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Musèe d'Art Moderne. Departement des Aigles
Marcel Broodthaers nel 1968 fonda il Musée d'Art Moderne, Département des Aigles, un museo che lui stesso definisce "fittizio" che "gioca allo stesso tempo un ruolo di parodia politica delle istituzioni dell'arte e di parodia artistica degli eventi politici"( Marcel Broodthaers, comunicato stampa per la mostra Section des figures, Städtische Kunsthalle Düsseldorf, maggio 1972, traduzione nostra). L'operazione durò complessivamente per quattro anni - la sua "chiusura ufficiale" avviene in occasione della partecipazione di Broodthaers a Documenta 5 nel 1972 - durante i quali in diversi spazi espositivi vengono presentate le sue diverse "sezioni". Altre sezioni invece esistono semplicemente come materia di un suo pronunciamento. Ad esempio la Section Littéraire esiste solamente in forma di intestazione di lettere aperte pubblicate da Broodthaers di tanto in tanto. L'inaugurazione della prima, la Section XIXème Siècle, si tiene a Bruxelles al piano terra della sua casa-studio in Rue de la Pépinière, 30 il 27 settembre 1968. Partecipano all'inaugurazione circa sessanta personalità del mondo dell'arte. Johannes Cladders, direttore del Städtisches Museum di Mönchengladbach, tenne il discorso di apertura. Nell'ambiente erano sistemate delle gabbie da imballaggio per quadri vuote, prestate per l'occasione dalla ditta, Menkes Continental Transport, con le tipiche raccomandazioni stampigliate come "tenere all'asciutto", "maneggiare con cura" e "fragile". Numeri alle porte designavano le stanze come nelle gallerie e le parole "musée/museum" erano scritte sui vetri delle finestre in modo che fossero leggibili dall'esterno. Alle pareti un'esposizione 40 cartoline postali di quadri di maestri della pittura francese dell'800 quali David, Ingres, Courbet, Meissonier, Puvis de Chavannes; inoltre durante la serata vennero proiettate delle diapositive di stampe di Grandville. Broodthaers commentando l'evento in una lettera aperta del 29/11/1968 intestata Departement des Aigles dichiara che "le sue casse sono vuote" (in entrambi i sensi) perché, a differenza degli altri musei, il suo non è ancora compromesso con il sistema delle gallerie. Il bersaglio della critica di Broodthaers è la mercificazione dell'arte e la sua legittimazione da parte di quella cultura borghese che trova la sua più tipica espressione nell'istituzione museale. Il ruolo della cultura classificatoria del museo balza in primo piano nell'organizzazione della Section des Figures presso la Städtische Kunsthalle di Düsseldorf dal 16 maggio del 1972 con il sottotitolo Der Adler von Oligozän bis Heute (L'Aquila dall'Oligocene al presente). Invitato alla Künsthalle di Düsseldorf dal direttore Jürgen Harten, Broodthaers allestisce un'esposizione di circa trecento figure di aquile, di cui molte prese in prestito da musei e collezioni private, rappresentanti diverse epoche, culture e funzioni. Le effigi era state scelte solo per il soggetto, l'aquila, a prescindere dalla qualità estetica o il valore storico. Gli oggetti erano esposti in bacheche di vetro, appesi al muro o installati su piedistalli, e due proiettori di diapositive completavano la raccolta con immagini tratte dai fumetti e dalla pubblicità. L'esibizione era un'evidente parodia dell'insaziabile appetito di acquisizioni che ha il museo e della sua violenza classificatoria, per la quale gli oggetti vengono strappati dal loro contesto naturale per essere immessi in quello specifico della cultura museale articolato nelle sue categorie astratte. Accanto a ogni figura d'aquila vi era un cartellino con la frase "Questa non è un'opera d'arte" scritta in inglese, francese e tedesco. Una dichiarazione che sembra fondere la proposizione "questa è un'opera d'arte", implicita nel readymade duchampiano, con il "Ceci n'est pas une pipe" di Magritte. Broodthaers con i suoi cartellini tenta un ribaltamento della proposizione implicita nell'accettazione del gesto di Duchamp, gesto che evidenzia come la funzione del museo sia quella di dichiarare di qualsiasi oggetto vi trovi posto "Questa è un'opera d'arte". L'utilizzo contemporaneo della trovata di Duchamp e della formula linguistica di Magritte per operare ancora una volta decostruzione di un simbolo di potere, quello appunto dell'aquila.
