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luce d'agosto, 1958
olio e smalto su tela

segni e simboli,
1957
olio e smalto su tavola

spettatori, 1947
olio su tela
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art in theory
in questo numero:
Paola
Levi Montalcini
Sukran
Moral
Laura
Palmieri
"Questo
Novecento" (1)
di Paola Levi Montalcini
Only the really
new can be truly traditional
( T. S. Eliot)
Un noto pittore
mi disse un giorno sfogliando il catalogo di una mostra: "quando
vedrò un dipinto astratto che mi piaccia come un Morandi, dirò che
la pittura astratta esiste".
Non nascono
dei Morandi in tutte le stagioni, pensai, ma anche ammessa la fortunata
ipotesi, quel noto pittore si rifiuterà di riconoscerlo, occorrerebbe
infatti che il dipinto astratto si travestisse e allora non sarebbe
più quello che è, oppure che l'artista rinunziasse a tutto un patrimonio
di certezze, di preferenze poetiche, di disponibilità mentali che
gli derivano dall'eredità occidentale, per quel l "'incertum" in cui
sembra consistere la chiave dell'oggi.
Ma i dipinti
si difendono o non si difendono da soli nel tempo, di là da consensi
e rifiuti, da polemiche e schermaglie e se ci siamo trovati una penna
in mano, senza i titoli per scendere nella palestra, non è sperando
di stornare i disegni della storia, ma - se possibile - per chiarire
a noi stessi, una situazione. - Vorrò dire - dissi un giorno a Cremona
- come sei stato tu ad insegnarmi a leggere i "nodi" di Leonardo,
le "contro-figure" nel paesaggio di Dürerer, la "testa di morto con
corona di rose" di Redon. Sorridendo, mi rispose: - e quando aspetti?
- Aspettavo forse quest'occasione per dire di un artista che, aperto
come pochi ai segreti di un mondo che non declina e non fu mai presente
come ora nella mente di alcuni, nonostante le apparenze, ne rifiuta
poi le conseguenze ultime. E alcune di quelle premesse sono documentate
nell'articolo "l'ultimo Novecento" (Paragone 105) per una lettura
ch'egli ne vuol dare, e ne ha sempre dato, quando ancora nessuno di
noi a Torino, apprezzava quella faccia delle cose. - La donna che
vedi su "Vogue" e "Bazar" - mi disse un giorno, è uscita dalla mente
di :Burne-Jones. L'ambigua immagine femminile del preraffaellita che
collocavo con le sorelle della stessa età, nelle nebbie di Londra
poco prima del '900, non usciva dal quadro; rividi e rivedo ora quell'immagine
per le vie. L'intelligenza di anticipazioni di quel filo che scende
dai Cranach, dai Baldung Green, dai :Botticelli, fino a perdersi nei
rivoli di un artigianato, per risuscitare nella maschera dell'oggi,
Cremona l'ha sempre sostenuta contro la tendenza antistoricistica
dell'arte, come provano i suoi scritti su fogli, riviste, giornali
e il ricordo del colloquio con qualche amico. L'idea di morte, di
zone magiche, di sogni anche macabri ch'egli appena dissimula, si
vieta la piena luce e chissà che quanto gli impedisce di aderire con
simpatia umana a quella che è stata la piega di un certo linguaggio,
non derivi, almeno in parte, dalla divulgazione da esso acquisita.
