrà luogo a Kassel nel corso di Documenta V, il 10 ottobre
1972. Nello stesso anno , dal 5 ottobre al 26 novembre 1972, The Salomon
R.Guggenheim Museum di New York ospita la mostra di Marcel Broodthaers
Amsterdam - Paris - Düsseldorf. All'inizio dell'anno successivo Broodthaers
si trasferisce in Inghilterra e comincia a lavorare ad un gruppo di
opere che manifestano un inedito interesse per la pittura.In verità
, già nel 1966 aveva realizzato una mostra dal titolo Peinture à l'oeuf.
Peinture à l'oeuf. Je retourne à la tradition des primitifs. Nel 1972
proporrà invece alla galleria Zwirner Peintures littéraires 1972 -
1973. Si tratta di un ulteriore indagine sul linguaggio. Nel novembre
1973 pubblica per le edizioni Petersburg Press a Londra "A Voyage
on the Nord Sea". SI tratta di un film-libro tirato a 1100 esemplari.
Tra il 1973 ed il 1974, Broodthaers realizza moltissime mostre. Ed
è anche il periodo in cui realizza tre suoi importantissimi film che
saranno poi riassunti dalla formula Décors. L'idea conduttrice è la
stessa che aveva informato Le catalogue et la signature (1968) e Ma
collection (1971). Tornando alle mostre di questi anni si svolsero
tutte in spazi espositivi pubblici e istituzionali( Palais de Beaux
Arts a Bruxelles; Eloge du Sujet al Kunstmuseum di Bale; Invitation
pour une exposition bourgeoise alla National Galerie di Berlino).
Di ritorno dall'Ighilterra Broodthaers realizza due esposizioni/ The
privilege of Art al Museum of Modern Art di Oxford; e Decor (A conquest
by Marcel Broodthaers) all'ICA di Londra. Quest'ultima mostra è concepita
come un'illustrazione dei rapporti tra guerra e confort. Sulla scia
di questa mostra realizza il suo ultimo film The battle of Waterloo
in cui propone accanto agli oggetti della mostra un puzzle della famosa
battaglia ed una banda sonora tratta da una parata militare. L'ultima
manifestazione espositiva L'Angélus de Daumier si svolgerà a Parigi
nel vecchio Hotel di Rothschild e Broodthaers presenterà un pò tutti
i suoi lavori secondo un'idea di decoro che, come ebbe ad affermare
lui stesso, consisteva nel fatto che : "Le décor n'étant pas une fin
en soi" Marcel Broodthaers muore a Colonia il 28 gennaio 1976.
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