L'operazione in cui è centrato il tema della commercializzazione dell'arte e il ruolo del museo-azienda è l'"apertura" di una Section Financière nel 1971 presso lo spazio della Galerie Michael Werner alla Fiera d'Arte di Colonia. Per quell'occasione Broodthaers realizza una speciale sovraccoperta per il catalogo della fiera sulla quale è scritto: "Section Financiére Musée d'Art Moderne à vendre 1970-1971 pour cause de faillite. Departement des Aigles" Il museo vende e "si vende", il doppio senso è esplicito.
Ne realizzò 19 esemplari firmati che furono messi in vendita presso lo spazio della Galerie Michael Werner alla fiera citata, dal 5 al 10 ottobre 1971. Vennero tutti acquistati dallo stesso Michael Werner al prezzo di 300 DM l'uno. Broodthaers aveva anche concepito un seguito a questa uscita della Section Financière in un'altra operazione ideata nel giugno sempre del 1971 per la Galerie Konrad Fischer di Düsseldorf ma mai portata a compimento. Solo nel 1987, a tredici anni dalla morte di Broodthaers, il materiale concernente il progetto, rimasto di proprietà di Konrad Fischer, viene pubblicato in una mostra allestita nella sua galleria. Si tratta di alcuni fogli manoscritti di Broodthaers, le indicazioni sulla scelta dei formati per la tipografia e le fotografie di un lingotto d'oro da un chilo sul quale mediante un punzone è impressa, oltre ai numeri di serie, l'immancabile effigie dell'aquila. L'operazione prevedeva una vendita di tali lingotti d'oro secondo le modalità riportate in un contratto di vendita redatto da Broodthaers del quale ci rimane una bozza dattiloscritta frammentaria - la prima parte è andata perduta - in cui si legge: "[ ]4 - Le Kilog. D'or, en barre ou en lingot, en provenance d'una place au choix de l'acheteur - frais de déplacement à sa charge - est proposé en "Tirage Illimité". 5 - Le prix est fixé au double du cours du jour. Paiement en devises, au comptant. 6 - Chaque kilo d'or est estampillé d'un poinçon à l'aigle, marque du Musée d'Art Moderne et accompagné d'une lettre manuscrite du conservateur afin d'éviter la fabrication de faux. 7 - Il est loisible à l'acheteur de faire fondre son lingot ou sa barre afin d'effacer les marques, de brûler la lettre d'identification afin de jouir pleinement de la pureté de la matière et de la fraîcheur des intentions premières."
L'artista aveva progettato questa seconda tappa nel giugno del 1971 per la Galerie Konrad Fischer di Düsseldorf ma non la portò mai a compimento. Questa foto insieme a quel che rimane del progetto venne pubblicata dallo stesso Konrad Fischer nel 1987. Non si può non notare che l'equazione oro = valore economico in relazione al mondo dell'arte poteva essere stata suggerita dall'esposizione-vendita di Yves Klein de Le vide del 1958. Per l'ideazione del certificato, la "lettre manuscrite", potrebbe aver avuto una fonte di ispirazione immediata nella performance di Manzoni cui aveva assistito nel 1962 in cui l'artista italiano rilasciava certificati di "artisticità" alle persone che firmava come opere d'arte. Di certo l'operazione di Broodthaers ne ribalta in parte la prospettiva. Non si tratta infatti di far sparire l'oggetto per dimostrare che la firma dell'artista può letteralmente "valere oro"; ma di prendere il posto di un istituto di emissione di lingotti d'oro il cui valore rimane comunque legato alla quotazione ufficiale del metallo. Se è ancora la presenza del certificato - per di più manoscritto quindi ancora legato all'irripetibilità della calligrafia personale - a determinare il raddoppiamento del pezzo di acquisto, uno scarto significativo è determinato dal fatto che a redigerlo non sia l'"artista", ma - anche se nella finzione - il "conservateur" del Museo. È una chiosa, una precisazione di quanto rivelato dal lavoro di Klein e di Manzoni: non è propriamente l'artista, ma l'istituzione culturale-commerciale del museo a fare la "magia", ossia a fare lievitare il prezzo dell'oro. L'oro, a sua volta, nel gioco di trasposizioni, è l'opera d'arte, e il suo prezzo di mercato come semplice metallo fuso in lingotti, il suo valore intrinseco, sta a significare il valore culturale dell'opera svincolata dalla promozione pianificata del museo. Per liberarsi dal condizionamento dell'istituzione non rimane che la cancellazione dei segni distintivi, come suggerito dall'articolo 7 del contratto citato, attraverso la fusione del lingotto e la distruzione della lettera di accompagnamento. Mostre e bibliografia |
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