Cremona raccoglie documenti - Carta per legatoria della Fabbrica Pertot
(1900). Prove di matita (Inghilterra 1900). Illustrazione di Carton
Moore Park (1899). Zinovieff: cornice ornamentale con pietre (1900)
ecc. ecc. e per l'accurata scelta che propone al lettore, suggerisce
paralleli con opere note di pittura moderna. L'analogia tra alcuni
di quei pretesti decorativi, il materiale usato e la pittura a cui
si riferisce è troppo evidente perché sia necessario parlanne, anche
se sia lecito supporre che nessuno degli artisti che dipinsero i quadri
astratti, nucleari "autres" ai quali egli allude, videro mai quei
documenti di artigianato. Galvano interessato alle premesse di Cremona
e alle testimonianze di un lavoro che egli conduce da sempre, si chiede
però da che parte stia l'errore, ammesso che di errore sia lecito
parlare, se da parte di coloro che lasciarono cadere quelle felici
profezie di un astrattismo antilettera del quale non considerarono
tutta la portata o, come vorrebbe Cremona, da parte di quanti più
o meno consapevolmente le riassunsero per portarle fino alle estreme
conseguenze. Le "ninfee" di Monet, l' "orphisme" di Kupka, il caso
Kandinsky, il microcosmo Wols e il "dripping" di Pollock non sarebbero
se non fosse stata segnata quella strada ed è proprio Monet, Kupka,
Kandinsky, Wols, Pollock e quanti altri ancora, che Cremona non si
stanca di stigmatizzare. Che Cremona rifiuti quel limite di fisicità
della pitturau a Millais, da Beardsley a Redon, è oggetto dei suoi
quotidiani ripensamenti, è la più ovvia delle ipotesi, che, d'altra
parte, una frattura senza precedenti, abbia determinato nella società
come nelle arti, problemi e soluzioni dei quali nessuno può ancora
misurare la portata, non è meno vero. Se "l'high fidelity" dell'immagine
è riuscita ad introdurci nel cono di luce proiettato sullo schermo,
fino a registrare ogni aspetto del mondo esterno, se il surrealismo
ha potenziato l'immagine fino allo choc psico-visivo, rinunziando
a interrogativi senza risposta sul "ceto" nel quale sia catalogabile
il prodotto foto e film, l'affermazione di irrealtà, che dopo la musica
e la poesia, la pittura va sostenendo da qualche decennio, non riveste
più carattere problematico - se l'arte sia sul terreno del "rischio",
dell'ambiguità", del "suicidio", rischio, ambiguità e suicidio sono
ormai scritti nella storia di ieri. Se il conformismo che tanto preoccupa
quanti sostengono l'individualismo in arte, sembrò dilagare mietendo
vittime in ogni direzione, tanto da far pensare che da New York a
Osaka non sia più che una grande provincia, i "patiti" di tale spettacolo,
riesumando tele e tavolette del '300, del '400, del '500 ecc. troverebbero
un po' di pace nel constatare che poetica, sintassi e grammatica di
un linguaggio, accomuna gli artisti in ogni epoca, mettendo in evidenza
dei geni la prerogativa di eccellere e dei mediocri, il destino di
ripetere meno bene cose dette meglio. Svilire miti e leggende nate
e fiorite sotto i nostri occhi non è impresa facile, pochi ne hanno
il coraggio, pochissimi sanno farlo, trovare una base d'intesa sulla
valutazione di quei miti è impresa quasi impossibile. Per chi chieda
al dipinto un contenuto simbolico C quanto meno un contenuto, ogni
evasione dalla linea tradizionale, si urta con un rifiuto. E' lo storico
dell'arte che si irrigidisce in Cremona, non il pittore: Cremona pittore
potrebbe anche sopportare la vista di Wols e di Pollock, come si diverte
quando parla con l'amico a far colare qualche goccia d'inchiostro
dal calamaio sulla carta assorbente e poi con un segno od un punto
a riconoscere un angelo od uno scorpione, ma è lo storico ad ammonirlo:
- non scherziamo, potresti sempre trovar qualcuno disposto a prenderti
sul serio. Lo storico dell'arte, spettatore triste di eventi che sembrano
consumarsi suo malgrado, rifiuta la speranza, trincerandosi nell'ironia.
Un ordine è stato distrutto, di là del quale, egli sembra asserire,
di tutto si può anoora parlare, fuorchè di arte. Sarà gioco, azzardo,
caos, piacevole per quanti riescono a divertirsi con poca spesa, ma
non è arte. La testa del "leone ruggente" della scultura assira Khorsabad,
il bronzo ageminato raffigurante una "testa di tigre" della tarda
dinastia Chou rispondono a due monumenti della civi.ltà, che è possibile
identificare nello spazio e nel tempo, documentano di un passato e
si proiettano in un futuro, la pittura, come la scultura, oggi, facendo
