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l'idea della metamorfosi: l'archetipo del mondo pensante, la creatività della scienza la scienza della creatività denkzeichen: la natura del segno-wtz
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c.a.r.lab contemporary art research laboratory rudolf
steiner: una prospettiva ermeneutica denkzeichen: la natura del segno-wtz Per Dahn e Stüttgen i WTZ rappresenterebbero la possibilità di articolare "un'arte dopo i termini", ossia un'opera d'arte che sfugge ad una qualsiasi qualificazione d'appendice o stilistica per il fatto che si offre come un'eventualità del sapere e non come intenzione di una specifica attività espressiva. Così, agendo sul fruitore, l'opera indurrebbe a risalire e ad amplificare il supposto sapere contenuto in essa. L'opera diventa il medium della comunicazione, quindi instaurante un dialogo sempre mutante con il fruitore. Ci dobbiamo quindi chiedere in quale spazio comune, allo spazio interno della superficie e allo spazio esterno contestuale del fruitore, sia articolabile la comunicazione. Avendo come premessa il fatto di considerare i WTZ come Denkzeichen (segni di pensiero) dobbiamo domandarci quale sia la natura particolare del segno (Zeichen) dei WTZ. Attraverso la natura particolare del segno possiamo risalire all'autenticità del pensiero che lo impressiona, come fosse un procedimento fotografico, in quanto disegno sulla superficie sulla quale appare. Walter Benjamin (W. Benjamin, "Sulla pittura ovvero Zeichen e Mal", in Metafisica della gioventù. Scritti 1910-1918 (a cura di S. Mambeu), Torino, Einaudi 1982, pp. 204-209)ha tentato di articolare un principio discriminante tra due qualità dell'immagine: lo Zeichen (da cui Zeichnung, disegno) e il Mal (da cui Malerei, pittura). La differenza fondamentale enunciata da Benjamin tra i due termini è che lo Zeichen viene essenzialmente impresso, e "ha un significato prevalentemente spaziale" e personale (Benjamin, 1982: 205); il Mal invece emerge e "ha un significato piuttosto temporale, e addirittura avverso alla relazione personale." (Benjamin, 1982: 205). Da questo punto di vista i WTZ sono dei segni di pensiero personali impressi sulla superficie nera della lavagna. Ma sono dei segni grafici o pittorici? Sono impressi o emergono? "La pittura. Il dipinto non ha fondo. Un colore non è mai situato su un altro, ma al massimo appare nel mezzo (medium) di un altro." (Benjamin, 1982: 206) Il segno grafico lascia la superficie 'vuota' e nella differenza del segno e del vuoto attesta il suo carattere impresso. Ma così come vale per l'immagine a china il fatto che in essa si incontrano linea e colore, per cui il colore è trasparente e la linea è visibile, anche per i WTZ si può fare la stessa eccezione. La superficie nera della lavagna e la condizione dell'apparire dei segni impressi. Ci troviamo di fronte ad una superficie particolare in cui, come notano Dahn e Stüttgen (Dahn/Stüttgen, 1992: III) diversamente dalla superficie adottata per la scrittura, i segni si stagliano chiari su un fondo scuro. Questi segni sono destinati alla sparizione, alla cancellazione, quindi la superficie si rinnova di volta in volta alla permeabilità di altri segni significanti. Ma ciò che scompare, almeno in origine è pensato per rimanere, è pensato per essere impresso con maggior incidenza sull'ascoltatore che attiva, oltre alla facoltà uditiva, quella visiva, entrambe queste facoltà devono essere messe a servizio della memoria. Nel ricordo attestano la loro permanenza. L'impressione di una cosa percepita dalla coscienza dall'esterno diventa nel ricordo l'evocazione della cosa che si ripresenta alla coscienza in assenza della cosa stessa. Le immagini-WTZ sono destinate a scomparire, in luogo di quelle dovrà, in un secondo momento, subentrare un meccanismo di rimando mnemonico in cui, in virtù dell'immagine impressa, da cui l'ascoltatore è stato in precedenza impressionato, viene richiamato alla memoria anche il contenuto discorsivo da cui l'immagine è sorta. Steiner deve sollecitare in continuazione la capacità ricettiva dell'ascoltatore. La conservazione delle tracce discorsive (immagini-WTZ) risulterebbe incompatibile con la capacità, da parte dell'ascoltatore, di rinnovare l'ascolto: o bisogna rinnovare in continuazione la superficie ricevente o bisogna distruggere le annotazioni già prese. Steiner avrebbe voluto distruggere le annotazioni già prese, cancellandole da una superficie di lavagna predisposta a tale scopo. Altri hanno voluto rinnovare in continuazione la superficie, giustapponendo alla lavagna una superficie di cartone, facilmente conservabile e accumulabile nel tempo. La fissazione implica, diversamente dalla sparizione, la