di tutto un fascio accoglie ogni ipotesi capiti sotto il maldestro
occhio dell'artista o presunto artista che con pari innocenza, plagia
artigianato viennese del '900 come simboli sacri all'arte Maya, pipe
scolpite in Polinesia come ideogrammi cinesi; costume corrotto, assenza
di una poetica o malafede? Sul terreno dell'arbitrio ogni scherzo
vale all'occhio di una critica compiacente. "Hic sunt leones" quando
non convenga nel farsi strada tra le liane degli interrogativi sull'arte
moderna, ascoltare chi avrebbe detto: "Il n'y a pas de solution parce-qu'il
n' y a pas de problème", o meglio, di chi avrebbe scritto: "A' vrai
dire, en art, il n'y a pas de problèmes, dont l'oeuvre d'art ne soit
la suffisante solution". "Anticlassico, sì, ma culturalista" scrive
Cremona nel 1952 in un "Discorso sullo stile Liberty" riferendosi
ad una "libertà da ogni canone" che permette al Liberty di accogliere
apporti da Creta, Micene e dall'informazione indiana, dall'arte cinese,
giapponese e dalla vegetazione dell'Egitto, senza trascurare le inflessioni
di una tradizione rinascimentale. Un discorso che "si smussa, s'arrotonda
e insieme divaga", quello dell'arte "autre" capace di trarre da "modesti
esercizi da dopocena in tempo di villeggiatura" 1900, come scrive
Cremona nel 1958 "ogni sorta d'oroscopi" senza sospetti vaghi di gerarchie
e dalle "illustrazioni di favole rivolte a menti infantili" i lineamenti
di un mito dell' "informel" che giunge a nobilitare il piombo, lo
stagno, lo spago, la latta, la celluloide" e tutti i prodotti facilmente
deperibili " buoni per "un ceto di non grandi tradizioni" per un'
"arte nucleare, amebica o tetradimensionale". Una "Esthétique du Roman
policier" che il caso ci fece trovare sotto mano, sui banchetti natalizi,
tra stelle multicolori e tigri di Walt Disney, ci suggerisce una riflessione
forse non priva di interesse. Narcejac nell'introduzione a quell'estetica
paragona il romanzo poliziesco alla "pe che à la mouche" utile ad
accerchiare e sorprendere, com'egli dice, un essere inafferrabile
e stravagante: il "merveilleux moderne" di cui la trota è il rilucente
e beffardo simbolo. E afferma che il romanzo poliziesco per raggiungere
quella difficile preda deve limitare "l'hasard" al campo più ristretto,
l'"intrigo a circuito chiuso", (che non vuol dire vaso chiuso) su
un'area che, a differenza di quella reale della società e del mondo
destinata a non lasciar mai scoprire l'obbiettivo, può valersi come
massimo palcoscenico, dell'interno di un castello isolato, di un vapore
postale o di un aereo. In questo senso, scrive Narcejac, un intrigo
poliziesco non è dissimile, in qualche modo, dai bizzarri congegni
dei gabinetti di fisica, che sono stati immaginati per "isolare un
fenomeno" e produrlo allo stato puro. La macchina d'Atwood non può
servire che a misurare date velocità in tempi dati. Il cilindro di
Faraday non può servire che a misurare, in modo semplice ma sicuro
limitate quantità di elettricità. (1) Il castello, il vapore postale,
l'aereo, per la disposizione delle camere, delle corsie e delle porte,
divengono veri apparecchi utili a produrre delitti rari e servono
a mettere in evidenza la possibilità di tali delitti. (1) "L'Esthetique"
è stata pubblicata nel 1947. Un delitto commesso in un bosco, egli
dice, o in un campo od in qualunque altro luogo aperto, sfugge in
parte al ragionamento esatto, come la legge dell'accelerazione sfugge
all'occhio che guarda cadere un sasso. Nei due casi, il fatto non
è "significativo"; per renderlo espressivo, bisogna introdurlo in
una serie causale "limitata", in un contesto facilmente intelleggibile.
Trasferiti i termini di un fatto che con l'arte ha e non ha punti
in comune, la tecnica del romanzo poliziesco e gli strumenti utili
ad un laboratorio di fisica, l'esigenza di una "scelta" e di "determinati
limiti", serve un'indagine che conduce il romanzo poliziesco a scoprire
l'intrigo e l'esperimento s9ientifico a mettere in luce leggi valide
sul piano universale; si pensa a circuiti non meno chiusi quanto a
impostazione e non meno aperti quanto a "messaggio", quali le proposte
di Wols, Pollock e Tobey per l'arte. E il parallelo sopracitato serve
anche a mettere in evidenza anche la scelta operata dal Liberty, che
se vale per l'apertura alle libertà dell'oggi, si scolora nel tempo
per non aver saputo rinunciare ad innesti orientali, apporti pre-ellenici
e inflessioni rinascimentali, presenti anche nello stesso discorso.
Nel "Toast Funêbre" scritto in occasione della morte di Gauthier,
Mallarmé fa consistere l'atto del poeta nell'isolare parmi l'heure
et le rayon du jour ces fleurs dont nulle ne se fane. La documentazione
che Cremona ha raccolto per f1ssare un momento obbligato da inserirsi
nel "background" dell'oggi, che abbiamo accolto col solo riserbo di
un "dopo" da accentuarsi in modo diverso, comprende aspetti complementari
che esigono capitoli a parte, alla luce di altrettanti mondi, nei
quali è venuto scomponendosi il paesaggio dell'arte moderna. Consapevoli
come siamo di due fatti, l'uno che ci costringe a ripetere degli assiomi,
l'altro che ci invita a mettere l'occhio nella serratura di stanze
che non ci appartengono e sarebbe prudente ignorare, come per i due
personaggi della "pièce" di Jonesco, se non fossimo, noi stessi, talmente
implicati in quei fatti d.a dover ripetere l'interrogativo: "comment
s'en débarasser?", cerchiamo qualche fila. Nel caso Jonesco, l'inquietudine
diffusa da quell1ente che cresce e sta per divorare tutto lo spazio
non sai se fisico, psichico o psicofisico, può riferirsi al ricordo-presenza
di un neonato che strillava, che ucciso non fu denunciato o di un
amante ucciso o al quotidiano allentarsi di una tensione affettiva
tra due essere obbligati a vivere insieme, o Dio sa quale altra cosa
ancora, è legata al patetico e al ridicolo che si accompagna ad angoscia
e rimorso di un'umanità mediocre, nel nostro caso è il rapporto dell'individuo
e del mondo al quale l'individuo non può sottrarsi per una condizione
che quand'anche rifiuti, inscindibilmente lo lega, pena la perdita
di ogni flessione sonora del suo discorso, flessione che nondimeno
può venir recuperata nel tempo, com'è di tutti i fenomeni validi in
assoluto, ma invalidati dall'urto di un presente che ad essi si oppone.
Una storia dell'arte occidentale moderna non può prescindere da un
parallelo che con la storia delle altre arti e delle scienze, per
un quadro più complesso che proietta luce su di essa e dalle arte
si vede rispecchiato. Il clima del pensiero moderno può essere ricollegato
al clima pre-socratico e l'arte non può rifiutare analogie con l'origine
celtica della civiltà europea e con aspetti Zen o Taoisti della civiltà
orientale. Per i tre nomi che dominano il processo dell'arte moderna:
Wols, Pollock e Tobey, vedremo fino a qual punto la reazione dell'artista
sia condotta su strade di una soggettività. che astrae da una realtà.
oggettiva e dal quadro reclama caratteristiche che lo definiscono.
proprio in funzione del suo appartarsi dal mondo esterno, per essi
vedremo che parte abbia una nuova incarnazione di segni che precede
anziché seguire significati allusivi, in relazione ad un ..possibilismo"
nel quale sembra consistere la fatalità del pensiero, come dell'arte
moderna. All'interrogativo che Michel Loève (1) si pone: - Che cosa
c'è nella nostra visione dell'Uomo e dell'Universo, anche limitata
alla conoscenza Pura, di veramente nuovo confrontato ai metodi dei
Greci e al loro pensiero? - l'autore così risponde "Tout est leur
sauf la mesure et l'usage du "Hasard". E' il solo concetto nuovo,
il solo nuovo sentiero di esplorazione e di indagine che sia veramente
nostro, così nuovo da non essersi ancora calato nel subconscio della
nostra cultura. La nozione del caso - egli dice - non poté assumere
questo ruolo fondamentale fino a quando non divenne utilizzabile,
cioè quantitativa, dunque calcolabile. Le prime interpretazioni quantitative
compaiono nei giochi d'azzardo, la cui origine si perde nella notte
dei' tempi. Benché la loro 1nvenzione sia attribuita a Parmenide e
per qualche fonte ai Lydf, dei dadi trovati nelle Indie datano del
terzo millennio av. C. e gli aliossi erano d'uso corrente in Egitto
fin dalla prima dinastia. Malgrado l'accumulo di conoscenze, il primo
sforzo sistematico per "comprendere" il caso e poter calcolare le
possibilità degli avvenimenti non risale - egli dice - che a trecento
anni fa. (1) Michel Loève :"Les anciens, nous et le Hasard ". 7 Il
Calcolo delle Probabilità è nato nel 1654 quando ebbe inizio quella
famosa corrispondenza tra Fermat e Pascal per risolvere un problema
che fu loro posto dal Chevalier de Méré, giocatore inveterato. La
nozione quantitativa della probabilità, ha penetrato d'allora quasi
tutti i domini della conoscenza, dalla scienze naturali e biologiche
alla psicologia, alla cultura umanistica. Applicata dapprima alla