possibilità dell'eterno ritorno dell'atto ricettivo, quindi, una stasi. La possibilità del ritorno sul tracciato discorsivo, ritorno all'originale, da una parte non attiva una facoltà che pure pertiene alla memoria: la creatività, dall'altra permette di rinnovare la chance del ritorno e quindi l'accesso alla facoltà creativa. Sigmund Freud (Sigmund Freud, Nota sul notes magico, 1924, Bollati Boringhieri, Vol.X.) ha paragonato l'azione della memoria ad un notes magico. Il notes magico permette ai segni tracciati sulla pellicola superficiale trasparente di essere cancellati, permettendo di ri-operare sulla stessa superficie senza necessariamente cambiare il supporto grafico. I segni sono solo apparentemente cancellati di volta in volta poiché essi rimangono pure impressi sulla superficie sottostante al primo strato di pellicola. Al di sotto di questo strato restano delle tracce, che nel tempo si stratificano e si confondono le une con le altre. Le tracce grafiche vengono paragonate da Freud alle impressioni ricevute dall'esterno che si sono sedimentate al di sotto della soglia cosciente, la pellicola sovrastante prende invece il carattere della coscienza percettiva. La ricezione sempre rinnovata di una percezione e la conservazione dell'impressione sono due atti fondamentali per la conoscenza: l'uno induce al principio dell'atto conoscitivo, l'altro permette di non dover di nuovo conoscere il già percepito, per cui avviene sempre un ri-conoscimento del dato oggettuale: al momento della sua ri-presentazione alla coscienza l'oggetto si presenta come dato acquisito. La distruzione delle annotazione già prese in un contesto psicologico è solo apparente, in realtà le tracce restano ed è per questo che possono essere riportate alla luce. Ma affinché questo avvenga è necessario che si ripresenti alla coscienza una situazione analoga all'atto percettivo originario. La reazione non sarà per tanto la stessa poiché questa ri-presentazione avviene per mezzo del ricordo e quindi di una immagine che non proviene più dall'esterno, ma dai substrati inconsci, in cui nel frattempo si è legata ad altre impressioni. E' possibile acquisire nuovi dati alla coscienza e mantenere ciò che in precedenza è stato appreso. Nei WTZ questo processo è simbolizzato dalla loro storia: vengono riportati alla luce in un nuovo contesto percettivo, con una differenza fondamentale però: sono mutate le coscienze percettive e con esse si rinnova l'atto conoscitivo. Se i WTZ non fossero stati, per così dire, rimossi non ci sarebbe dato considerarli "nuovi". Si presentano quindi con una doppia valenza: superficie unica, secondo strato permanente, che per sua stessa natura rende rinnovabile la capacità ricettiva; superficie sempre diversa, primo strato intercambiabile, rende possibile la permanenza. Non è un caso che la superficie prima del cartone nero venisse giustapposta alla superficie secondaria della lavagna. una volta rimosso il primo strato di cartone, al di sotto di questo, sullo strato della lavagna, a differenza del notes magico, non compare nessuna traccia segnica. La scrittura è stata apparente, la cancellazione è stata apparente poiché nulla in realtà rimane impresso sulla superficie seconda della lavagna. Ma in verità sappiamo che non è avvenuta nessuna rimozione, se non, ancora una volta, apparente. All'interno di questo gioco delle apparenze si situa ciò che resta, l'immagine-WTZ che a questo punto non possiamo non considerare un'immagine apparente. Una immagine che sottratta all'evanescenza, ci impressiona perché attesta l'attimo che cade nell'interdetto, tra il detto e il non detto emerge una immagine che noi oggi percepiamo come fosse una immagine trascorsa di un processo in atto: respiro della parola ed espirazione dell'immagine, tra di essi la stasi dell'azione trascorsa. Questa è l'entità dell'immagine-WTZ che ci riguarda. L'importanza del fondo, della superficie, ha acquisito per noi una valenza significante. E' lo sfondo che conferisce identità all'immagine e non viceversa. Lo sfondo premette il carattere del segno. Paul Klee ( Paul Klee, Diari, 1898-1918, op. cit., n.832, Monaco 1909 ) scrive: "L'azione è aoristica, si deve sollevare dallo stato di cose. Se voglio agire chiaro, lo stato deve giacere sul fondo oscuro. Voglio agire profondo, il chiaro premette degli stati." Il nero dei WTZ è lo stato di cose da cui emerge l'interpretazione del segno, luogo della premessa significante che deve agire con chiarezza. Il bianco si predispone ad accogliere, il nero a celare, l'azione segnica deve necessariamente partire da due opposte intenzioni: imprimere e far emergere, portare alla luce per l'appunto con chiarezza. |
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