teoria degli errori, poi base dei fenomeni di massa. La rivoluzione
finale e totale è dovuta alla scoperta dei nostri tempi e la statistica
è divenuta oggi una scienza. Nostra è la scoperta e l'accettazione
del fatto che il caso, dunque la incertezza, è inevitabile, che la
natura "joue le grand jeu", che descrizioni predizioni e decisioni
non possono essere espresse, in ultima analisi, che in termini di
probabilità, e così conclude: "questo nuovo cammino del pensiero,
questa nuova attitudine di fronte al problema dell'Uomo e dell'Universo;
non si aggiunge all'eredità del mondo greco, nè può sostituirsi ad
alcuna delle sue parti; è già in conflitto con esso". I termini del
linguaggio scientifico trasferiti ad un altro tipo di linguaggio,
mentre sottolineano la loro "non appartenenza", riverberano una mitologia
di eventi possibili emettono in chiave, "pieghe" e relazioni destinate
a rimanere altrimenti oscure. Il ritmo lineare di immagini mitiche,
sovrapposte senza uno schema preordinato, risale alle incisioni rupestri
(tav.1), la possibilità di accedere all'inconscio prevista da Leonardo
si polarizza come evocazione di una realtà surreale, ma l'improvvisazione
mediata dall'uso del caso, non diviene elemento del linguaggio che
in Pollock. Niente di nuovo sotto il Sole, se alcuni grandi artisti
del Rinascimento, da Leonardo a Michelangelo, già si valsero per schizzi
e disegni di un teatro di immagini sovrapposte e capovolte, secondo
schemi geometrici e mentali propri a ciascuno, con procedimento analogo
a quello usato da Pollock, che facendo confluire il dipinto da ogni
lato o dall'interno della tela, moltiplica echi e punti di vista per
una continuità sonora illimitata. Niente di nuovo, si è detto, se
non l' accentuazione di una libertà, che in scala "panoramica" ha
fatto scattare la dimensione di un uso limitato alla pagina d'album,
sul piano di un contrappunto dinamico prima inedito, e non per un
caso che soltanto per caso, può centrare l'obbiettivo, bensì per un
"hasard vaincu mot par mot" tesa ad una rappresentazione dell'assoluto.
Per quantoparadossale l'uso del termine "assoluto" possa sembrare
a chi legge il quadro di Pollock in funzione di cieca dimissione dell'intelligenza
all'irrazionale e al caos, l'inc.ertezza che domina il pensiero moderno
come opposizione al razionalismo, ha trovato in pittura il suo punto
focale in Pollock, per una definizione dell'assoluto, legata all'attuale
momento storico in funzione inversa all'indeterminatezza del caso.
8 Il metodo che si vale di un'improvvisazione strumentale collettiva
e obbedisce a regole non scritte di stile e di gusto per una struttura
irrequieta, destinata a creare una più intensa tensione ritmica è
alla base del primo jazz per l'apporto penetrato nella musica moderna;
l'immediatezza del documento, della cronaca e del "giallo" è l'innesto
sperimentato dalle lettere, sulla varietà delle tecniche della stampa,
della microfotografia, della pubblicità e dell'artigianato consiste
l'esperienza acquisita dall'arte non figurativa. In questo senso sapevamo
di ripetere dei luoghi comuni, per precisare i limiti dell'eredità
derivata dall'artigianato al quale Cremona si riferisce, non nello
spirito del manifesto 1912, (al quale peraltro egli non accenna) che
fissa i principi estetici e sociali della Bauhaus, con le parole:
"Architetti, scultori, pittori, dobbiamo tornare all'artigianato!"
bensì per l'apertura verso esperienze che uscite da quei limiti "in
minore", coincide con nuove possibilità del linguaggio -. La pagina
di prove a "matita - Inghilterra 1900" e le pareti "attaccate" con
spietata ironia verso se stesso da Pollock, come da chi volesse rassicurarsi
in primo luogo che esiste, sono due momenti che hanno perduto ogni
coincidenza. Se è vero che l'artista non è libero di scegliersi i
maestri nella storia del passato, ma è condizionato, e c'è chi dice,
"requisito" da un certo ordine di influenze, attraverso una sorta
di permeabilità comune agli artisti in ogni epoca, l'interesse esercitato
ai nostri giorni dalle medaglie galliche, da un'arte minore, capace
di conservare dopo due millenni tutta la sua originalità, è in rapporto
all'analogia di opposizione al mondo greco. La forma greca nata da
una concezione antropomorfica, personalizza ogni fenomeno naturale,
senza stilismi, con la massima perfezione. L'arte celtica nata da
una morfologia legata a miti solari e lunari, non si può spiegare
senza simboli, dissolve la realtà concreta e confina con l'astrazione.
Le due dimensioni si oppongono per l'antagonismo di due poli della
conoscenza, di due mondi. L'arte delle medaglie, scaduta prima di
aver portato i frutti, com'è stato detto, senza poter essere paragonata
alla statuaria greca, vale nondimeno per aver rivelato un nuovo universo
e suggerito, per esprimerlo, mezzi artistici originali. Riproduciamo
due esemplari lontani nel tempo, nei simboli e nei contenuti, per
l'analogia del ritmo: l'"impressione di una pietra" ritrovata nello
Sze Chuan, periodo Han (tav. 3) e una medaglia gallica degli Atrebati
(tav. 4). Dinamismo e astrazione decorative accomunano i due esemplari,
che una complessa sedimentazione etnica può per qualche via apparentare
(1). __________________ (1) - La preistoria della fondazione dell'Europa,
all'eneolitico, nel 1110 millennio fa consistere un conglomerato razziale
di popoli diversi, d'origine Indo-Europea che risulterebbe formato
da quattro gruppi: il baltico, l'occidentale, il danubiano e l'orientale
delle steppe russe " da cui discenderebbero verso la fine del primo
terzo del secondo millennio i Celti storici che occuperanno la Gallia.
- 9 Legati a codici antichi che per il periodo Han, sembrano derivare
dalla cosmologia e dall'astrologia e per i Celti attingono ai numeri
e, tendono a far coincidere i termini della genesi della vita e della
morte in un'immagine per un'unità finale, perduta la validità di mito
per l'occidente cristiano; acquistano per esso una possibilità estrema
del linguaggio, che si comunica come il vero contenuto di esso linguaggio.
Si è accennato ad interferenze: estremo Oriente e noi, come di un
"flatus" rinvenuto in tempi diversi da venti contrari alla base, tale
da potenziare, o, per chi voglia, da snaturare e l'una e l'altra arte
dei due continenti, testimonianze in ogni caso di un vasto gioco di
ipotesi utili a mettere in risonanza le "frequenze" caratteristiche
all'uno come all'altro "partner". Dopo un'esposizione delle diverse
tappe di influenza operate dall'ovest sulla decorazione giapponese,
Taije Maeda nel 1957 afferma che ben poco rimane di originale oltre
la documentazione dei musei, il prodotto di un folclore conservato
nell'uso di alcuni paesi e la tradizionale tergitura di antichi disegni
nei Kimono. In senso inverso l'introduzione di un artigianato cinese,
che il commercio attraverso la strada di Cap conduce in Portogallo
nel XV sec. estendendosi poi alla Francia e dal XV al XVIII sec. è
praticato dal Giappone in misura dapprima rivolta per i rapporti commerciali
dell'Olanda con l'Oriente e poi dilaga nelle maggiori capitali europee,
richiederebbe un'attenta documentazione, che riferita alla voce artigianato,
sollecita in primo luogo una messa a punto del termine. E' relativamente
facile stabilire nei confronti dell'arte moderna occidentale una sua
qualifica "in minore", inquadrata com'è oggi nella produzione in serie
e ieri attribuito dal Rigutini e Fanfani a chi esercita un'arte meccanica
per vivere ma diventa improprio applicato ad una "coppa con fusto
a colori e smalto" della Dinastia Ming, ad "un paio di forbici d'argento"
della Dinastia T'ang, non meno di quanto non .lo sia riferito ad un
vaso scavato in una delle necropoli di Susa, per una tensione stilistica
che definisce quegli esemplari sul piano dell'arte o quanto meno -
dell'arte decorativa -. La diffusione di quei documenti, la penetrazione
della filosofia cinese e dello spirito del buddismo Zen, nell'Europa
del XIX e del XX secolo, l'azione esercitata dai Goncourt nella Parigi
"fin du siècle", l'opera che il Deutscher Kunsterbaund sintetizza
al principio del XX° sec. avendo per altre vie scontato il messaggio
del Pacifico, non sono elementi sufficienti a spiegare una resa "senza
discrezione" come potrebbe apparire il fenomeno dell'arte moderna
occidentale nei confronti di una tradizione che con quella cristiana
non presenta punti di tangenza, ma sono indici di una condizione in
cui "le coup du princeaux du démon" come lo definì un pittore cinese
del XVII sec. avrebbe dovuto penetrare anche il linguaggio dell'occidente
per uno stile "corsivo" divenuto simbolo di sé stesso. 10 Il "Tao",
il Modo, la credenza basilare dei cinesi nell'ordine e nella armonia
della natura "non può essere espresso né a parole, né col silenzio.
La sua natura trascendentale può essere intesa in quello stadio che
non è né parola né silenzio". "La parola, per Mallarmé scopre soltanto
sul limitare del silenzio la sua destinazione di essere logos, ma
anche la sua insufficienza" Monet, Munch, Klimt, Van Gogh, Klee Kandinski
un crescendo attraverso il quale è possibile identificare gli allarmi
di un incontro tra due mondi, che in questi anni sembrò concludersi
per un'istanza di evasione, di alienazione assoluta dà sè stessi e
dalle cose, nelle opere di Wols, Pollock e Tobey, non si spiega se
non alla luce di un esame condizionato da evoluzioni e involuzioni
di una società sottoposta nel più breve tempo all'urto di un sostanziale
rinnovamento, com'è quello avvertito dal XX secolo in ogni settore
della vita e del pensiero. Si aggiunga a ciò l'esigenza mai registrata
dalla storia dell'occidente, con questa fatalità: di un linguaggio
"segnico" impostosi per la durata di un ritmo che incide sulla resa
di un nuovo rapporto soggetto-oggetto, per un'immagine che& identifica
col segno stesso e dipende dal gesto la sua autorita, non meno di
quanto non sia condizionata l'orchestra dall'imposizione psicofisica
dal gesto di chi la dirige. L'incisione: "Il bacio" di Munch (quarto
stato) 1897-1902 (tav.5) confrontato al dipinto sullo stesso tema
datato 1891 segna l'ascesa da un verismo di genere ad un'astrazione
simbolica. L'incisione giapponese che Munch ha conosciuto tn quegli
anni a Berlino, ha motivato una grafia dell'elisione e il preziosismo
di un'area naturale lignea consacrata al gesto più antico. Nella "Leggenda"
1908-1910 (tav.6) come nel particolare del fregio in Casa Stoclet
a Bruxelles (tav.8) il Simbolismo di Klimt si orienta ad una "decorazione
pure" che sposa una sigla viennese a ritmi orientali (tav. 7). Il
dipinto di Franz Kupka datato 1912 (tav.10) si oppone con una geometria
lirica al cubismo geometrico, sotto il segno dell'Art Nouveau. Il
"particolare della copertura su metallo e vetri colorati" (tav.9)
dell'ingresso della casa progettata a Bruxelles nel 1895 dall'architetto
belga Horta (1), offre una misura della derivazione dal gotico e dall'oriente
di quel linguaggio che tanto incise sui pionieri dell'arte astratta.
Dall'Art Nouveau a Wols, (e quanto vi sia di Art Nouveau in Wols è
facile poter constatare), tralasciando tutti i passi obbligati di
un'evoluzione che doveva maturare il nuovo rapporto uomo-società,
"la via d'uscita del bosco" è avvertita come presa di coscienza del
dualismo cosmo-caos. Il segno che in Wols (tav.12) sembra chiudere
definitivamente la partita (1)- Dalla Rivista "L'Architettura" N.25.
11 con un mondo razionale, è la più patetica immagine di una rivolta
non ancora disancorata da una realtà antropocentrica, anche se trasferita
ad una topografia embrionale e fantastica, com'è di certe microfotografie
(1)(tav.11) che rivelano ancora "orientazioni costanti e tipiche per
i singoli organismi". Il segno in Pollock (tav.14) si decanta nel
periodo evolutivo della sua arte da un espressionismo filtrato dal
gesto "foudroyé" cinese (tav.13) sulle tracce di una "pura trama fibrosa
sottoposta a variazioni di ordine quantitativo e qualitativo" per
la testimonianza di un'evasione da ogni coraggio dal mondo e dalle
cose. I due passaggi tra virgolette, trascritti dall'estratto di anatomia
(2) dal quale si è ricavata la microfotografia (tav.15), mettono in
evidenza due aspetti che ci sembrano essenziali, dell'opera di Wols
e di Pollock. Nel caso Wols la poetica è ancora centrata su di un
contenuto anche se rifiutato e "ponte" all'ultimo distacco, nel caso
Pollock (tav.16) la trama indistinta del tracciato pittorico, come
la "porzione centrale dei tessuti in vitro" non rivela più i caratteri
di un particolare orientamente, ma ha radici che dilagano in un segno
vegetale, minerale o trascendente ogni classificazione. Non meno di
quanto non sia disancorata da una dimensione razionale, la scrittura
bianca che Tobey, senza parafrasi fa sua, della lezione dell'Oriente
per ritrasmetterla, da occidentale a noi. Riproduciamo il suo dipinto
"Fulgore di città" (tav.18) e l'"iscrizione di un'antica pietra tombale
giapponese" (tav.17). I seni (sic: = segni?) dello stile Wols, per
dirla "alla maniera" di Ramon Gomez de la Serna, suggeriscono l'idea
di due conche vuote madreperlacee che proteggono ancora il seme roseo
di una promessa di vita; il binomio morte-nascita o nascita dalla
morte si accompagna ad ogni segno tracciato da Wols che propone, non
disgiunta dalle tracce del disfacimento e della cianosi, la tensione
dinamica di un lirismo vitalistico. I seni (sic: = segni?) dello stile
Pollock, per non tradire il modello spagnolo, sono solcati da una
sadica violenza di sesso e morte, com'è del mito di distruzione al
quale si ricollega il messaggio Pollock, nutrito di una problematica
europea fine XIX sec., più di quanto un esame esterno non potrebbe
condurre lo spettatore prevenuto delle sue opere, che intendesse leggervi
soltanto il segno di una primitiva violenza di marca pre-colombiana.
I seni dello stile Tobey disarmano per la casta purezza, com'è delle
mistica espressione del pellegrino Tobey, che percorre le vie dell'Oriente
per ritrovar sé stesso, paragonato all'irato moderno Juppiter che
è in Pollock, anche se in chiave di autolesionista, più che tremendo
dio della folgore. (2) - Rivista di Patologia nervosa - Fazio e Perria
(2) - Estratto dall'Archivio di Anatomia - Levi-Montalcini e Sacerdote
12 Il pittore cinese e giapponese non conobbe fino al principio del
XX sec. una barriera tra il linguaggio ideografico e quello delle
immagini dipinte, che uno stesso pennello serviva ad esprimere, scoprì
la dimensione della pittura occidentale nel tempo stesso in cui l'occidente
perdeva il contatto con la barriera sempre esistita fra il mondo delle
immagini e il segno corsivo. Fino a qual punto sia possibile parlare
di una battuta di arresto o di una fase di transizione che riporti
il ritmo pendolare dell'occidente ad una ennesima versione razionale
del mondo è difficile dire, è facile profezia affermare che una futura
realtà muoverà da presupposti finora imprevedibili. Il "caso" penetrato
com'è nell'ambito di una nuova possibilità, non vale tanto per la
consistenza di un metodo che si aggiunge ai precedenti con pregi e
difetti propri ad ogni linguaggio, quanto per chiarire contraddizioni
storiche e culturali dei fenomeni dell'arte moderna, capace di assumere
e far propri i messaggi contenuti nell'arte celtica come nell'artigianato
viennese del '900, nei simboli magici all'arte Maya come negli ideogrammi
cinesi, per un'emblematica coincidente con il linguaggio ed una voce
che, riemersa dalla preistoria è prefigura del futuro. Only the really
new can be truly traditional - dice T.S. Eliot -. Già nel quadruplo
panthéon di Blake che non è limitato al simbolismo giudaico - cristiano,
ma si trova nelle carte cinesi dell'anima, nei mandala buddistici,
nelle deità indù a quattro facce, nella sfinge egiziana, nel simbolo
magico più antico: la svastica , è presente l' "Uomo eterno" ch'egli
chiama Albione e il tipo dell'uomo microcosmico, come simbolo dell'umanità.
Antifigura possibile di quell' "inconscio collettivo" (creatura umana
collettiva quasi immortale) che Jung farà coincidere nelle caratteristiche
di ambo i sessi, trascendente la giovinezza e la vecchiaia la nascita
e la morte, riflettente da milioni d'anni il senso vivente del ritmo
della crescita e l'afflosciarsi decrepito della vecchiezza, definita
attraverso le quattro funzioni arbitrarie e indispensabili come i
quattro punti cardinali: la sensazione, il pensiero, il sentimento,
e l'intuizione. "Le symboles mythiques ont été, par la Science, delivrés
de la personnalité fabuleuse ou les enferma l'Ambiguité. Rien ne reste
plus, aux yeux de qui vient de regarder ce livre , que l' apparel'lCe
des dieux à jamais incarnée dans le marbre, puis leur signification
rendue à la lumière, aux mees, a l'air. Voilà où en est le savoir
de notre temps; mais à cote de l'etude il y a l' imagination". E "se
qualche spirito, imbevuto di pregiudizi - conclude Mallarmé - pensasse
che da noi le divinità non hanno più diritto di presenza, leggendo
la (2)
Note Redazionali:
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Il titolo virgolettato si riferisce ad un saggio
di Italo Cremona pubblicato sul numero 105 della rivista fiorentina
"Paragone", numero che viene citato più oltre nel testo. Il dattiloscritto
composto di 12 pagine, chiaramente inconcluso e mancante la restante
parte del dattiloscritto, è stato rinvenuto durante le ricerche
documentarie compiute nello Archivio di Paola Levi Montalcini a
Roma. L'Archivio non è stato ancora ordinato e probabilmente durante
il prossimo ordinamento potremo avere diverse sorprese, non ultima-
speriamo -quella di completare l'interessante saggio dell'artista.
Di un libro/saggio in gestazione si hanno tracce in varie lettere
tra quelle numerosissime che le sorelle si scambiarono incessantemente
durante i trenta anni di lontananze dovute al lavoro di ricerca
di Rita - che la porterà poi al Nobel per la medicina .
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Mancano le pagine dattiloscritte successive a questa.
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